Aspetti legali

L'attuale diritto di divorzio

Il 1° gennaio 2000 è entrato in vigore il nuovo diritto del divorzio e le novità certo non mancano. Esistono infatti grandi cambiamenti rispetto al diritto anteriore, che risale al 1907 e costituiva in Europa la legge più vecchia in materia di divorzio. Le novità sono di natura sostanziale e di natura procedurale. Di particolare interesse è pure il diritto transitorio; non dimentichiamo inoltre che il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale civile svizzero, il quale ha sostituito i 26 codici cantonali precedentemente in vigore.

Novità di natura sostanziale

Novità di natura procedurale

Il diritto transitorio

Testo integrale della nuova legge federale sul divorzio

La procedura di divorzio e di separazione coniugale

La procedura di divorzio e di separazione coniugale

La procedura di divorzio (e separazione coniugale) dipende dalla causa di divorzio. L'attuale diritto riduce a sole tre le cause (motivi) di divorzio (e separazione coniugale):

N.B. qui di seguito si utilizzerà per praticità solo la parola divorzio, ma la procedura si riferisce anche alla separazione coniugale.

Se il divorzio non è litigioso, nel senso che i coniugi trovano un accordo su tutti i punti, sia sulla pronuncia del divorzio, sia sulle relative conseguenze accessorie (affidamento dei figli, autorità parentale, contributi alimentari, liquidazione del regime matrimoniale, ecc.), allora si sarà in presenza del cosiddetto divorzio su richiesta comune con accordo completo. Nel caso in cui i coniugi fossero d'accordo solo su alcuni punti (ad es. la pronuncia del divorzio, l'affidamento dei figli, ma non sui contributi di mantenimento), allora si sarà in presenza di un divorzio su richiesta comune con accordo parziale. Vi è poi la terza possibilità: quella del divorzio su richiesta unilaterale, quando i coniugi non si trovano d'accordo neppure sul principio del divorzio, ossia la volontà comune di divorziare.
Ma andiamo con ordine.

Per le procedure pendenti prima del 31.12.2010 vale ancora la vecchia procedura cantonale

 

A) Il divorzio (o la separazione coniugale) su richiesta comune con accordo completo

La procedura risulta essere la seguente:

Procedura A

La richiesta comune di divorzio può essere presentata al giudice del domicilio dei coniugi o di uno di essi; la domanda deve essere firmata da entrambi i coniugi e devono essere allegati determinati documenti.

Approfondimento: Modalità e forme della domanda comune di divorzio con accordo completo (avv. Massimo Romerio, Pretore aggiunto) (Attenzione: l'articolo è stato scritto quando era ancora in vigore il codice di procedura civile ticinese, ossia prima del 31.12.2010, per cui in parte oggi non è più attuale).

 

B) Il divorzio (o la separazione coniugale) su richiesta comune con accordo parziale

Nel caso in cui i coniugi non fossero d'accordo su tutti i punti della convenzione, ad es. siano d'accordo di divorziare, che i figli siano affidati alla madre, che siano fissate determinate relazioni personali del padre e i contributi di mantenimento, ma non si accordino sugli alimenti a favore della moglie e su determinate pretese di liquidazione del regime matrimoniale, allora si deve procedere tramite la cosiddetta procedura di divorzio su richiesta comune con accordo parziale, che così schematizzo.

Procedura B

 

Come per la richiesta a comune di divorzio con accordo completo, quella con accordo parziale può essere presentata al giudice del domicilio dei coniugi o di uno di essi; la domanda deve essere firmata da entrambi i coniugi e i documenti da allegare sono i medesimi che in caso di accordo completo, con la precisazione che i coniugi produrranno al giudice una convenzione relativa ad un accordo parziale.

 

C) Il divorzio (o la separazione coniugale) su azione di un coniuge

Nel caso in cui i coniugi non fossero d'accordo neppure sul principio di divorziare, allora il coniuge che desidera comunque procedere con un divorzio dovrà far capo all'azione unilaterale, che così schematizzo.

procedura c

Estratto del Codice Civile Svizzero concernente le normative sul divorzio

Procedura cantonale prima del 31.12.2010

Per le procedure pendenti prima del 31.12.2010 vale ancora la vecchia procedura cantonale, per cui i seguenti schemi

A) Il divorzio (o la separazione coniugale) su richiesta comune con accordo completo

 

B) Il divorzio (o la separazione coniugale) su richiesta comune con accordo parziale

 

procedura b

 

C) Il divorzio (o la separazione coniugale) su azione di un coniuge

 

Procedura C

Misure urgenti

 

Va subito premesso che con l'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio il 1° gennaio 2000, non vi sono state grosse novità sotto il profilo delle misure urgenti, nel senso che nel suo contenuto l'art. 145 vCC è molto simile al successivo art. 137 CC. Dal 1° gennaio 2011 anche tale articolo è stato abrogato e risultano ora applicabili gli art. 261 e segg. CPC.

Le misure urgenti sono dunque quelle decisioni che il giudice prende per la salvaguardia della famiglia. I coniugi possono decidere di separarsi di fatto già prima della decisione del giudice, senza che vi sia la possibilità di essere accusati di abbandono del tetto coniugale. Il giudice avrà il compito di decidere altri aspetti conseguenti a tale separazione di fatto. In particolare dovrà decidere sull'affidamento dei figli, sui contributi alimentari, sui rapporti patrimoniali in genere della famiglia.

Prendiamo un caso concreto, assai diffuso: i coniugi sono sposati da 5 anni, hanno due figli di 2 e di 4 anni, la madre è casalinga e il padre lavora con uno stipendio sufficiente a mantenere la famiglia. A seguito di divergenze divenute insormontabili, il marito lascia l'abitazione coniugale e si trasferisce momentaneamente in un monolocale: non vuole versare un solo centesimo di alimenti alla moglie, siccome la ritiene responsabile dei loro litigi. A questo punto la moglie, senza risorse, non potrà far altro che chiedere l'intervento del giudice ed in particolare chiederà verosimilmente l'attribuzione formale dell'abitazione coniugale, l'affidamento dei due figli e un adeguato contributo di mantenimento sia per i figli che per sé.

Evidentemente queste sono le misure più urgenti e comuni, ma non si deve pensare che siano le uniche che l'interessato possa chiedere. Vi possono infatti essere ben altri motivi che possono spingere i coniugi a chiedere altre misure urgenti, quali ad es. il blocco dei conti bancari, la diffida ai debitori (imponendo ai creditori del coniuge che deve gli alimenti di versare il dovuto al creditore e non all'altro), la proibizione ad avvicinarsi all'abitazione coniugale, la sospensione del diritto di visita, ecc. Il tutto dipenderà dalle circostanze concrete.

Ricordiamo schematicamente quali sono le misure urgenti che un coniuge può chiedere al giudice:

Esistono naturalmente anche problemi urgenti che non necessitano l'intervento del giudice, ma piuttosto altri tipi di autorità o di aiuti: in tal senso cfr. gli indirizzi utili.

Approfondimento procedurale

 

Approfondimento procedurale

Proceduralmente il vecchio diritto (in vigore fino al 31 dicembre 1999) poneva una formalità essenziale prima di permettere la richiesta di domande urgenti: esigeva infatti che fosse introdotta preliminarmente l'istanza per l'esperimento di conciliazione. Solo dopo tale necessario passo (o nello stesso tempo) si potevano chiedere al giudice le misure cautelari necessarie.

Con il nuovo diritto tale formalità non è più necessaria, già per il fatto che l'istanza per l'esperimento di conciliazione obbligatorio viene soppressa definitivamente. Prima che il giudice possa tuttavia adottare delle misure urgenti, la legge nuova impone che tra le parti sia già pendente la lite, ciò che significa che per richiedere misure d'urgenza è necessario avere già in chiaro che si vuole divorziare o separarsi legalmente. Orbene, tale esigenza è molto severa e potrebbe forzare una decisione che senz'altro è prematura. Esiste allora un'altra via di diritto che permette di chiedere l'adozione di misure urgenti: la via della cosiddetta protezione dell'unione coniugale (o tutela dell'unione coniugale), ossia quella via procedurale che permette ai coniugi di far intervenire il giudice da subito, appena vi fossero difficoltà, a tutela della famiglia.

E' vero che la via della protezione dell'unione coniugale non tende né al divorzio, né alla separazione legale; ma non è importante, siccome una volta che l'uno o l'altro coniuge o tutt'e due avranno deciso la loro strada, la nuova procedura non farà altro che dar seguito a quella precedentemente avviata.

Facendo un esempio pratico; prendiamo il medesimo caso sopra esposto: i coniugi sono sposati da 5 anni, hanno due figli di 2 e di 4 anni, la madre è casalinga e il padre lavora con uno stipendio sufficiente a mantenere la famiglia. A seguito di divergenze divenute insormontabili, il marito lascia l'abitazione coniugale e si trasferisce momentaneamente in un monolocale: non vuole versare un solo centesimo di alimenti alla moglie. La moglie non sa ancora se vuole divorziare o se vi sarà una concreta possibilità di riconciliazione a breve, medio o lungo termine. A questo punto potrà iniziare una procedura di protezione dell'unione coniugale, chiedendo al giudice misure che tendono alla protezione della famiglia e in particolare che le permettano di ottenere dal giudice immediatamente delle misure urgenti; avrà in seguito tutto il tempo per riflettere se procedere con il divorzio, la separazione legale o riconciliarsi con il marito. Nel caso dovesse chiedere il divorzio, le misure urgenti chieste nell'ambito della procedura di protezione dell'unione coniugale continueranno a rimanere in vigore e diventeranno formalmente delle misure cautelari nell'ambito del divorzio; per contro, se la moglie dovesse riconciliarsi con il marito, la procedura di protezione dell'unione coniugale decadrà.

I regimi matrimoniali

Il regime matrimoniale consiste nella regolamentazione dei rapporti patrimoniali dei coniugi, dal momento in cui è celebato il matrimonio fino ad un momento determinato dalle circostanze: la morte di uno dei coniugi, la separazione legale, il divorzio, la nullità del matrimonio ed il passaggio ad un altro regime matrimoniale.

Il diritto svizzero conosce solo tre regimi matrimoniali, senza permettere agli sposi di adottare altre forme di regolamentazione dei loro rapporti puramente finanziari, e sono i seguenti:

Il regime ordinario della partecipazione agli acquisti

Il regime della partecipazione agli acquisti è il cosiddetto regime ordinario, siccome entra in vigore per legge al momento in cui comincia il matrimonio, ossia dalla sua celebrazione civile.

Dal momento che ci si sposa e sino ad un motivo di scioglimento del regime matrimoniale (cfr. quanto detto all'inizio) i coniugi non si accorgono di nulla, nel senso che ognuno conserva la proprietà, l'amministrazione ed il godimento dei propri beni. In altre parole, ogni coniuge può decidere a riguardo dei suoi beni:

Esempio pratico: se il dottor XY, coniugato con la casalinga ZY, dopo aver lavorato per cinque anni, decide di prendersi i propri risparmi e comperarsi una bella automobile di lusso, la moglie non glielo può impedire. Il medico potrà dunque comperare l'auto, utilizzarla, prestarla agli amici, distruggerla, ecc., senza che la signora ZY possa impedirglielo.

Solo al momento in cui dovesse chiedere il divorzio, la signora ZY potrebbe vantare dei diritti sui beni del dottor XY, compreso la vettura di lusso (se esiste ancora).

Di conseguenza, solo al momento in cui dovesse sussistere un motivo di sciogliemnto del regime matrimoniale ci si dovrà porre la domanda di come è composto il regime matrimoniale.

Le masse che compongono il regime matrimoniale della partecipazione agli acquisti sono:

In particolare, dapprima si stabilisce di chi è proprietà il bene (nel dubbio - ossia senza prove - la legge stabilisce che è da considerare di tutt'e due i coniugi, in comproprietà) e in seguito lo si classifica quale bene proprio o acquisto.

N.B. che acquisto non significa "acquistare", ma è solo un termine per individuare una categoria di beni.

I beni propri:

Il Codice Civile Svizzero (CCS) stabilisce l'elenco dei beni propri all'art. 198 CCS, in modo esaustivo (ossia, non ve ne possono essere altri):

Gli acquisti:

L'art. 197 CCS stabilisce in modo non esaustivo (vale a dire che ve ne sono altri) i beni che possono essere definiti quali acquisti; in particolare il principio è che sono acquisti tutti i beni di cui i coniugi sono divenuti proprietari a titolo oneroso (ossia non gratuito):

Gli esempi della legge sono:

Una volta determinati i beni di proprietà dell'uno o dell'altro coniuge e i rispettvi beni propri ed acquisti, si procede alla liquidazione del regime matrimoniale, secono i seguenti principi:

Esempio pratico: Mario e Lucia si sono sposati il 20 settembre 1990; Mario decide di divorziare ed inizia la procedura di divorzio il 20 ottobre 1999. I beni del marito sono: l'auto comperata durante il matrimonio con i suoi risparmi (valore attuale fr. 20'000.--), il suo conto stipendio con un saldo di fr. 50'000.--, la cassapanca antica regalatagli dal padre. I beni della moglie sono: una collana di perle appartenuta già a sua madre, l'arredamento della casa comperato con denaro offertole da suo padre (per fr. 20'000.--).

A titolo di liquidazione del regime matrimoniale, il marito deve alla moglie fr. 35'000.-- (ossia la metà di fr. 20'000.-- + fr. 50'000.--).

Il regime della separazione dei beni

Il regime della separazione dei beni è un regime matrimoniale che i coniugi possono adottare sia all'inizio del matrimonio sia durante lo stesso. L'accordo di separazione dei beni deve necessariamente essere sottoscritto da un notaio, siccome riveste la cosiddetta forma pubblica o notarile o autentica (sono tutti sinonimi).

Il regime della separazione dei beni è molto semplice, siccome permette ai coniugi di essere completamente indipendenti l'uno dall'altro, nel senso che anche al momento in cui si dovrà sciogliere (per morte, divorzio, ecc.) il regime è considerato come già sciolto, poiché ogni coniuge non fa che riprendere i beni di sua proprietà, senza che vi sia più distinzione tra beni propri o acquisti.

Le uniche masse che compongono il regime matrimoniale della separazione dei beni sono:

Al momento dello scioglimento del regime, tutto è già stato liquidato, siccome non vi sono beni che devono essere ripartiti secondo le regole del regime matrimoniale, bensì si tratterà unicamente di chiarire a chi appartiene cosa.

Il regime della comunione dei beni

Il regime della comunione dei beni è un regime matrimoniale molto raro in pratica. Come per la separazione dei beni, per poterlo adottare deve necessariamente essere sottoscritto da un notaio, siccome riveste la cosiddetta forma pubblica o notarile o autentica.

Le masse che compongono il regime matrimoniale della comunione dei beni sono:

Tuttavia i beni propri del regime della partecipazione agli acquisti sono differenti rispetto a quelli della comunione dei beni.

Ciò che caratterizza il regime della comunione dei beni è che, salvo eccezioni, tutti i beni dei coniugi formano un'unica sostanza, che appartiene indistintamente ad entrmbi i coniugi, tanto che ognuno di essi non può disporne senza il consenso dell'altro.

La massa dei beni comuni è dunque assai consistente, mentre i beni propri di ciascun coniuge saranno ben ridotti; la legge prevede infatti che gli unici beni che rimangono propri dei coniugi che vivono in regime di comunione dei beni sono:

Quanto sopra sta a significare che quando due persone si sposano, salvo gli effetti personali, tutti beni vanno a comporre un solo ed unico patrimonio, che appartiene indistintamente all'uno e all'altro coniuge.

Al momento dello scioglimento del regime matrimoniale, ogni coniuge si riprenderà i suoi beni propri, mentre i beni comuni saranno divisi a metà; tuttavia se il regime viene sciolto per divorzio o separazione legale ogni coniuge riprende i beni comuni che nel regime ordinario della partecipazione agli acquisti sarebbero stati suoi beni propri e ciò per evitare chiari abusi; i beni comuni restanti saranno ancora divisi a metà.

Diritto successorio

Il diritto di famiglia e il diritto del divorzio hanno uno stretto legame con il diritto successorio. Ricordiamo infatti che la maggior parte dei matrimoni finisce per la morte di uno dei coniugi. Questo aspetto non può dunque essere ignorato, per cui affronterò anche la questione del diritto successorio, ossia:

Il diritto successorio regolamenta tutto (o quasi) ciò che riguarda la morte di una persona; è possibile che il defunto lasci testamento o che decida di non disporre di nulla, lasciando dunque alla legge l'intera regolamentazione sulla divisione dei suoi beni dopo la sua morte. Qui sta la differenza tra successione testamentaria e successione legale.
La successione testamentaria è quella dove il defunto ha lasciato delle disposizioni di ultima volontà (ad es. un testamento), mentre quella legale regolamenta le conseguenze giuridiche di un decesso, in assenza di disposizioni di ultima volontà.

La successione legale

Come detto, la successione legale esiste quando il defunto non ha lasciato disposizioni di ultima volontà (testamento o contratto successorio). E' dunque necessario innanzi tutto esaminare quali persone sono da considerare potenziali eredi ed in seguito, a dipendenza del caso concreto, esaminare chi e quanto ereditaria.

Il diritto svizzero pone delle regole fondamentali alla base del diritto successorio, regole che qui di seguito dettaglio:

Secondo il diritto svizzero dunque ereditano prima i parenti più vicini ed in assenza di essi coloro che gradualmente sono più lontani. I parenti più vicini sono i discendenti (figli, abiatici), dopo di che vengono i genitori (e i rispettivi discendenti), poi i nonni (e i rispettivi discendenti) ed infine ... lo Stato (!). Certo, con il "nuovo" diritto successorio (risalente al 1988) i bisnonni ed i loro discendenti sono estromessi dalla successione legale: ciò non significa che non possono ereditare, ma se il defunto vuole lascair loro qualcosa deve disporre per testamento; in caso contrario si presume beneficiario lo Stato.

Come detto invece per il coniuge superstite (vedova o vedovo) vale una regolamentazione particolare: nonostante manchi evidentemente il legame di sangue con il defunto, la legge prevede per il coniuge superstite una regolamentazione particolare, ossia:

 

Leggenda dei simboli utilizzati
defunto
premorto (morto prima)
uomo vivo
donna viva
legame di parentela orizzontale
legame di parentela verticale
Esempio di schema
Defunto (ad es. marito), vedova, due figli, di cui il figlio premorto.
Esempi concreti Chi eredita e quanto?
Fatti
muore il signor Luca Rossi, lasciando la vedova Luisa Rossi e i due figli, Mario (premorto) e Piera.

Diritto
si parte sempre dalla posizione del coniuge superstite, ossia se vi sono discendenti la vedova eredita metà della successione, per cui l'altra metà va ai parenti più vicini, che sono i discendenti (i figli), di cui solo uno in vita (Piera).

Soluzione
1/2 della successione va alla moglie e 1/2 della successione alla figlia Piera.
Fatti
muore il signor Luca Rossi, lasciando la vedova Luisa Rossi e la propria mamma.

Diritto
si parte sempre dalla posizione del coniuge superstite; in questo caso, la vedova è in concorrenza con la stirpe dei genitori, per cui eredita 3/4 della successione, mentre il 1/4 rimanente va alla stirpe dei genitori, di cui solo uno in vita.

Soluzione
3/4 della successione va alla vedova e 1/4 va alla madre del defunto.
Fatti
muore il signor Luca Rossi, lasciando la vedova Luisa Rossi, i figli Piera e Mario, oltre la madre Maria.

Diritto
si parte sempre dalla posizione del coniuge superstite; in questo caso la vedova è in concorrenza sia con la stirpe dei discendenti, che con quella dei genitori; tuttavia abbiamo visto che nell'ordine prima ereditano i discendenti e solo in caso di loro mancanza, si sale alla stirpe dei genitori, per cui nel caso concreto, in presenza di discendenti, i genitori sono esclusi dalla successione.

Soluzione
il coniuge superstite eredita metà della successione, mentre l'alta metà va ai figli, nella misura di metà ciascuno (1/2 al coniuge superstite, 1/4 alla figlia e 1/4 al figlio).

 

La successione testamentaria

La successione testamentaria esiste quando il defunto ha lasciato delle disposizioni di ultima volontà, ossia un testamento o ha concluso, quando era in vita, un contratto successorio.
Vediamo dunque prima di tutto cosa sono un testamento ed un contratto successorio.
Il testamento è una disposizione di ultima volontà unilaterale: il defunto indica come vuole che sia divisa la sua eredità e, se lo desidera, indica anche agli eredi delle disposizioni funerarie (che tipo di funerale vuole, se desidera le pubblicazioni sui quotidiani, se desidera che al funerale presenzino solo determinate persone, ecc.); unilaterale significa che il testatore indica le sue volontà oggi e può revocarle domani, ossia quando più gli pare; unilaterale significa voluta dal testatore senza che nessuno degli eredi abbia o meno dato il suo consenso.
Questo atto unilaterale si differenzia dal contratto successorio, che presuppone invece la partecipazione di almeno due persone: il cosiddetto testatore da una parte (colui che esprime le disposizioni di ultima volontà) e il futuro erede dall'altra (colui che è beneficiato da disposizioni di ultima volontà o, in certi casi, colui che viene estromesso dalla successione, nel senso che si dichiara d'accordo di non ereditare, nonostante ne abbia il diritto).

Riassuntivamente:

Una volta chiarita questa differenza è ora importante sapere a quali condizioni e in quale forma vengono redatti il testamento e il contratto successorio.

 

Le disposizioni di ultima volontà

Il testamento

Il testamento può essere redatto validamente se il testatore adempie alle seguenti due condizioni:

Le tre forme di testamento sono le seguenti:

Il testamento olografo deve esser scritto interamente a mano dal testatore, il quale dovrà anche aggiungere la data completa (giorno, mese e anno) ed infine firmarlo.
Le sue condizioni fondamentali di validità sono dunque le seguenti:

Esempio di testamento olografo redatto da Alberto Forni, Viganello:

 

Testamento

 

Il testamento pubblico necessita obbligatoriamente la partecipazione di un notaio e di due testimoni, per cui riveste la cosiddetta forma notarile: è un vero e proprio atto notarile (rogito), dove il notaio redige le volontà del testatore e inoltre due testimoni partecipano all'atto. E' la forma più sicura, siccome il notaio non ha solo il ruolo di trascrivere le volontà del testatore, ma anche di consiglialo.

Il testamento orale è un tipo di testamento molto raro, siccome è accettato solo in casi veramente eccezionali: in caso di pericolo di morte imminente, di epidemie, guerre, ecc. In questo caso il testatore dichiara le sue ultime volontà a due testimoni che si occupano di redigerle per scritto e consegnarle ad un'autorità giudiziaria.

 

Il contratto successorio

Si tratta di un vero e proprio contratto, concluso da almeno due parti: da un lato il testatore (che dispone delle sue ultime volontà) e dall'altro il potenziale erede (che accetta quanto il testatore desidera). Contrariamente al testamento, per revocare un contratto successorio è necessario avere il consenso di chi ha partecipato all'atto quale potenziale erede. Per fare un esempio pratico, un padre può concludere un contratto successorio con uno dei suoi tre figli e concordare con lui che visto che ha già ricevuto un bene della successione (p. es. un appartamento), alla morte del padre non rivendicherà più nulla (giuridicamente siamo in presenza di un cosiddetto contratto di rinuncia ereditaria). Se in futuro il padre o il figlio non fossero più d'accordo con quanto concordato nel contratto successorio dovrebbero nuovamente trovarsi e concordare insieme un'altra soluzione: se uno dei due si oppone, il contratto successorio originario rimane in vigore e non potrà essere revocato unilateralmente dal padre o dal figlio.
La forma del contratto successorio è quella pubblica, ossia dell'atto notarile: anche in questo caso (come per il testamento pubblico) è necessaria la presenza del notaio che redigerà le volontà delle parti e di due testimoni.

 

La quota ereditaria e la porzione legittima

La quota ereditaria si distingue dalla porzione legittima come segue.
Quota ereditaria: è la parte di eredità che va agli eredi in caso di mancanza di disposizioni di ultima volontà;
Porzione legittima: è la parte di eredità che spetta per legge a determinati eredi e di cui il testatore non può liberamente disporre a favore di altri.

La porzione legittima è una parte della quota legale che spetta obbligatoriamente a determinati eredi; questi eredi sono:

E' quindi importante subito capire che solo le categorie di eredi sopra menzionate hanno diritto alla cosiddetta "legittima"; in altre parole, in assenza di tutte e tre le categorie di eredi sopra descritte, il testatore può disporre della propria successione come più preferisce: può lasciare tutti i suoi beni in beneficenza, ad una fondazione, ad un parente, a una terza persona ecc. Per contro, in presenza di una categoria di eredi che hanno garantita per legge la porzione legittima, il testatore potrà disporre dei suoi beni solo limitatamente ad una parte, ossia la cosiddetta "porzione disponibile", che si calcola prendendo tutti i beni della successione, meno la frazione che va obbligatoriamente agli eredi che hanno diritto alla legittima.
Come detto sopra, la porzione legittima si calcola partendo dalla quota disponibile e applicando la frazione sotto indicata:

 

Riprendiamo dunque gli esempi concreti esposti nel paragrafo della successione legale.

 

 

Esempi concreti

Chi eredita, quanto è la quota ereditaria e qual é la rispettiva porzione legittima? Quanto potrà essere la porzione disponibile?

Fatti
muore il signor Luca Rossi, lasciando la vedova Luisa Rossi e i due figli, Mario (premorto) e Piera.

Diritto
per il calcolo della quota ereditaria si parte sempre dalla posizione del coniuge superstite, ossia se vi sono discendenti la vedova eredita metà della successione, per cui l'altra metà va ai parenti più vicini, che sono i discendenti (i figli), di cui solo uno in vita (Piera). Per il calcolo della porzione legittima è necessario esaminare quali eredi hanno diritto per legge alla legittima e applicare la relativa frazione alla rispettiva quota ereditaria.

Soluzione

  • quota legale: 1/2 della successione alla moglie e 1/2 alla figlia Piera;
  • legittima: 1/4 (1/2 x 1/2) della successione alla vedova e 3/8 (1/2 x 3/4) alla figlia Piera;
  • porzione disponibile: 3/8 della successione (1 - 1/4 - 3/8).

Fatti
muore il signor Luca Rossi, lasciando la vedova Luisa Rossi e la propria mamma.

Diritto
per il calcolo della quota ereditaria si parte sempre dalla posizione del coniuge superstite; in questo caso, la vedova è in concorrenza con la stirpe dei genitori, per cui eredita 3/4 della successione, mentre il 1/4 rimanente va alla stirpe dei genitori, di cui solo uno in vita. Per il calcolo della porzione legittima è necessario esaminare quali eredi hanno diritto per legge alla legittima e applicare la relativa frazione alla rispettiva quota ereditaria.

 

Soluzione

  • quota legale: 3/4 della successione alla vedova e 1/4 alla madre del defunto;
  • legittima: 3/8 (3/4 x 1/2) della successione alla vedova e 1/8 (1/4 x 1/2) alla madre del defunto;
  • porzione disponibile: 1/2 della successione (1 - 3/8 - 1/8).

Fatti
muore il signor Luca Rossi, lasciando la vedova Luisa Rossi, i figli Piera e Mario, oltre la madre Maria.

Diritto
per il calcolo della quota ereditaria si parte sempre dalla posizione del coniuge superstite; in questo caso la vedova è in concorrenza sia con la stirpe dei discendenti, che con quella dei genitori; tuttavia abbiamo visto che nell'ordine prima ereditano i discendenti e solo in caso di loro mancanza, si sale alla stirpe dei genitori, per cui nel caso concreto, in presenza di discendenti, i genitori sono esclusi dalla successione.

Soluzione

  • porzione disponibile: 3/8 della successione (1 - 1/4 - 3/16 - 3/16).
  • legittima: 1/4 (1/2 x 1/2) della successione alla vedova e 3/16 (1/4 x 3/4) alla figlia e 3/16 al figlio;
  • quota legale: 1/2 della successione alla vedova, 1/4 alla figlia e 1/4 al figlio;

 

Per semplificare il discorso relativo alla porzione disponibile, espongo i casi più frequenti, in modo da permettere di sapere subito quale è la parte (frazione) di libera disposizione della propria eredità; in altre parole, facendo testamento, quale sarà la parte che il testatore potrà lasciare a chi desidera, senza essere vincolato dalla porzione legittima prevista dalla legge?

 

 

 

Caso Porzione
(liberamente) disponibile
XY muore e lascia moglie e uno o più figli 3/8
XY muore e lascia uno o più figli 1/4
XY muore e lascia uno o entrambi i genitori, la moglie e uno o più figli 3/8
XY muore e lascia il coniuge superstite 1/2
XY muore e lascia coniuge superstite e uno o entrambi i genitori 1/2
XY muore e lascia fratelli e/o sorelle tutto
XY muore e lascia uno o più figli e uno o entrambi i genitori 1/4

 

I termini di legge

Nell'ambito giuridico sono di fondamentale importanza i cosiddetti "termini", ossia i tempi in cui i propri diritti devono essere esercitati; passato tale termine, i propri diritti saranno prescritti.

Dal punto di visita del diritto successorio segnalo schematicamente i termini più importanti:

 

Per rinunciare all'eredità 3 mesi
Per chiedere il beneficio d'inventario 1 mese
Per chiedere la liquidazione d'ufficio 3 mesi
Per contestare un testamento siccome lo si pretende nullo 1 anno
Per contestare un testamento che lede la legittima 1 anno
Per rivendicare un bene in possesso di un terzo (petizione di eredità) 1 anno

 

I termini cominciano a decorrere in momenti diversi, che possono essere la morte del defunto, la conoscenza della morte del defunto, la comunicazione delle disposizioni di ultima volontà del defunto, ecc.
La questione dei termini è molto importante, siccome se li si lasciano trascorrere senza esercitare i propri diritti, si rischia di essere preclusi, ossia di non poterli più esercitare, subendo così notevoli perdite.

 

Cause di divorzio e statistiche

Il Codice Civile Svizzero (CCS) risale al 1° gennaio 1912.

La vecchia legislazione era basata sul concetto di colpa.

Il coniuge colpevole era colui o colei che commetteva una grave colpa ritenuta la causa del dissesto familiare; in altre parole, era il coniuge che a seguito del suo comportamento anticoniugale era considerato la causa del fallimento del matrimonio.

Il concetto di colpa era molto penalizzante, soprattuto perché se per ipotesi (non certo rara, anzi!) l'adulterio fosse stato commesso quale conseguenza (e non causa) di una colpa dell'altro coniuge, ma purtroppo non provata durante il processo, si arrivava alla soluzione paradossale che la vera causa del naufragio del matrimonio non veniva punita, bensì protetta, siccome il coniuge più abile a nascondere le proprie colpe risultava vincente davanti al Giudice!

E' proprio questo concetto di punizione che permeava l'ormai vecchio diritto (che è stato in vigore solo fino al 31 dicembre 1999) e che le nazioni confinanti con la Svizzera già da tempo hanno abbandonato. Orbene, dal 1° gennaio 2000 anche la Svizzera si è adeguata ai tempi e con una legge ancora tutta da mettere in pratica è entrato in vigore in vigore il nuovo diritto del divorzio.

Seppur con un cammino tortuoso e lungo, la riforma del nuovo diritto del divorzio è finalmente sfociata nella modifica legislativa che ha ridotto a sole tre le cause (motivi) di divorzio:

Statistiche cantonali

Annullamenti di matrimonio, separazioni, divorzi e motivi legali del divorzio, in Ticino, dal 1985

  Annullam. di matrim. Separazioni Divorzi Motivi legali del divorzio1
          Turbamenti Altre Accordo Accordo Azione di Rottura Altre
        Adulterio relaz. con. cause completo parziale un coniuge vincolo condiz.
1985 2 61 412 1 406 5
1990 1 72 472 2 461 16
1995 - 96 637 2 630 9
1997 2 104 720 - 719 3
1998 - 82 689 2 658 30
1999 1 104 813 - 813 3
2000 - 64 384 164 1 9 10 200
2001 - 65 677 648 7 19 3 -
2002 - 60 718 687 10 12 9 -
2003 1 58 664 637 7 14 6 -
2004 1 57 721 694 8 15 4 -
2005 - 47 822 - - - 769 9 37 7 -
2006 - 40 762 716 20 24 2 -
2007 - 39 806 - - - 751 13 36 6 -
2008 - 44 803 - - - 759 13 29 2 -
2009 1 36 813 - - - 765 12 33 3 -
 
1Fino al 1999 veniva stabilito il motivo del divorzio (e un divorzio poteva averne più di uno). A partire dal 1.1.2000 il Codice civile ne fissa solo le condizioni (e un divorzio deve rientrare in un solo tipo di condizione).
 

Divorzi, secondo la classe quinquennale degli sposi, in Ticino, nel 2009

    Classe d'età delle donne Totale
Classe d'età
degli uomini
  meno di 20 20-24 25-29 30-34 35-39 40-44 45-49 50-54 55-59 60-64 65-69 70 e più  
Totale   0 5 64 105 140 180 136 79 50 29 12 13 813
  meno di 20 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0
  20 - 24 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0
  25 - 29 0 3 12 5 1 1 2 0 0 0 0 0 24
  30 - 34 0 1 29 23 10 2 1 1 1 1 0 0 69
  35 - 39 0 0 9 44 48 24 10 3 1 0 0 0 139
  40 - 44 0 1 6 14 42 60 22 5 1 3 1 0 155
  45 - 49 0 0 4 10 21 56 45 10 6 1 1 0 154
  50 - 54 0 0 2 6 6 22 36 33 6 2 0 0 113
  55 - 59 0 0 0 1 8 8 14 17 17 4 0 0 69
  60 - 64 0 0 1 1 3 6 3 5 11 10
2 2 44
  65 - 69 0 0 0 0 0 1 3 4 7 7 6 1 29
  70 e più 0 0 1 1 1 0 0 1 0 1 2 10 17

 

Divorzi, secondo il numero di figli al momento del divorzio, in Ticino, dal 1998

  Numero di figli Tot. divorzi con figli Totale figli Divorzi senza figli Totale divorzi
  1 2 3 4 5 6        
1998 178 107 21 1 1 0 308 464 381 689
1999 188 117 18 2 0 0 325 484 488 813
2000 92 47 9 1 0 1 150 223 234 384
2001 167 94 24 1 0 0 286 431 391 677
2002 177 111 21 3 1 0 313 479 405 718
2003 181 109 17 1 1 0 309 459 355 664
2004 185 120 29 1 0 0 335 516 386 721
2005 206 136 21 3 2 0 368 563 454 822
2006 201 134 20 1 0 0 356 533 406 762
2007 216 139 16 3 0 0 374 554 432 806
2008 212
147
24
2
0
0
385
586
418
803
2009 230
128
18
1
0
1
378
550
435
813

 

Divorzi, secondo la durata del matrimonio (in anni), in Ticino, dal 1998

  Totale divorzi 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10-14 15-19 20-24 25 e più
1998 689 0 10 29 33 39 41 61 51 35 39 100 75 70 106
1999 813 1 9 30 43 54 48 58 63 65 50 140 72 63 117
2000 384 0 10 15 23 18 12 24 35 30 24 63 32 33 65
2001 677 0 1 5 17 27 40 31 37 59 34 41 135 79 75
2002 718 3 27 24 35 37 42 40 52 40 41 132 93 53 99
2003 664 2 6 16 30 33 36 44 37 42 31 155 95 59 78
2004 721 1 17 20 38 34 33 57 27 49 31 168 98 66 82
2005 822 0 14 34 24 45 36 62 51 54 48 178 110 83 83
2006 762 1 10 22 19 26 32 38 50 52 37 178 121 81 95
2007 806 4 11 32 35 34 33 53 65 44 38 171 111 86 89
2008 803
 2 14
 14 20
24
43
42
41
36
40
168
155
82
122
2009 813
2
13
29
35
31
36
44
43
49
42
160
133
75
121

(Fonte: Statistica del movimento naturale della popolazione (BEVNAT), Ufficio federale di statistica, Neuchâtel)

Altre statistiche