Alimenti per il coniuge

Salute compromessa della moglie già al momento del matrimonio - durata del contributo alimentare post divorzio

Caso 302, 16 gennaio 2013 << caso precedente | caso successivo >>

Qualora i coniugi si siano sposati nonostante la salute compromessa della moglie, si deve supporre che essi abbiano deciso di condividere questo destino? 

In una sentenza del 1° giugno 2012 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Fatti: incontro dei futuri coniugi nel 1990; matrimonio del 5 dicembre 1996; figlio nato il 25 dicembre 1996; separazione di fatto del 28 maggio 2006. Nel 1989, prima di incontrare il suo futuro marito, la moglie aveva subito un incidente stradale ed era rimasta invalida e a beneficio di una rendita completa di invalidità.
Al momento della separazione, le entrate della moglie, tra AI, completiva per il figlio e LAINF ammontavano a CHF 4'150.80 mensili, con un fabbisogno di CHF 3'100.00 mensili per sé di CHF 1'145.00 mensili per il figlio. Le entrate da reddito del marito ammontavano per contro a CHF 6'364.00 mensili, compresa la tredicesima, con un fabbisogno di CHF 4'202.00 mensili.
A livello di misure a protezione dell'unione coniugale il marito è stato condannato a versare per moglie e figlio l'importo di CHF 2'050.00 mensili.
La procedura di divorzio è stata avviata il 27 ottobre 2008 e in via cautelare il contributo di mantenimento per moglie e figlio è stato diminuito a CHF 1'500.00 mensili.
Il 20 dicembre 2010 è stato pronunciato il divorzio. Oltre a stabilire il contributo di mantenimento per il figlio, la Corte d'appello - adita su ricorso - ha stabilito un obbligo alimentare del marito verso la moglie di CHF 350.00 mensili fino al probabile di lui pensionamento. Su ricorso del marito, il Tribunale federale ha accolto parzialmente il medesimo e ha limitato il versamento del contributo di mantenimento muliebre fino al mese di dicembre 2012.

Il Tribunale federale nei propri considerandi ha ricordato la giurisprudenza applicabile per il calcolo del contributo di mantenimento a favore del coniuge più debole finanziariamente nei casi di matrimonio "lebensprägend" (cfr. consid. 5.2.2. con vari riferimenti giurisprudenziali).

Nel caso concreto ha rilevato che la moglie dal 1989, ossia da prima del matrimonio, abbia problemi di salute dovuti ad un incidente stradale e benefici di une rendita completa AI e di una rendita parziale LAINF, oltre che ad una rendita completiva per il figlio (v. sopra). Visto che i coniugi si sono sposati consapevoli di ciò, ha precisato che si deve presupporre che abbiano per lo meno implicitamente accettato tale destino, ciò che fa nascere nella moglie una fiducia degna di essere protetta, nel senso che il marito la sosterrà alla luce dei di lei problemi di salute. In tal senso occorre considerare l'invalidità della moglie nella valutazione dell'influsso che il matrimonio ha avuto anche se l'infortunio risale a prima del medesimo. In altre parole il matrimonio va considerato avere avuto un influsso  concreto sulla situazione della moglie ("lebensprägend"), tenuto conto non solo della durata di 9,5 anni, della nascita di un figlio comune, ma anche per lo stato di salute della moglie: per cui il diritto ad un contributo alimentare della moglie deve essere ammesso nel suo principio.

Per quanto concerne la durata del versamento del contributo alimentare il marito invoca la giurisprudenza del Tribunale federale secondo cui al compimento dei 16 anni di età del figlio (25 dicembre 2012) non si giustificherebbe più alcun contributo alimentare per la moglie.

Nel caso concreto il Tribunale federale ha tuttavia precisato che tale giurisprudenza non è pertinente, dato che è stata pensata per quei casi in cui il coniuge creditore del contributo alimentare e affidatario potrà riprendere (o estendere) un'attività lavorativa, ciò che evidentemente non è il caso nella fattispecie, essendo la moglie a beneficio di una rendita completa AI sin dal 1989.
Ora, come già indicato, i coniugi hanno scelto e accettato le conseguenze di ciò; la fiducia che la moglie può avere nel sostegno del coniuge è degna di protezione, ma d'altra parte non può essere tutelata senza limiti e senza tener conto del criterio della durata del matrimonio espressamente previsto all'art. 125 cpv. 2 cifra 2 CC. Per cui, dal momento in cui il figlio compirà 16 anni, vale a dire alla fine del mese di dicembre 2012, visto che la durata determinante della vita comune è stata di 9,5 anni, che la moglie dopo la separazione ha percepito, per sé e per il figlio, un contributo alimentare, dopo il divorzio il versamento del contributo alimentare a suo favore va limitato al mese di dicembre 2012, tempo necessario che le permette di adeguarsi alla sua nuova situazione.

Le considerazioni sopra esposte ricordano il caso-266 di cui alla sentenza DTF 137 III 102, laddove il Tribunale federale ha fatto riferimento al concetto di matrimonio di "très grande durée".
La giurisprudenza va dunque nella chiara direzione di prevedere un contributo di mantenimento duraturo (di regola fino al pensionamento, eccezionalmente anche oltre - v. caso-277) solo nei casi di matrimonio che ha avuto un influsso sulla vita coniugale e che sia di notevole durata. Negli altri casi il coniuge più debole economicamente dovrà ad un certo punto (nei casi citati al 16mo anno di età del figlio) "adeguarsi alla sua nuova situazione". Se ne deduce che ciò sta a significare che il coniuge più debole finanziariamente dovrà entro una data scadenza, già prima del pensionamento, subire una riduzione del tenore di vita di cui ha goduto durante il matrimonio, nonostante la presenza di un matrimonio che ha avuto un influsso sulla vita coniugale, a meno che lo stesso sia stato di notevole durata (... 20 o 30 anni?).

Data creazione: 16 gennaio 2013
Data modifica: 16 gennaio 2013

Effetti di un concubinato sul diritto al contributo di mantenimento nel quadro delle misure giudiziarie di protezione dell'unione coniugale

Caso 294, 16 settembre 2012 << caso precedente | caso successivo >>

Quali effetti ha un concubinato sul diritto al contributo di mantenimento nel quadro delle misure giudiziarie di protezione dell'unione coniugale?

In una sentenza del 18 gennaio 2012, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

I coniugi si sono sposati nel 2005; hanno avuto due figli (2006 e 2009). Nel 2009 la moglie ha conosciuto un altro uomo, con cui ha iniziato una convivenza a fine gennaio 2010: nel mese di ottobre 2010 è nato un figlio da questa relazione.
Nel mese di febbraio 2010 la moglie ha avviato una procedura di misure a tutela dell'unione coniugale, ottenendo in particolare l'affidamento dei figli comuni e determinati contributi alimentari per se e i figli comuni. Il marito contesta di dovere un contributo alimentare alla moglie, vista la convivenza di quest'ultima con un altro uomo.

Il Tribunale federale ha innanzi tutto precisato che:

  • la causa dell'obbligazione alimentare tra coniugi risiede nell'art. 163 CC;
  • se una riconciliazione appare esclusa, è possibile modificare il riparto dei ruoli concordato dai coniugi durante la vita comune, così da prevedere che ciascun coniuge partecipi in base alle rispettive possibilità ai costi causati dalle due nuove economie domestiche (DTF 137 III 385).

Secondariamente il Tribunale federale ha esaminato l'impatto del concubinato del coniuge creditore alimentare sul contributo alimentare.
La presa in considerazione del concubinato per il calcolo dei contributi alimentari costituisce un'applicazione del principio della proibizione dell'abuso di diritto; l'applicazione dell'art. 163 CC conduce al medesimo risultato, dato che esige che i redditi conseguiti da ciascun coniuge (ad es. redditi per la tenuta dell'economia domestica o relativi all'aiuto del coniuge nell'impresa del partner) siano considerati nel calcolo dei contributi alimentari: quindi se il coniuge creditore alimentare viene sostenuto finanziariamente dal suo concubino, il contributo alimentare del coniuge debitore si riduce nella misura dell'effettivo mantenimento.
Qualora il mantenimento o le prestazioni legate al concubinato non possano essere provate, il concubinato influisce comunque sul calcolo dei contributi alimentari, nella misura in cui la comunione formata dai concubini implica una riduzione di determinati costi, in particolare le spese di alloggio e l'importo mensile di base necessario a ciascuna persona per vivere: il concubinato implica dunque la divisione della pigione e del minimo esistenziale, indipendentemente dal fatto che vi sia un riparto effettivo tra i concubini. Questo riparto riduce così di conseguenza l'ammontare del contributo alimentare dovuto dal coniuge debitore.
Oltre a tali ipotesi, non è poi escluso che possa sussistere un concubinato qualificato, vale a dire una comunità di vita a carattere esclusivo e di una certa durata con un nuovo partner, con delle componenti spirituali, corporee ed economiche (comunità di tetto, di tavola e di letto). In tal caso il contributo alimentare decade, nella misura in cui una tale comunione di vita offra vantaggi simili al matrimonio: non occorre più verificare le condizioni dell'abuso di diritto, ma sapere se il coniuge creditore alimentare forma con il nuovo partner una comunione equivalente al matrimonio, nella quale i partners sono disposti a prestarsi assistenza e sostegno in modo equivalente agli obblighi coniugali previsti all'art. 159 CC: in questo caso poco importa se per tale volontà di assistenza vi siano i necessari mezzi finanziari.

Nel caso concreto il concubinato è stato considerato semplice e non qualificato, nonostante sia nato nel frattempo un figlio; la vita comune dei partner essendo durata per ora solo un anno, ciò che non esclude neppure di pensare che la gravidanza non fosse stata pianificata. Ora, se il concubinato fosse durato 5 anni, al momento dell'inoltro della procedura giudiziaria sussisterebbe una presunzione di fatto secondo la quale saremmo in presenza di un concubinato qualificato (DTF 118 II 235, consid. 3a). Il Tribunale federale precisa ancora che la nascita di un figlio comune crea certamente degli stretti legami tra concubini, ma non implica necessariamente una solidarietà e un mantenimento reciproco tra coniugi: la nascita di un figlio e la vita comune tra concubini costituiscono degli indizi in favore di un concubinato qualificato, ma non delle prove.

La sentenza di cui sopra merita alcune sintetiche riflessioni:

  • in base a quanto sancito dal Tribunale federale, il Tribunale d'appello dovrà cambiare la propria prassi, da cui risultava la tendenza ad oggettivare il fabbisogno (cfr. ad es. caso-58);
  • se il concubinato qualificato ha degli effetti giuridici analoghi ad un nuovo matrimonio per il creditore alimentare, allora conformemente all'art. 130 cpv. 2 CC l'obbligo alimentare deve decadere e ciò deve valere anche in caso di misure a protezione dell'unione coniugale (cfr. tuttavia in caso di divorzio caso-173);
  • è a mio giudizio molto discutibile che la nascita di un figlio tra concubini (quindi partner che continuano a convivere) non possa essere considerato un indizio sufficiente per dimostrare l'esistenza di un concubinato qualificato: sappiamo bene nella prassi come sia difficile dimostrare tutte le condizioni di un concubinato qualificato: la nascita di un bambino e la continuazione della convivenza non possono non essere considerati elementi tali da giustificare per lo meno la sospensione del contributo alimentare.

Sull'argomento cfr. anche commento di François Bohnet e Sabrina Burgat in Droitmatrimonial.ch al seguente link.

Data creazione: 16 settembre 2012
Data modifica: 16 settembre 2012

Indennità adeguata ex art. 124 CC - possibilità di riduzione?

Caso 287, 1 giugno 2012 << caso precedente | caso successivo >>

L'indennità adeguata ai sensi dell'art. 124 CC è modificabile nel tempo?

In una sentenza del 24 febbraio 2012 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Le compensazioni previdenziali sotto forma di rendite e le rendite alimentari differiscono sia dal profilo della trasmissibilità ereditaria che da quello della modificabilità. Una modifica ai sensi dell'art. 129 CC si riferisce solo ad un contributo di mantenimento sotto forma di rendita e non si applica ad altre conseguenze accessorie.

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Il Presente caso riferisce di una coppia divorziata; nella convenzione sulle conseguenze accessorie al divorzio, omologata nell'ambito della relativa sentenza del 14 aprile 2008, era stato segnatamente indicato che ai sensi dell'art. 124 cpv. 1 CC il marito si riconosce debitore verso la ex moglie di un importo di CHF 84'000.00, da pagarsi in rate mensili di CHF 700.00; le parti hanno altresì convenuto che tale pagamento rateale non potesse essere modificato, né in caso di convivenza dell'avente diritto, né per un suo nuovo matrimonio, né tanto meno in caso di cambiamento di cognome della ormai ex moglie: è stato indicato non modificabile. I coniugi per il resto hanno rinunciato reciprocamente a chiedere un contributo alimentare.

Nel mese di settembre 2010 l'ex marito si è risposato. Egli ha chiesto una modifica della sentenza di divorzio, motivandola con il presunto fatto che la sua attuale moglie sarebbe gravemente malata e che egli dunque deve provvedere con le sue sole entrate al fabbisogno della famiglia; con il pagamento di CHF 700.00 mensili il suo minimo esistenziale sarebbe inammissibilmente leso, per cui ne ha chiesto la soppressione o per lo meno la sospensione.

La questione a sapere se l'indennità ex art. 124 cpv. 1 CC possa essere modificata è stata affrontata dal Tribunale federale per la prima volta in una sentenza dove risulta un considerando non pubblicato: se l'indennità adeguata è pagata per il tramite di un aumento del contributo alimentare, nella convenzione di divorzio, rispettivamente nella relativa sentenza deve essere precisato a che titolo avviene il pagamento. La precisazione è indispensabile, dato che compensazioni previdenziali sotto forma di rendite e rendite alimentari differiscono sia dal profilo della trasmissibilità ereditaria che da quello della modificabilità (cfr. sentenza TF 5C.66/2002 del 15 maggio 2003, consid. 3.4.3 non pubblicato in DTF 129 III 481). In questo senso il Tribunale federale ha anche precisato che una modifica ai sensi dell'art. 129 cpv. 1 CC si riferisce solo ad un contributo di mantenimento sotto forma di rendita e non si applica ad altre conseguenze accessorie (cfr. sentenza TF 5A_721/2007 del 29 maggio 2008, consid. 4.1).

Nel caso concreto il Tribunale federale ha evidenziato che i Giudici cantonali avrebbero dovuto approfondire la questione a sapere se la richiesta di modifica riguarda un aspetto alimentare o uno previdenziale.

 

Data creazione: 1 giugno 2012
Data modifica: 1 giugno 2012

Divorzio e versamento del contributo di mantenimento anche dopo l'età AVS del coniuge debitore

Caso 277, 31 dicembre 2011 << caso precedente | caso successivo >>

In caso di divorzio, il coniuge debitore deve continuare a versare il contributo alimentare anche dopo il proprio pensionamento?

In una sentenza del 14 novembre 2011 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

La moglie è nata nel 1963, mentre il marito nel 1950. Si sono sposati nel 1985, hanno avuto tre figli e dal 2006 vivono separati; nel 2010 è stato pronunciato il divorzio. La moglie, di formazione parrucchiera, si è presa cura durante il matrimonio dei tre figli e della casa e solo dal 2004 ha iniziato un'attività a tempo parziale, mentre il marito ha lavorato a tempo pieno, ciò che ha continuato a fare anche dopo il divorzio.

I Giudici cantonali hanno stabilito che il marito dovesse alla moglie un contributo alimentare non solo fino al proprio pensionamento, ma anche oltre, ossia fino al di lei pensionamento, anche se in misura ridotta rispetto al periodo precedente.
Il marito ha ricorso al Tribunale federale contestando di dovere un contributo alimentare alla moglie anche dopo il proprio pensionamento.

Controverso è dunque il periodo alimentare tra il 2015 (pensionamento del marito) e il 2027 (pensionamento della moglie).

Nella sentenza oggetto del presente caso il Tribunale federale ha rammentato il metodo di calcolo degli alimenti a favore dell'ex coniuge nel caso di matrimonio "lebensprägend" (cfr. anche sentenza DTF 137 III 102, consid. 4.2, pag. 106 e segg. e caso-266). Ha chiaramente definito il matrimonio del caso concreto come "lebensprägend".

Ha poi precisato che in questi casi, nella misura in cui il coniuge creditore non riesce a sopperire totalmente o in parte al fabbisogno di cui ha diritto, il coniuge debitore può essere astretto a sopperire a tale lacuna alimentare tenuto conto delle proprie possibilità contributive, considerato che il contributo alimentare va versato senza limiti temporali. E' vero che di regola dopo il pensionamento le risorse economiche sono minori e non permettono di mantenere in essere l'alimento precedentemente calcolato.
Inoltre il principio secondo cui in caso di matrimoni "lebensprägend" entrambi i coniugi hanno diritto di mantenere lo stesso tenore di vita porta frequentemente la prassi a limitare all'età pensionistica AVS del coniuge debitore il versamento del contributo alimentare (v. DTF 132 III 593, consid. 7.2, pag. 595 e seg., con riferimenti; sentenza TF 5A_288/2008 del 27 agosto 2008, consid. 5.6 e sentenza TF 5A_508/2007 del 3 giugno 2008, consid. 4.1). Tuttavia questa prassi non può essere considerata un principio assoluto ed esistono pertanto casi in cui anche dopo il pensionamento del coniuge debitore vi sia spazio per un contributo alimentare.

Da notare, quale dettaglio trattato nella sentenza al consid. 9.3, il fatto che occorrerà prendere in considerazione le spese future per il calcolo del contributo alimentare, tra cui i costi della salute i quali saranno maggiori con il passare dell'età; a questo proposito si può far riferimento alle statistiche sui costi del sistema della sanità (cfr. le statistiche della Confederazione).

Data creazione: 31 dicembre 2011
Data modifica: 10 gennaio 2012

Alimenti durante il matrimonio: applicabilità dell'art. 163 CC o 125 CC?

Caso 272, 16 ottobre 2011 << caso precedente | caso successivo >>

Nell'ambito di misure a tutela dell'unione coniugale o pendente una procedura cautelare di divorzio, per il calcolo degli alimenti a favore del coniuge occorre riferirsi all'art. 163 CC o all'art. 125 CC?

In alcune sentenze, tra cui una del 26 luglio 2011 e un'altra del 9 agosto 2011, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nel caso-250 era stato fatto riferimento alla questione a sapere se durante una procedura di misure a tutela dell'unione coniugale (ma anche cautelare di divorzio) si potesse mettere in discussione l'applicabilità del cosiddetto "calcolo delle eccedenze" nei casi in cui il matrimonio non fosse "lebensprägend".

Il caso concreto sgombra il campo da ogni dubbio in merito, nel senso che il Giudice delle misure a tutela dell'unione coniugale e il Giudice delle misure cautelari pendente una procedura di divorzio non devono risolvere il quesito di merito a sapere se il matrimonio ha influito concretamente sulla vita matrimoniale ("lebensprägend"). Durante il matrimonio anche qualora non si possa più contare con una ripresa della vita comune, ossia una riconciliazione, la causa dell'obbligazione alimentare resta l'art. 163 CC (DTF 130 III 537, consid. 3.2); ai sensi di tale norma i coniugi provvedono in comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al debito mantenimento della famiglia; essi s’intendono sul loro contributo rispettivo; in tale ambito, tengono conto dei bisogni dell’unione coniugale e della loro situazione personale. Il Giudice deve partire dalla convenzione, espressa o tacita, conclusa dai coniugi in merito ai rispettivi compiti e le reciproche risorse. Deve prendere in considerazione che in caso di sospensione della vita comune l'art. 163 CC, vale a dire il debito mantenimento della famiglia, impone a ciascun coniuge di partecipare, a seconda delle proprie possibilità, ai costi supplementari generati dalla vita separata. Può dunque accadere che il Giudice debba anche modificare l'accordo tra i coniugi relativo alla loro vita comune, adattandolo ai fatti nuovi. E' in questo senso che va intesa la sentenza pubblicata in DTF 128 III 65, la quale indica che nell'ambito dell'art. 163 CC i criteri applicabili dopo il divorzio (art. 125 CC) relativamente alla fissazione del contributo alimentare tra ex coniugi sono presi in considerazione  in particolare per valutare la ripresa di un'attività professionale da parte di un coniuge (v. anche sentenza TF 5A_122/2011 del 9 giugno 2011, consid. 4). Il Giudice deve quindi esaminare, visti i fatti nuovi (determinati dalla separazione), se e in quale misura si possa pretendere da un coniuge - che si vede sgravato dal suo obbligo di prendersi cura del menage familiare a seguito della separazione - che investa la sua forza lavorativa in altro modo, riprendendo o estendendo la propria attività lavorativa. In effetti in questi casi se la riconciliazione - e di conseguenza la ripresa del riparto dei ruoli precedentemente in essere, non è né ricercata, né ipotizzabile - lo scopo dell'indipendenza economica dei coniugi - segnatamente del coniuge che non esercitava alcuna attività lavorativa, o la svolgeva solo a tempo parziale - acquisisce d'importanza. Ciò vale sia in ambito di misure a tutela dell'unione coniugale, qualora non si possa più contare seriamente in una riconciliazione, sia nell'ambito di una procedura cautelare durante la procedura di divorzio, dove la rottura del vincolo coniugale è molto verosimile (DTF 130 III 537, consid. 3.2).
Il concetto di merito, a sapere se il matrimonio è stato o meno "lebensprägend", è assolutamente irrilevante e non va affrontato né dal Giudice delle misure a tutela dell'unione coniugale, né dal Giudice delle misure cautelari del divorzio.

Data creazione: 16 ottobre 2011
Data modifica: 27 dicembre 2011

Ammontare e durata del contributo di mantenimento a favore del coniuge in caso di divorzio

Caso 266, 1 luglio 2011 << caso precedente | caso successivo >>

Nel caso in cui il matrimonio abbia avuto delle ripercussioni economiche sulla vita di un coniuge (vale a dire sia stato "lebensprägend"), quale sarà l'ammontare e la durata del contributo alimentare dovuto dal coniuge economicamente più forte?

In una sentenza del 20 dicembre 2010, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Relativamente al calcolo del contributo alimentare post divorzio in caso di matrimonio "lebensprägend" si può far riferimento in particolare alle sentenze pubblicate in DTF 134 III 145 (cfr. anche caso-198) e  DTF 134 III 579 (cfr. anche caso-210).

Nel caso concreto il Tribunale federale ha precisato, e in parte ribadito, alcuni principi, vale a dire in particolare che:

  • se le condizioni di una modifica rilevante e duratura della situazione economica del coniuge debitore vengono adempiute prima della pronuncia del divorzio, più precisamente prima della fissazione del contributo di mantenimento ex art. 125 CC, occorre determinare tale contributo alimentare non solo tenendo in considerazione i criteri previsti dall'art. 125 cpv. 2 CC, ma anche i nuovi redditi ed oneri del coniuge debitore in applicazione analogica dell'art. 129 cpv. 1 CC (consid. 4.1.1);
  • il principio dell'automantenimento è superiore rispetto al diritto al mantenimento (consid. 4.1.2);
  • in caso di matrimonio "lebensprägend" occorre procedere in tre tappe per fissare l'eventuale contributo alimentare a favore del coniuge più debole economicamente (v. sopra) (consid. 4.2);
  • in caso di nuove nozze, il secondo marito non è tenuto a compensare la perdita del mantenimento dovuto dal primo marito, a meno che si sia impegnato in questo senso (consid. 4.3.2), non potendosi prevalere la moglie di una posizione di fiducia, di sicurezza ("position de confiance" /"Vertrauenposition" - cfr. sentenza TF 5C.49/2005 del 23 giugno 2005, consid. 2) determinata dal matrimonio;
  • se un matrimonio non è stato di una notevole durata ("très grande durée"), non vi è spazio per un contributo alimentare vita natural durante: in questo caso il coniuge creditore non può infatti prevalersi della posizione di fiducia, di sicurezza ("position de confiance" / "Vertrauenposition" - cfr. DTF 135 III 59, consid. 4.1) datagli dal matrimonio per ottenere un contributo alimentare che dura oltre il periodo in cui si deve prendere cura dei figli e il periodo necessario per reinserirsi professionalmente (consid. 4.1.2) e tanto meno fino al pensionamento (consid. 4.3.2);
  • il principio dell'indipendenza economica dei coniugi dopo il divorzio non esclude che siano previsti dei contributi di mantenimento superiori rispetto a quelli previsti in via provvisionale (o cautelare), segnatamente se gli alimenti calcolati in via provvisionale (o cautelare) erano basati su una situazione economica peggiore rispetto a quella esistente durante la vita comune (consid. 4.5).

Data creazione: 1 luglio 2011
Data modifica: 1 luglio 2011

Metodo di calcolo del contributo alimentare a favore del coniuge dopo il divorzio

Caso 262, 1 maggio 2011 << caso precedente | caso successivo >>

Come si calcola il contributo alimentare a favore del coniuge economicamente più debole a valere dal divorzio, qualora l'unione coniugale ha influito sulle condizioni di vita dei coniugi?

In una sentenza del 4 aprile 2011 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Nel caso di matrimonio che ha influito sulle condizioni di vita dei coniugi, ciascun coniuge ha diritto di vedersi riconoscere - per quanto possibile - il tenore di vita goduto durante la comunione domestica.

Sentenza ICCA 11.2006.129

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Premesso che il Tribunale d'appello di Lugano ribadisce la propria giurisprudenza secondo la quale il metodo del "calcolo delle eccedenze" non si applica al calcolo dei contributi alimentari a favore del coniuge dopo il divorzio, con il presente caso viene esposto in concreto il metodo di calcolo - invero piuttosto articolato - che viene per contro utilizzato, tenuto conto del fatto che occorre - per quanto possibile - permettere ai coniugi di mantenere lo stesso tenore di vita avuto al momento della separazione di fatto. Questo calcolo, già accennato nel caso-117, è determinante nel Canton Ticino, dato che, come per i criteri per il calcolo degli alimenti a favore dei figli minorenni, anche per gli alimenti a favore dell'ex coniuge il Tribunale federale non stabilisce un metodo preciso e lascia ai Tribunali cantonali, per cui all'ultima istanza cantonale, la possibilità di determinare un metodo di calcolo, il quale deve essere ovviamente basato su dei criteri razionali.

Nel caso concreto,

abbiamo i seguenti dati al momento della separazione di fatto:

  • reddito coniugale al momento della separazione di fatto: CHF 8'315.00 mensili;
  • fabbisogno familiare al momento della separazione di fatto: CHF 6'355.00 mensili (ME dei coniugi, allora di CHF 1'550.00 mensili, + tutte le altre spese relative al fabbisogno di entrambi i coniugi riconosciuto dalla giurisprudenza + quota parte in denaro delle Tabelle di Zurigo per il figlio minorenne)
  • eccedenza coniugale: CHF 1'960.00 mensili;
  • eccedenza a favore di ciascun coniuge: CHF 980.00 mensili;

e abbiamo i seguenti dati al momento del divorzio;

  • reddito della moglie: CHF 2'519.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo della moglie: CHF 2'845.00 mensili;
  • debito mantenimento della moglie: CHF 2'845.00 + CHF 980.00 = CHF 3'825.00 mensili;
  • reddito del marito: CHF 5'738.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo del marito: CHF 3'477.00 mensili;
  • debito di mantenimento del marito: CHF 3'477.00 + CHF 980.00 = CHF 4'457.00 mensili;
  • alimenti a favore del figlio (non oggetto di controversia, per cui riconosciuti da entrambi i coniugi): CHF 1'758.00 mensili;

per cui da ciò, secondo il Tribunale d'appello, scaturisce quanto segue:

  • alimenti a carico del marito e a favore del figlio: CHF 1'758.00 mensili (pacifico, siccome riconosciuto da entrambi i coniugi);
  • alimenti a favore della moglie: CHF 503.00 mensili (CHF 5'738.00 ./. CHF 3'477.00 ./. CHF 1'758.00).

Da notare che con gli alimenti di cui sopra il marito viene ridotto al suo fabbisogno minimo (CHF 5'738.00 ./. CHF 1'758.00 ./. CHF 503.00 = CHF 3'477.00 mensili), mentre la moglie potrà beneficiare della copertura del suo fabbisogno minimo oltre a CHF 117.00 mensili (CHF 2'519.00 + CHF 503.00 ./. CHF 2'845.00 = CHF 117.0 mensili) ... ciò che non trova una spiegazione razionale.

Poi il Tribunale d'appello continua i propri calcoli tenendo in considerazione che dall'ottobre 2012 alla moglie può essere computato un reddito potenziale di CHF 3'000.00 mensili, ciò che porta al seguente calcolo alimentare:

  • reddito della moglie: CHF 3'000.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo della moglie: CHF 2'845.00 mensili;
  • debito mantenimento della moglie: CHF 2'845.00 + CHF 980.00 = CHF 3'825.00 mensili;
  • reddito del marito: CHF 5'738.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo del marito: CHF 3'477.00 mensili;
  • debito di mantenimento del marito: CHF 3'477.00 + CHF 980.00 = CHF 4'457.00 mensili;
  • alimenti a favore del figlio (non oggetto di controversia, per cui riconosciuti da entrambi i coniugi): CHF 1'758.00 mensili;

per cui da ciò, secondo il Tribunale d'appello, scaturisce quanto segue:

  • alimenti a carico del marito e a favore del figlio: CHF 1'758.00 mensili (pacifico, siccome riconosciuto da entrambi i coniugi);
  • alimenti a favore della moglie: CHF 150.00 mensili, così che entrambi i coniugi registreranno un disavanzo proporzionalmente uguale rispetto al loro "debito mantenimento".

Poi dall'ottobre 2014 il figlio sarà maggiorenne, per cui il padre non dovrà più contribuire al suo mantenimento (riservato l'art. 277 cpv. 2 CC, la cui applicabilità è tuttavia subordinata al mantenimento a favore dell'ex coniuge), per cui avremo la seguente situazione:

  • reddito della moglie: CHF 3'000.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo della moglie: CHF 2'845.00 mensili;
  • debito mantenimento della moglie: CHF 2'845.00 + CHF 980.00 = CHF 3'825.00 mensili;
  • reddito del marito: CHF 5'738.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo del marito: CHF 3'477.00 mensili;
  • debito di mantenimento del marito: CHF 3'477.00 + CHF 980.00 = CHF 4'457.00 mensili;

per cui da ciò, secondo il Tribunale d'appello, scaturisce quanto segue:

  • alimenti a favore della moglie: CHF 825.00 mensili (CHF 3'000.00 ./. CHF 3'825.00), ritenuto che il marito ha una disponibilità, una volta coperto il suo debito mantenimento, di CHF 1'281.00 mensili (CHF 5'738.00 ./. CHF 4'457.00).

Da notare tuttavia che il Tribunale d'appello ha assegnato un alimento muliebre di soli CHF 643.40 mensili, siccome questa è stata la pretesa della moglie (nel rispetto del principio dispositivo).

Ed infine il Tribunale federale ha effettuato delle stime sulle future rendite AVS e di cassa pensione dei coniugi, cifrando le rispettive situazioni economiche come segue:

  • entrate AVS e cassa pensione della moglie: CHF 2'845.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo della moglie: CHF 2'845.00 mensili;
  • debito mantenimento della moglie: CHF 2'845.00 + CHF 980.00 = CHF 3'825.00 mensili;
  • entrate AVS e cassa pensione del marito: CHF 4'000.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo del marito: CHF 3'477.00 mensili;
  • debito di mantenimento del marito: CHF 3'477.00 + CHF 980.00 = CHF 4'457.00 mensili;
  • per cui da ciò, secondo il Tribunale d'appello, scaturisce quanto segue:

  • alimenti a favore della moglie: CHF 300.00 mensili, per garantire un tenore di vita paritario, tenuto conto che il marito registrerà un ammanco sul proprio debito mantenimento di CHF 457.00 mensili (CHF 4'000.00 ./. CHF 4'457.00), mentre la moglie un disavanzo sul proprio debito mantenimento di CHF 980.00 mensili (CHF 2'845.00 ./. CHF 3'825.00).

Data creazione: 1 maggio 2011
Data modifica: 2 maggio 2011

Alimenti durante la separazione: applicabilità dei criteri del mantenimento dopo il divorzio

Caso 250, 1 novembre 2010 << caso precedente | caso successivo >>

Nella misura in cui non sia più possibile contare seriamente su una riconciliazione dei coniugi, per il calcolo del contributo alimentare a favore di un coniuge durante la separazione possono essere applicati i principi valevoli per il divorzio?

In una sentenza del 23 febbraio 2010, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

I coniugi si sono sposati il 15 maggio 2007; dal loro matrimonio non sono nati figli; ciascun coniuge ha un figlio nato da un precedente matrimonio; i coniugi sono separati di fatto dal mese di maggio 2009.
Il 20 maggio 2009 il marito ha inoltrato davanti al Giudice un'istanza di misure a tutela dell'unione coniugale. Il Giudice l'ha astretto al pagamento di un contributo di mantenimento a favore della moglie. Il Tribunale federale ha accolto il suo ricorso per il fatto che i Giudici cantonali non hanno valutato se egli si fosse o meno obbligato a garantire finanziariamente la formazione professionale intrapresa dalla moglie.

Il principio e l'ammontare del contributo alimentare si basano sull'art. 176 cpv. 1 cifra 1 CC e si determinano tenendo in considerazione le possibilità economiche e i fabbisogni dei coniugi. L'art. 163 cpv. 1 CC costituisce la causa dell'obbligazione alimentare.
Dal momento in cui non sia più possibile contare seriamente su una riconciliazione dei coniugi, i principi valevoli per il calcolo del contributo di mantenimento dopo il divorzio devono già essere presi in considerazione. Ciò significa ritenere i criteri non esaustivi previsti all'art. 125 cpv. 2 CC, ma anche che occorre valutare la situazione alla luce del principio dell'indipendenza economica dei coniugi. Ad es. il coniuge richiedente il contributo alimentare può essere astretto, a dipendenza delle circostanze concrete, ad intraprendere un'attività lavorativa o ad estenderla (DTF 130 III 537, consid. 3.2; 128 III 65, consid. 4a e riferimenti citati).

Secondo la giurisprudenza sviluppata per l'art. 125 CC (mantenimento dopo il divorzio), occorre prendere in considerazione se il matrimonio è stato "lebensprägend", vale a dire se ha influito concretamente sulla situazione finanziaria del coniuge chiedente l'alimento. Su tale concetto rimando al caso-174. Nell'ipotesi in cui il matrimonio non fosse considerato "lebensprägend", per verificare se il coniuge creditore possa o meno pretendere un contributo di mantenimento, occorrerà riferirsi alla situazione dei coniugi prima del matrimonio.

La sentenza di cui al presente caso non indica unicamente l'applicabilità dei criteri di cui all'art. 125 cpv. 2 CC nel caso in cui non si possa più contare seriamente su una riconciliazione dei coniugi, ma sempre in quest'ultima ipotesi mette in seria discussione l'applicabilità del cosiddetto "calcolo delle eccedenze" nei casi in cui il matrimonio non sia "lebensprägend". Tuttavia nelle sentenze di cui al caso-272 il Tribunale federale ha indicato che la questione a sapere se il matrimonio sia stato "lebensprägend" è di merito e non va esaminata nell'ambito delle misure a tutela dell'unione coniugale o nel calcolo alimentare cautelare pendente una procedura di divorzio.

Sull'imputazione retroattiva di un reddito non effettivamente conseguito, cfr. sentenza TF 5A_848/2010 del 4 aprile 2011.

Data creazione: 1 novembre 2010
Data modifica: 10 gennaio 2012

Obbligo alimentare per i figli nati da differenti matrimoni e l'ex coniuge

Caso 237, 15 marzo 2010 << caso precedente | caso successivo >>

Qualora, pronunciato il divorzio, un coniuge si risposa e dall'unione coniugale nascono altri figli, come vengono calcolati i vari contributi alimentari, segnatamente a favore dei figli di primo e secondo letto e a favore della ex moglie?

In una sentenza del 3 marzo 2010 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nel caso concreto siamo in presenza di due ex coniugi, i quali hanno avuto all'epoca del matrimonio un figlio; dopo il divorzio il marito si è risposato e con la nuova moglie ha avuto due altri figli. All'epoca della sentenza di divorzio il marito si è obbligato a versare alla ex moglie un contributo alimentare per sé e per il figlio minorenne. Con il nuovo matrimonio e la nascita di altri due figli si è dunque posto il problema del calcolo dei contributi alimentari a favore della ex coniuge e il figlio di primo letto, tenuto conto degli oneri della nuova economia domestica del marito.

Il Tribunale d'appello ha indicato che la disponibilità economica di una persona sposata si determina in base al metodo di calcolo abitualmente adottato dalla Prima Camera Civile del medesimo Tribunale, il quale consiste nel dedurre dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni, suddividendo l'eccedenza a metà.

Occorre quindi procedere con il calcolo del reddito e del fabbisogno minimo degli attuali coniugi. A ciascun coniuge pertoccherà l'eccedenza. Facciamo dunque un esempio concreto (le cui cifre, per praticità dell'esempio, differiscono dai dati effettivi contenuti  nella sentenza qui commentata):

- reddito del marito: CHF 10'600.00 (con assegni famigliari di base)
- reddito dell'attuale moglie: CHF 0.00 (si occupa della cura e custodia dei figli comuni, in tenera età)
- fabbisogno famigliare (compreso quello dei figli comuni): CHF 7'500.00
- eccedenza: CHF 2'500.00
- metà eccedenza: CHF 1'250.00

Il marito disporrebbe così di un importo di CHF 1'250.00 mensili da destinare al mantenimento della ex moglie e del figlio minorenne di primo letto. A questo proposito evidenzio che la ex moglie beneficia di un contributo alimentare di cui alla sentenza di divorzio di CHF 1'100.00 mensili, mentre il figlio ha un fabbisogno di CHF 1'400.00 mensili. Di conseguenza la cifra di CHF 1'250.00 mensili non è sufficiente per mantenere la ex moglie e il figlio di primo letto. Dedicare loro solo la cifra di CHF 1'250.00 mensili complessivi privilegerebbe la copertura del fabbisogno in denaro dei figli di secondo letto, mentre nei confronti di un medesimo genitore il fabbisogno di figli comuni non è prioritario rispetto a quello di figli non comuni. Anzi, in ossequio alla giurisprudenza del Tribunale federale i figli minorenni che hanno un padre (o una madre) comune hanno diritto nei confronti di lui (o di lei) a un identico livello di vita e a contributi di mantenimenti proporzionalmente uguali per rapporto ai loro bisogni oggettivi (DTF 120 II 291, consid. 3b/bb e DTF 116 II 114, consid. 4a).
Dovendosi accertare la disponibilità economica di un genitore nei confronti di figli avuti da matrimoni diversi (o di figli avuti dal matrimonio e fuori dal matrimonio), il metodo di calcolo predetto va adattato, mettendo sullo stesso piano i figli minorenni di quel genitore (cfr. sentenza 11.2005.12 dell'8 settembre 2005, consid. 11; inc. 11.2008.66 del 23 dicembre 2009, consid, 12 e 13).
Non solo, sul medesimo piano va posto - dandosene il caso - l'ex coniuge, il cui contributo alimentare non va postergato a quello per i figli minorenni (DTF 128 III 415 in alto).
I contributi alimentari per figli maggiorenni vanno per contro posposti, in ogni caso, a quelli per i figli minorenni (comuni o non comuni) e per l'ex coniuge (DTF 132 III 211 consid. 2.3).

Quindi, nel caso concreto occorre rifare i calcoli prendendo in considerazione il fabbisogno famigliare (quello della nuova coppia) senza calcolare il contributo alimentare a favore dei figli comuni e togliendo dal reddito del marito gli eventuali assegni famigliari (AF) di base, che andranno aggiunti in un secondo tempo. Ecco dunque il calcolo:

- reddito del marito: CHF 10'000.00 (senza AF)
- reddito dell'attuale moglie: CHF 0.00
- fabbisogno famigliare (senza quello dei figli comuni): CHF 5'000.00
- eccedenza: CHF 5'000.00
- metà eccedenza: CHF 2'500.00

Con la sua mezza eccedenza (CHF 2'500.00 mensili) il marito deve così provvedere al fabbisogno in denaro del figlio di primo letto (CHF 1'450.00 mensili), a metà del fabbisogno in denaro dei due figli di secondo letto (CHF 600.00 + CHF 500.00 mensili) e al contributo alimentare a favore della ex moglie (calcolato a suo tempo nella sentenza di divorzio) di CHF 1'100.00 mensili. La seconda moglie del marito dal canto suo deve provvedere con la sua mezza eccedenza a metà del fabbisogno in denaro dei figli comuni (sempre CHF 600.00 + CHF 500.00 mensili).

Ora, dai calcoli di cui sopra si evince che il marito non ha però risorse economiche sufficienti per onorare tutti gli obblighi di mantenimento (complessivi CHF 3'650.00 mensili), la somma a sua disposizione (CHF 2'500.00 mensili) va dunque ripartita proporzionalmente fra i beneficiari come segue, tenuto conto del seguente coefficiente: 0.6849, coefficiente che si ottiene facendo CHF 2'500.00 : CHF 3'650.00.

- a favore della ex moglie: CHF 1'100.00 x 0.6849 = CHF 753.40 arr.
- a favore del figlio di primo letto: CHF 1'450.00 x 0.6849 = CHF 993.15 + AF arr.
- a favore dei due figli di secondo letto, rispettivamente CHF 600.00 x 0.6849 = CHF 410.95 + AF arr. e CHF 500.00 x 0.6849 = CHF 342.45 + AF arr.

Da notare infine che nel caso concreto il figlio di primo letto è divenuto ad un certo punto maggiorenne, con la conseguenza che non è stato più considerata nei calcoli di cui sopra, dovendosi consacrare la disponibilità di CHF 2'500.00 mensili (nella misura del necessario) al pieno mantenimento della ex moglie (CHF 1'100.00 mensili) e dei figli di secondo letto, ancora minorenni (CHF 600.00 + CHF 500.00 mensili); la parte rimanente, ossia CHF 300.00 mensili non va necessariamente e direttamente destinata al mantenimento del figlio divenuto maggiorenne, dato che occorre verificare se sono adempiute le condizioni per obbligare i suoi genitori al suo mantenimento (oltre tutto per il suo mantenimento il fabbisogno minimo dei genitori andrebbe aumentato del 20% - cfr. ad es. cfr. DTF 118 II 97, sentenza TF dell'8 maggio 2003, 5C.5/2003).

 Sul computo degli assegni famigliari per il calcolo cfr. tuttavia caso-291, in fine.

Data creazione: 15 marzo 2010
Data modifica: 17 febbraio 2013

Carattere vincolante delle convenzioni tra coniugi, alimenti dopo il divorzio ed esigibilità del consumo di sostanza, pagamento di interessi per pretese di scioglimento del regime dei beni

Caso 228, 2 novembre 2009 << caso precedente | caso successivo >>

Sono vincolanti le convenzioni sottoscritte tra i coniugi in vista di una procedura di divorzio? Si può esigere che un coniuge divorziato al suo pensionamento consumi la sua sostanza? Quale è il tasso di interesse compensatorio per le pretese di liquidazione del regime matrimoniale?

In una sentenza del 2 ottobre 2008 il Tribunale federale ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Sono vari i temi affrontati in questa sentenza del Tribunale federale. Cercherò di riassumerli qui di seguito.

L'art. 140 CC prevede che la convenzione sugli effetti del divorzio è giuridicamente valida soltanto se omologata dal Giudice. Essa deve figurare nel dispositivo della sentenza. Questa norma si applica a tutte le convenzioni concernenti le conseguenze patrimoniali al divorzio, in particolare relativamente agli alimenti, la liquidazione del regime matrimoniale e la regolamentazione di debiti tra coniugi, indipendentemente se contratti prima o dopo la procedura di divorzio, prima o dopo il matrimonio. Ciò vale anche per una convenzione sull'equa indennità prevista dall'art. 165 cpv. 1 e 2 CC, pretesa che d'altra parte deve essere fatta valere al più tardi con la procedura di divorzio (DTF 123 III 433, consid. 4b e 4c).
Per contro l'art. 140 CC non si applica ai rapporti giuridici speciali esistenti tra coniugi, segnatamente per quei rapporti giuridici sviluppatisi indipendentemente dallo statuto matrimoniale delle parti, nel senso che avrebbero potuto essere creati tra chiunque altri; in effetti ad es. secondo l'art. 165 cpv. 3 CC l’indennità prevista non può essere pretesa se i contributi straordinari sono stati prestati in base a un contratto di lavoro, di mutuo o di società o in base a un altro rapporto giuridico. Tuttavia in caso di divorzio i coniugi decidono frequentemente di liquidare anche questi rapporti di dare e avere e, qualora fosse il caso, tali aspetti vanno comunque regolati prima di passare alla liquidazione del regime matrimoniale (cfr. sentenza TF 5C.171/2006 del 13 dicembre 2006, consid. 7.1 e 5C.87/2003 del 19 giugno 2003, consid. 4.1).
Nel caso concreto i coniugi hanno sottoscritto una convenzione che contemplava tra l'altro anche il destino della società in nome collettivo  da loro originariamente costituita e ciò nell'ambito di una liquidazione globale dei loro rapporti di dare e avere anche concernenti la liquidazione del regime matrimoniale. In questo caso, tenuto conto che l'accordo globale concerneva tutti questi elementi, i quali sono tra di loro interdipendenti, destinati a liquidare i rapporti patrimoniali tra i coniugi, anche se non hanno tutti la loro origine nel diritto matrimoniale, l'accordo deve essere sottoposto a omologazione da parte del Giudice, compresa la clausola relativa all'indennità che la moglie riceverà a seguito delle sue pretese sulla società in nome collettivo costituita con il marito (sentenza TF 5C.114/2003 del 4 dicembre 2003, consid. 2.2).

Una convenzione prodotta al Giudice nell'ambito di una richiesta comune di divorzio ai sensi degli art. 111 CC e 112 CC deve essere confermata dai coniugi dopo il termine di riflessione di due mesi a contare dalla loro audizione da parte del Giudice; pertanto è liberamente revocabile. Al contrario, le convenzioni prodotte al Giudice nell'ambito di una domanda unilaterale di divorzio ex art. 114 CC e 115 CC sono vincolanti per i coniugi: essi non possono revocarle unilateralmente, ma possono domandare al Giudice di non omologarle (sentenza TF 5C.270/2004 del 14 luglio 2005, consid. 3.2 in fine).

Ai sensi dell'art. 140 cpv. 2 CC, prima di omologare la convenzione, il Giudice si assicura che i coniugi l’abbiano conclusa di loro libera volontà e dopo matura riflessione e che la medesima sia chiara, completa e non manifestamente inadeguata.
L'omologazione sottostà dunque a cinque condizioni cumulative:
- la matura riflessione dei coniugi;
- la loro libera volontà;
- il carattere chiaro della convenzione;
- il carattere completo della convenzione;
- l'assenza di una manifesta inadeguatezza ("inéquitable" nel testo francese e "unangemessen" in quello tedesco).
Sulla condizione relativa alla "completezza della convenzione" cfr. ad es. anche DTF 129 III 417, consid. 2.1.1 in fine.
Per verificare l'esistenza di un' "inadeguatezza manifesta" il Tribunale federale precisa che occorre comparare la soluzione prevista in convenzione con quanto sarebbe stato deciso dal Giudice senza la convenzione; se la soluzione prevista in convenzione presenta una differenza immediatamente riconoscibile  per rapporto ad una eventuale decisione giudiziaria  e si diparte dalla regolamentazione legale  senza che sussistano considerazioni di equità, allora deve essere considerata come manifestamente inadeguata (cfr. anche sentenze TF 5C.163/2006 del 3 novembre 2006, consid. 4.1 e 5C.270/2004 del 14 luglio 2005, consid. 5.4.2); come per la lesione (art. 21 CO) occorre una sproporzione manifesta tra ciò che è attribuito a ciascun coniuge; il Giudice conserva un ampio margine di apprezzamento.
Nel caso concreto il valore del bene è stato stimato dai periti privati scelti dalle parti, in esecuzione della convenzione da loro firmata, in CHF 500'000.00 ca., mentre il perito giudiziario ha indicato un valore di ca. CHF 414'000.00: tenuto conto di questa importante discrepanza, dato che alla moglie spetta la metà della differenza (o CHF 250'000.00 ca. o CHF 207'000.0 ca.), il Tribunale federale ha considerato che la convenzione fosse manifestamente inadeguata e dunque non suscettibile di omologazione ai sensi dell'art. 140 CC.

Segnalo che il Tribunale federale nella sentenza TF 5A_838/2009 del 6 maggio 2010 ha precisato che i principi validi per l'omologazione di una sentenza di divorzio valgono anche per l'esame della congruità di una convenzione stipulata nell'ambito di un procedimento a tutela dell'unione coniugale.

Per quanto concerne gli alimenti il Tribunale federale ricorda in questa sentenza i principi alla base del calcolo ex art. 125 CC (ossia per il periodo posteriore la pronuncia del divorzio). Ha ricordato che se la sostanza è risparmiata allo scopo previdenziale, si può pretendere dal debitore alimentare, così come pure dal creditore alimentare, che la consumi per mantenersi dopo l'età pensionabile (DTF 128 III 7, consid. 3.1.2 e DTF 128 III 257, consid. 3.).
Nel caso concreto alla pronuncia del divorzio entrambi i coniugi avevano raggiunto l'età pensionabile; il marito tuttavia lavorava ancora. Avendo esercitato un'attività indipendente e non avendo accumulato averi di secondo pilastro, i coniugi hanno accumulato un'importante sostanza ai fini previdenziali. Ora, indipendentemente dal fatto che il marito lavori ancora, tenuto conto che l'art. 125 cpv. 1 CC prevede che solo se non si può ragionevolmente pretendere che un coniuge provveda da sé al proprio debito mantenimento, inclusa un’adeguata previdenza per la vecchiaia, l’altro coniuge gli deve un adeguato contributo di mantenimento, vista l'importante sostanza di cui possiede la moglie (vari milioni di franchi) si può pretendere che la medesima la consumi, tenuto conto che l'ha accumulata con lo scopo previdenziale, senza poter chiedere anche alimenti all'ex marito: il principio dell'indipendenza economica nel caso concreto prevale siccome la moglie è in grado di mantenere il suo tenore di vita con i propri mezzi economici.

Infine, per quanto concerne l'interesse compensatorio, l'art. 218 cpv. 2 CC prevede che il credito di partecipazione e la quota di plusvalore fruttano interessi a contare dalla chiusura della liquidazione; secondo il Tribunale federale è dunque dovuto dal momento della crescita in giudicato della sentenza (DTF 121 III 152, consid. 3a). Quanto all'ammontare dell'interesse compensatorio, il Tribunale federale ritiene corretto applicare il 5%, in analogia all'interesse di mora, ma lascia comunque ai Tribunali cantonali un potere di apprezzamento; nel caso concreto ha ritenuto che il Tribunale cantonale, applicando un interesse del 3,5%, non abbia ecceduto il suo potere di apprezzamento.

Data creazione: 2 novembre 2009
Data modifica: 30 dicembre 2010

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