RTiD I 2015

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2015 (III. Diritto di famiglia)



  • 78c Art. 80 segg. LEF; 12 LT
  • 5t Art. 34 cpv. 1 lett. a), 187 cpv. 1 LT; 213 cpv. 1 lett. a), 114 cpv. 1 LIFD

    Riassunto dei fatti:

  • 1t Art. 8 cpv. 1, 34 cpv. 3 LT; 9 cpv. 1, 213 cpv. 2 LIFD; 3 cpv. 3 LAID

    Riassunto dei fatti:

  • 56 Art. 14 cpv. 2, 8 cpv. 1 lett. e) LADI
  • 48 Art. 5 cpv. 3 LFLP

    Considerato in fatto e in diritto che: […] la possibilità di adire il Tribunale è stata creata affinché il coniuge (rispettivamente il partner registrato) beneficiario di prestazioni previdenziali non sia soggetto al comportamento arbitrario dell’altro coniuge (Meyer/Uttinger, in: Schneider/Geiser/Gächter (éd.), Commentaire LPP et LFLP, 2010, ad art. 5 LFLP, n. 74 pag. 1515); si pone la questione di sapere quale sia il Tribunale competente ratione materiae a conoscere vertenze riguardanti l’applicazione dell’art. 5 cpv. 3 LFLP;

  • 99c Art. 26 cpv. 2 Conv. Aia rap. min.; 14 LF-RMA
  • 87c Art. 93 LEF

    4.2 Alla luce di tali circostanze, ai fini del calcolo del minimo esistenziale, che deve tenere conto delle circostanze concrete del caso al momento dell’esecuzione del pignoramento, R. non può essere assimilato a un debitore che vive da solo, bensì a uno che forma una comunione domestica con sua moglie. Ne consegue che il computo effettuato dall’organo esecutivo dev’essere rettificato. L’importo di base applicabile nel caso in rassegna è invero di fr. 1700.– anziché di fr. 1200.– (v.

  • 57c Art. 118 segg. CPC

    Riassunto dei fatti:

  • 20c Art. 445 cpv. 2 CC
  • 19c Art. 413 cpv. 2 CC
  • 18c Art. 401 cpv. 1, 447 cpv. 1 e 2 CC; 39 LPMA; 8 ROPMA

    2.1. […] L’art. 401 CC prevede la possibilità per l’interessato di proporre all’autorità di protezione la designazione di una determinata persona quale curatore (cpv. 1); se l’interessato non gradisce quale curatore una data persona, per quanto possibile l’autorità gli dà soddisfazione (cpv. 2).

  • 17c Art. 400 cpv. 1, 401 cpv. 2, 450 cpv. 2 n. 2, 450d cpv. 2 CC

    A. Con scritto dell’8 aprile 2013 il Pretore ha trasmesso all’Autorità regionale di protezione una dichiarazione di rinuncia alla successione di F.S. (1949) sottoscritta dalla madre, B.A. (1922). Il Pretore – ritenendo possibile che B.A. non avesse compreso la portata della sua rinuncia all’eredità del figlio, e considerato che la stessa era beneficiaria di prestazioni complementari – ha invitato l’Autorità di protezione a verificare se vi fossero gli estremi per un intervento a tutela dell’interessata. […]

  • 16c Art. 318 CC; 80 seg. LEF
  • 15c Art. 285 cpv. 1, 276 CC

    11. Dovendosi provvedere al mantenimento di un figlio, l’art. 285 cpv. 1 CC stabilisce che il contributo alimentare va commisurato alla situazione sociale e alle possibilità dei genitori, come pure alla partecipazione del genitore non affidatario alle cure del figlio (art. 285 cpv. 1 CC). Quanto al riparto dell’onere tra genitori non sposati, secondo la giurisprudenza di questa Camera esso deve orientarsi al rispettivo margine di disponibilità mensile (RtiD I-2012 pag. 883 n. 5c con richiami).

  • 14c Art. 277 cpv. 2 CC

    3. a) Come ha ricordato il Pretore, l’obbligo di mantenimento dell’art. 277 cpv. 2 CC dipende dall’insieme delle circostanze, comprese le relazioni personali tra genitore e figlio. Ove la mancanza di rapporti personali si ricolleghi alla sola condotta del figlio per essersi questi sottratto ai doveri che gli incombono in virtù del diritto di famiglia, il contributo di mantenimento può essere rifiutato. Particolare riserbo si impone tuttavia qualora il comportamento del figlio si riconduca a un divorzio conflittuale dei genitori.

  • 13c Art. 276 CC

    12. […] La prassi di questa Camera si fondava nel passato sul principio per cui – di massima – una modifica di contributi alimentari provvisionali (o a protezione dell’unione coniugale) avesse effetto solo per il futuro, ma che ragioni di equità potessero indurre il giudice a far decorrere la modifica già dalla presentazione dell’istanza (RtiD I-2005 pag. 757 n. 39c).

  • 12c Art. 176 cpv. 1 CC

    3. b) I criteri che disciplinano giusta l’art. 176 cpv. 1 n. 2 CC l’attribuzione di un alloggio coniugale pendente causa ove le parti non trovino un accordo sono già stati riassunti da questa Camera (RtiD I-2009 pag. 623 n. 19c con richiami; identici principi figurano nella sentenza del Tribunale federale 5A_298/2014 del 24 luglio 2014, consid. 3.3.2 con rinvii).

  • 11c Art. 176 cpv. 1 CC

    3. d) […] Non a torto invece l’appellante fa notare che tre mesi di disoccupazione ancora non bastano per definire durevole la minore capacità lucrativa del marito. Secondo giurisprudenza, per ravvisare una disoccupazione duratura occorre – di regola – un periodo di almeno quattro mesi. Solo dopo di allora il reddito della persona disoccupata va determinato in base alle indennità assicurative effettivamente riscosse (sentenza del Tribunale federale 5A_352/2010 del 29 ottobre 2010, consid. 4.3 in: FamPra.ch 2011 pag. 230).  

  • 10c Art. 170 CC; 150 segg., 319 lett. b) n. 2 CPC

    3.4. I diritti d’informazione materiale e processuale spettano alla parte cumulativamente. La scelta della forma nella quale chiedere informazioni è di esclusiva pertinenza della parte: la parte e soltanto la parte decide se fondare la propria domanda sul diritto materiale (art. 170 CC) oppure sul diritto processuale degli art. 150 segg. CPC (Tarkan Göksu, Wieviel Einkommen, welches Vermögen – Auskunfts- und Editionspflichten von Ehegatten und Dritten, in: Der neue Familienprozess, 2012, pag. 112).

  • 9c Art. 163 cpv. 1, 176 cpv. 1 n. 1 CC

    7. Secondo costante giurisprudenza, anche qualora non si possa più seriamente contare su una ripresa della comunione domestica, l’obbligo di mantenimento fra coniugi continua a essere disciplinato dall’art. 163 cpv. 2 CC, tanto nel quadro di misure a protezione dell’unione coniugale quanto in sede provvisionale nelle cause di separazione o divorzio (I CCA, sentenza inc. 11.2009.173 del 6 settembre 2012, consid. 12 con rinvii).

  • 8c Art. 163 cpv. 1, 176 cpv. 1 n. 1 CC

    4. Fino al momento del divorzio i contributi alimentari per moglie e figli sono regolati da eventuali misure prese a tutela dell’unione coniugale (art. 176 cpv. 1 n. 1 e cpv. 3 CC) o da decreti cautelari emanati nella causa di divorzio (art. 276 cpv. 1 e 2 CPC). Mentre i contributi di mantenimento per i figli sono definiti alla stessa stregua prima e dopo il divorzio (art. 285 cpv. 1 CC), quelli per la moglie sono disciplinati dall’art. 163 CC fino al divorzio («solidarietà matrimoniale») e dall’art.

  • 7c Art. v146 seg. CC; 419e CPC/TI
  • 6c Art. 134 cpv. 2, 159, 163 CC

    4. Quanto alle ripetibili (che la convenuta rivendicava in fr. 5000.–), il Pretore le ha compensate, «vista la breve istruttoria eseguita a quello stadio della procedura», obbligando tuttavia l’ex marito a erogare alla convenuta una provvigione ad litem di fr. 2500.–. La convenuta censura la compensazione delle ripetibili, sottolineando che l’attore è risultato del tutto soccombente e come tale andava tenuto a rifonderle almeno fr. 8409.75.

  • 5c Art. 134 cpv. 1 e 2 CC

    7. A istanza di un genitore, del figlio o dell’autorità tutoria, il giudice modifica l’attribuzione dell’autorità parentale stabilita in una sentenza di divorzio «se fatti nuovi importanti lo esigono per il bene del figlio» (art. 134 cpv. 1 CC). Le condizioni cui soggiace una modifica delle relazioni personali con i genitori sono rette dalle norme sugli effetti della filiazione (art. 134 cpv. 2 CC).

  • 4c Art. 133 cpv. 1 n. 4 CC

    10. Relativamente ai contributi alimentari per i figli, giovi richiamare anzitutto la più recente giurisprudenza del Tribunale federale, secondo cui un genitore che, tenuto a versare contributi di mantenimento per un figlio, si è risposato, può invocare unicamente la garanzia del proprio minimo esistenziale secondo il diritto esecutivo, non la garanzia di quello della sua intera seconda famiglia. Dandosi più figli, va rispettata inoltre l’uguaglianza di trattamento fra i medesimi (DTF 137 III 59). Il fabbisogno del nuovo coniuge, in altri termini, non entra in linea di conto.

  • 3c Art. 129 cpv. 1, 125 cpv. 2 CC

    6. Nel caso di specie, le parti avevano concluso, al momento del divorzio, una convenzione, omologata dal competente Tribunale di appello del Cantone di Basilea Città nel dicembre 2002 (supra consid. in fatto A.a). Resta da vedere se il fatto che la sentenza di divorzio si basasse su un accordo fra le parti possa portare a conclusione diversa, come pretende il ricorrente appellandosi apparentemente da un lato al principio del divieto di rettifica della sentenza di divorzio, dall’altro al principio della buona fede e dell’equità.

  • 2c Art. 125 cpv. 2, 176 cpv. 1 n. 1 CC

    4. […] d) Non si disconosce che l’Assicurazione Invalidità ha valutato il grado d’incapacità lucrativa dell’istante nel 65%. Non si deve dimenticare nemmeno, però, che secondo l’art. 16 della legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA: RS 830.1) il grado d’invalidità prescinde dalla concreta situazione dell’impiego sul mercato del lavoro (DTF 134 V 71 consid. 4.2.1). Sapere se una persona invalida sia concretamente collocabile compete all’assicurazione contro la disoccupazione.

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