Alimenti per il coniuge

Alimenti durante il matrimonio: applicabilità dell'art. 163 CC o 125 CC?

Caso 272, 16 ottobre 2011 << caso precedente | caso successivo >>

Nell'ambito di misure a tutela dell'unione coniugale o pendente una procedura cautelare di divorzio, per il calcolo degli alimenti a favore del coniuge occorre riferirsi all'art. 163 CC o all'art. 125 CC?

In alcune sentenze, tra cui una del 26 luglio 2011 e un'altra del 9 agosto 2011, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nel caso-250 era stato fatto riferimento alla questione a sapere se durante una procedura di misure a tutela dell'unione coniugale (ma anche cautelare di divorzio) si potesse mettere in discussione l'applicabilità del cosiddetto "calcolo delle eccedenze" nei casi in cui il matrimonio non fosse "lebensprägend".

Il caso concreto sgombra il campo da ogni dubbio in merito, nel senso che il Giudice delle misure a tutela dell'unione coniugale e il Giudice delle misure cautelari pendente una procedura di divorzio non devono risolvere il quesito di merito a sapere se il matrimonio ha influito concretamente sulla vita matrimoniale ("lebensprägend"). Durante il matrimonio anche qualora non si possa più contare con una ripresa della vita comune, ossia una riconciliazione, la causa dell'obbligazione alimentare resta l'art. 163 CC (DTF 130 III 537, consid. 3.2); ai sensi di tale norma i coniugi provvedono in comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al debito mantenimento della famiglia; essi s’intendono sul loro contributo rispettivo; in tale ambito, tengono conto dei bisogni dell’unione coniugale e della loro situazione personale. Il Giudice deve partire dalla convenzione, espressa o tacita, conclusa dai coniugi in merito ai rispettivi compiti e le reciproche risorse. Deve prendere in considerazione che in caso di sospensione della vita comune l'art. 163 CC, vale a dire il debito mantenimento della famiglia, impone a ciascun coniuge di partecipare, a seconda delle proprie possibilità, ai costi supplementari generati dalla vita separata. Può dunque accadere che il Giudice debba anche modificare l'accordo tra i coniugi relativo alla loro vita comune, adattandolo ai fatti nuovi. E' in questo senso che va intesa la sentenza pubblicata in DTF 128 III 65, la quale indica che nell'ambito dell'art. 163 CC i criteri applicabili dopo il divorzio (art. 125 CC) relativamente alla fissazione del contributo alimentare tra ex coniugi sono presi in considerazione  in particolare per valutare la ripresa di un'attività professionale da parte di un coniuge (v. anche sentenza TF 5A_122/2011 del 9 giugno 2011, consid. 4). Il Giudice deve quindi esaminare, visti i fatti nuovi (determinati dalla separazione), se e in quale misura si possa pretendere da un coniuge - che si vede sgravato dal suo obbligo di prendersi cura del menage familiare a seguito della separazione - che investa la sua forza lavorativa in altro modo, riprendendo o estendendo la propria attività lavorativa. In effetti in questi casi se la riconciliazione - e di conseguenza la ripresa del riparto dei ruoli precedentemente in essere, non è né ricercata, né ipotizzabile - lo scopo dell'indipendenza economica dei coniugi - segnatamente del coniuge che non esercitava alcuna attività lavorativa, o la svolgeva solo a tempo parziale - acquisisce d'importanza. Ciò vale sia in ambito di misure a tutela dell'unione coniugale, qualora non si possa più contare seriamente in una riconciliazione, sia nell'ambito di una procedura cautelare durante la procedura di divorzio, dove la rottura del vincolo coniugale è molto verosimile (DTF 130 III 537, consid. 3.2).
Il concetto di merito, a sapere se il matrimonio è stato o meno "lebensprägend", è assolutamente irrilevante e non va affrontato né dal Giudice delle misure a tutela dell'unione coniugale, né dal Giudice delle misure cautelari del divorzio.

Data creazione: 16 ottobre 2011
Data modifica: 27 dicembre 2011

Ammontare e durata del contributo di mantenimento a favore del coniuge in caso di divorzio

Caso 266, 1 luglio 2011 << caso precedente | caso successivo >>

Nel caso in cui il matrimonio abbia avuto delle ripercussioni economiche sulla vita di un coniuge (vale a dire sia stato "lebensprägend"), quale sarà l'ammontare e la durata del contributo alimentare dovuto dal coniuge economicamente più forte?

In una sentenza del 20 dicembre 2010, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Relativamente al calcolo del contributo alimentare post divorzio in caso di matrimonio "lebensprägend" si può far riferimento in particolare alle sentenze pubblicate in DTF 134 III 145 (cfr. anche caso-198) e  DTF 134 III 579 (cfr. anche caso-210).

Nel caso concreto il Tribunale federale ha precisato, e in parte ribadito, alcuni principi, vale a dire in particolare che:

  • se le condizioni di una modifica rilevante e duratura della situazione economica del coniuge debitore vengono adempiute prima della pronuncia del divorzio, più precisamente prima della fissazione del contributo di mantenimento ex art. 125 CC, occorre determinare tale contributo alimentare non solo tenendo in considerazione i criteri previsti dall'art. 125 cpv. 2 CC, ma anche i nuovi redditi ed oneri del coniuge debitore in applicazione analogica dell'art. 129 cpv. 1 CC (consid. 4.1.1);
  • il principio dell'automantenimento è superiore rispetto al diritto al mantenimento (consid. 4.1.2);
  • in caso di matrimonio "lebensprägend" occorre procedere in tre tappe per fissare l'eventuale contributo alimentare a favore del coniuge più debole economicamente (v. sopra) (consid. 4.2);
  • in caso di nuove nozze, il secondo marito non è tenuto a compensare la perdita del mantenimento dovuto dal primo marito, a meno che si sia impegnato in questo senso (consid. 4.3.2), non potendosi prevalere la moglie di una posizione di fiducia, di sicurezza ("position de confiance" /"Vertrauenposition" - cfr. sentenza TF 5C.49/2005 del 23 giugno 2005, consid. 2) determinata dal matrimonio;
  • se un matrimonio non è stato di una notevole durata ("très grande durée"), non vi è spazio per un contributo alimentare vita natural durante: in questo caso il coniuge creditore non può infatti prevalersi della posizione di fiducia, di sicurezza ("position de confiance" / "Vertrauenposition" - cfr. DTF 135 III 59, consid. 4.1) datagli dal matrimonio per ottenere un contributo alimentare che dura oltre il periodo in cui si deve prendere cura dei figli e il periodo necessario per reinserirsi professionalmente (consid. 4.1.2) e tanto meno fino al pensionamento (consid. 4.3.2);
  • il principio dell'indipendenza economica dei coniugi dopo il divorzio non esclude che siano previsti dei contributi di mantenimento superiori rispetto a quelli previsti in via provvisionale (o cautelare), segnatamente se gli alimenti calcolati in via provvisionale (o cautelare) erano basati su una situazione economica peggiore rispetto a quella esistente durante la vita comune (consid. 4.5).

Data creazione: 1 luglio 2011
Data modifica: 1 luglio 2011

Metodo di calcolo del contributo alimentare a favore del coniuge dopo il divorzio

Caso 262, 1 maggio 2011 << caso precedente | caso successivo >>

Come si calcola il contributo alimentare a favore del coniuge economicamente più debole a valere dal divorzio, qualora l'unione coniugale ha influito sulle condizioni di vita dei coniugi?

In una sentenza del 4 aprile 2011 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Nel caso di matrimonio che ha influito sulle condizioni di vita dei coniugi, ciascun coniuge ha diritto di vedersi riconoscere - per quanto possibile - il tenore di vita goduto durante la comunione domestica.

Sentenza ICCA 11.2006.129

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Premesso che il Tribunale d'appello di Lugano ribadisce la propria giurisprudenza secondo la quale il metodo del "calcolo delle eccedenze" non si applica al calcolo dei contributi alimentari a favore del coniuge dopo il divorzio, con il presente caso viene esposto in concreto il metodo di calcolo - invero piuttosto articolato - che viene per contro utilizzato, tenuto conto del fatto che occorre - per quanto possibile - permettere ai coniugi di mantenere lo stesso tenore di vita avuto al momento della separazione di fatto. Questo calcolo, già accennato nel caso-117, è determinante nel Canton Ticino, dato che, come per i criteri per il calcolo degli alimenti a favore dei figli minorenni, anche per gli alimenti a favore dell'ex coniuge il Tribunale federale non stabilisce un metodo preciso e lascia ai Tribunali cantonali, per cui all'ultima istanza cantonale, la possibilità di determinare un metodo di calcolo, il quale deve essere ovviamente basato su dei criteri razionali.

Nel caso concreto,

abbiamo i seguenti dati al momento della separazione di fatto:

  • reddito coniugale al momento della separazione di fatto: CHF 8'315.00 mensili;
  • fabbisogno familiare al momento della separazione di fatto: CHF 6'355.00 mensili (ME dei coniugi, allora di CHF 1'550.00 mensili, + tutte le altre spese relative al fabbisogno di entrambi i coniugi riconosciuto dalla giurisprudenza + quota parte in denaro delle Tabelle di Zurigo per il figlio minorenne)
  • eccedenza coniugale: CHF 1'960.00 mensili;
  • eccedenza a favore di ciascun coniuge: CHF 980.00 mensili;

e abbiamo i seguenti dati al momento del divorzio;

  • reddito della moglie: CHF 2'519.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo della moglie: CHF 2'845.00 mensili;
  • debito mantenimento della moglie: CHF 2'845.00 + CHF 980.00 = CHF 3'825.00 mensili;
  • reddito del marito: CHF 5'738.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo del marito: CHF 3'477.00 mensili;
  • debito di mantenimento del marito: CHF 3'477.00 + CHF 980.00 = CHF 4'457.00 mensili;
  • alimenti a favore del figlio (non oggetto di controversia, per cui riconosciuti da entrambi i coniugi): CHF 1'758.00 mensili;

per cui da ciò, secondo il Tribunale d'appello, scaturisce quanto segue:

  • alimenti a carico del marito e a favore del figlio: CHF 1'758.00 mensili (pacifico, siccome riconosciuto da entrambi i coniugi);
  • alimenti a favore della moglie: CHF 503.00 mensili (CHF 5'738.00 ./. CHF 3'477.00 ./. CHF 1'758.00).

Da notare che con gli alimenti di cui sopra il marito viene ridotto al suo fabbisogno minimo (CHF 5'738.00 ./. CHF 1'758.00 ./. CHF 503.00 = CHF 3'477.00 mensili), mentre la moglie potrà beneficiare della copertura del suo fabbisogno minimo oltre a CHF 117.00 mensili (CHF 2'519.00 + CHF 503.00 ./. CHF 2'845.00 = CHF 117.0 mensili) ... ciò che non trova una spiegazione razionale.

Poi il Tribunale d'appello continua i propri calcoli tenendo in considerazione che dall'ottobre 2012 alla moglie può essere computato un reddito potenziale di CHF 3'000.00 mensili, ciò che porta al seguente calcolo alimentare:

  • reddito della moglie: CHF 3'000.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo della moglie: CHF 2'845.00 mensili;
  • debito mantenimento della moglie: CHF 2'845.00 + CHF 980.00 = CHF 3'825.00 mensili;
  • reddito del marito: CHF 5'738.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo del marito: CHF 3'477.00 mensili;
  • debito di mantenimento del marito: CHF 3'477.00 + CHF 980.00 = CHF 4'457.00 mensili;
  • alimenti a favore del figlio (non oggetto di controversia, per cui riconosciuti da entrambi i coniugi): CHF 1'758.00 mensili;

per cui da ciò, secondo il Tribunale d'appello, scaturisce quanto segue:

  • alimenti a carico del marito e a favore del figlio: CHF 1'758.00 mensili (pacifico, siccome riconosciuto da entrambi i coniugi);
  • alimenti a favore della moglie: CHF 150.00 mensili, così che entrambi i coniugi registreranno un disavanzo proporzionalmente uguale rispetto al loro "debito mantenimento".

Poi dall'ottobre 2014 il figlio sarà maggiorenne, per cui il padre non dovrà più contribuire al suo mantenimento (riservato l'art. 277 cpv. 2 CC, la cui applicabilità è tuttavia subordinata al mantenimento a favore dell'ex coniuge), per cui avremo la seguente situazione:

  • reddito della moglie: CHF 3'000.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo della moglie: CHF 2'845.00 mensili;
  • debito mantenimento della moglie: CHF 2'845.00 + CHF 980.00 = CHF 3'825.00 mensili;
  • reddito del marito: CHF 5'738.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo del marito: CHF 3'477.00 mensili;
  • debito di mantenimento del marito: CHF 3'477.00 + CHF 980.00 = CHF 4'457.00 mensili;

per cui da ciò, secondo il Tribunale d'appello, scaturisce quanto segue:

  • alimenti a favore della moglie: CHF 825.00 mensili (CHF 3'000.00 ./. CHF 3'825.00), ritenuto che il marito ha una disponibilità, una volta coperto il suo debito mantenimento, di CHF 1'281.00 mensili (CHF 5'738.00 ./. CHF 4'457.00).

Da notare tuttavia che il Tribunale d'appello ha assegnato un alimento muliebre di soli CHF 643.40 mensili, siccome questa è stata la pretesa della moglie (nel rispetto del principio dispositivo).

Ed infine il Tribunale federale ha effettuato delle stime sulle future rendite AVS e di cassa pensione dei coniugi, cifrando le rispettive situazioni economiche come segue:

  • entrate AVS e cassa pensione della moglie: CHF 2'845.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo della moglie: CHF 2'845.00 mensili;
  • debito mantenimento della moglie: CHF 2'845.00 + CHF 980.00 = CHF 3'825.00 mensili;
  • entrate AVS e cassa pensione del marito: CHF 4'000.00 mensili netti;
  • fabbisogno minimo del marito: CHF 3'477.00 mensili;
  • debito di mantenimento del marito: CHF 3'477.00 + CHF 980.00 = CHF 4'457.00 mensili;
  • per cui da ciò, secondo il Tribunale d'appello, scaturisce quanto segue:

  • alimenti a favore della moglie: CHF 300.00 mensili, per garantire un tenore di vita paritario, tenuto conto che il marito registrerà un ammanco sul proprio debito mantenimento di CHF 457.00 mensili (CHF 4'000.00 ./. CHF 4'457.00), mentre la moglie un disavanzo sul proprio debito mantenimento di CHF 980.00 mensili (CHF 2'845.00 ./. CHF 3'825.00).

Data creazione: 1 maggio 2011
Data modifica: 2 maggio 2011

Alimenti durante la separazione: applicabilità dei criteri del mantenimento dopo il divorzio

Caso 250, 1 novembre 2010 << caso precedente | caso successivo >>

Nella misura in cui non sia più possibile contare seriamente su una riconciliazione dei coniugi, per il calcolo del contributo alimentare a favore di un coniuge durante la separazione possono essere applicati i principi valevoli per il divorzio?

In una sentenza del 23 febbraio 2010, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

I coniugi si sono sposati il 15 maggio 2007; dal loro matrimonio non sono nati figli; ciascun coniuge ha un figlio nato da un precedente matrimonio; i coniugi sono separati di fatto dal mese di maggio 2009.
Il 20 maggio 2009 il marito ha inoltrato davanti al Giudice un'istanza di misure a tutela dell'unione coniugale. Il Giudice l'ha astretto al pagamento di un contributo di mantenimento a favore della moglie. Il Tribunale federale ha accolto il suo ricorso per il fatto che i Giudici cantonali non hanno valutato se egli si fosse o meno obbligato a garantire finanziariamente la formazione professionale intrapresa dalla moglie.

Il principio e l'ammontare del contributo alimentare si basano sull'art. 176 cpv. 1 cifra 1 CC e si determinano tenendo in considerazione le possibilità economiche e i fabbisogni dei coniugi. L'art. 163 cpv. 1 CC costituisce la causa dell'obbligazione alimentare.
Dal momento in cui non sia più possibile contare seriamente su una riconciliazione dei coniugi, i principi valevoli per il calcolo del contributo di mantenimento dopo il divorzio devono già essere presi in considerazione. Ciò significa ritenere i criteri non esaustivi previsti all'art. 125 cpv. 2 CC, ma anche che occorre valutare la situazione alla luce del principio dell'indipendenza economica dei coniugi. Ad es. il coniuge richiedente il contributo alimentare può essere astretto, a dipendenza delle circostanze concrete, ad intraprendere un'attività lavorativa o ad estenderla (DTF 130 III 537, consid. 3.2; 128 III 65, consid. 4a e riferimenti citati).

Secondo la giurisprudenza sviluppata per l'art. 125 CC (mantenimento dopo il divorzio), occorre prendere in considerazione se il matrimonio è stato "lebensprägend", vale a dire se ha influito concretamente sulla situazione finanziaria del coniuge chiedente l'alimento. Su tale concetto rimando al caso-174. Nell'ipotesi in cui il matrimonio non fosse considerato "lebensprägend", per verificare se il coniuge creditore possa o meno pretendere un contributo di mantenimento, occorrerà riferirsi alla situazione dei coniugi prima del matrimonio.

La sentenza di cui al presente caso non indica unicamente l'applicabilità dei criteri di cui all'art. 125 cpv. 2 CC nel caso in cui non si possa più contare seriamente su una riconciliazione dei coniugi, ma sempre in quest'ultima ipotesi mette in seria discussione l'applicabilità del cosiddetto "calcolo delle eccedenze" nei casi in cui il matrimonio non sia "lebensprägend". Tuttavia nelle sentenze di cui al caso-272 il Tribunale federale ha indicato che la questione a sapere se il matrimonio sia stato "lebensprägend" è di merito e non va esaminata nell'ambito delle misure a tutela dell'unione coniugale o nel calcolo alimentare cautelare pendente una procedura di divorzio.

Sull'imputazione retroattiva di un reddito non effettivamente conseguito, cfr. sentenza TF 5A_848/2010 del 4 aprile 2011.

Data creazione: 1 novembre 2010
Data modifica: 10 gennaio 2012

Obbligo alimentare per i figli nati da differenti matrimoni e l'ex coniuge

Caso 237, 15 marzo 2010 << caso precedente | caso successivo >>

Qualora, pronunciato il divorzio, un coniuge si risposa e dall'unione coniugale nascono altri figli, come vengono calcolati i vari contributi alimentari, segnatamente a favore dei figli di primo e secondo letto e a favore della ex moglie?

In una sentenza del 3 marzo 2010 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nel caso concreto siamo in presenza di due ex coniugi, i quali hanno avuto all'epoca del matrimonio un figlio; dopo il divorzio il marito si è risposato e con la nuova moglie ha avuto due altri figli. All'epoca della sentenza di divorzio il marito si è obbligato a versare alla ex moglie un contributo alimentare per sé e per il figlio minorenne. Con il nuovo matrimonio e la nascita di altri due figli si è dunque posto il problema del calcolo dei contributi alimentari a favore della ex coniuge e il figlio di primo letto, tenuto conto degli oneri della nuova economia domestica del marito.

Il Tribunale d'appello ha indicato che la disponibilità economica di una persona sposata si determina in base al metodo di calcolo abitualmente adottato dalla Prima Camera Civile del medesimo Tribunale, il quale consiste nel dedurre dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni, suddividendo l'eccedenza a metà.

Occorre quindi procedere con il calcolo del reddito e del fabbisogno minimo degli attuali coniugi. A ciascun coniuge pertoccherà l'eccedenza. Facciamo dunque un esempio concreto (le cui cifre, per praticità dell'esempio, differiscono dai dati effettivi contenuti  nella sentenza qui commentata):

- reddito del marito: CHF 10'600.00 (con assegni famigliari di base)
- reddito dell'attuale moglie: CHF 0.00 (si occupa della cura e custodia dei figli comuni, in tenera età)
- fabbisogno famigliare (compreso quello dei figli comuni): CHF 7'500.00
- eccedenza: CHF 2'500.00
- metà eccedenza: CHF 1'250.00

Il marito disporrebbe così di un importo di CHF 1'250.00 mensili da destinare al mantenimento della ex moglie e del figlio minorenne di primo letto. A questo proposito evidenzio che la ex moglie beneficia di un contributo alimentare di cui alla sentenza di divorzio di CHF 1'100.00 mensili, mentre il figlio ha un fabbisogno di CHF 1'400.00 mensili. Di conseguenza la cifra di CHF 1'250.00 mensili non è sufficiente per mantenere la ex moglie e il figlio di primo letto. Dedicare loro solo la cifra di CHF 1'250.00 mensili complessivi privilegerebbe la copertura del fabbisogno in denaro dei figli di secondo letto, mentre nei confronti di un medesimo genitore il fabbisogno di figli comuni non è prioritario rispetto a quello di figli non comuni. Anzi, in ossequio alla giurisprudenza del Tribunale federale i figli minorenni che hanno un padre (o una madre) comune hanno diritto nei confronti di lui (o di lei) a un identico livello di vita e a contributi di mantenimenti proporzionalmente uguali per rapporto ai loro bisogni oggettivi (DTF 120 II 291, consid. 3b/bb e DTF 116 II 114, consid. 4a).
Dovendosi accertare la disponibilità economica di un genitore nei confronti di figli avuti da matrimoni diversi (o di figli avuti dal matrimonio e fuori dal matrimonio), il metodo di calcolo predetto va adattato, mettendo sullo stesso piano i figli minorenni di quel genitore (cfr. sentenza 11.2005.12 dell'8 settembre 2005, consid. 11; inc. 11.2008.66 del 23 dicembre 2009, consid, 12 e 13).
Non solo, sul medesimo piano va posto - dandosene il caso - l'ex coniuge, il cui contributo alimentare non va postergato a quello per i figli minorenni (DTF 128 III 415 in alto).
I contributi alimentari per figli maggiorenni vanno per contro posposti, in ogni caso, a quelli per i figli minorenni (comuni o non comuni) e per l'ex coniuge (DTF 132 III 211 consid. 2.3).

Quindi, nel caso concreto occorre rifare i calcoli prendendo in considerazione il fabbisogno famigliare (quello della nuova coppia) senza calcolare il contributo alimentare a favore dei figli comuni e togliendo dal reddito del marito gli eventuali assegni famigliari (AF) di base, che andranno aggiunti in un secondo tempo. Ecco dunque il calcolo:

- reddito del marito: CHF 10'000.00 (senza AF)
- reddito dell'attuale moglie: CHF 0.00
- fabbisogno famigliare (senza quello dei figli comuni): CHF 5'000.00
- eccedenza: CHF 5'000.00
- metà eccedenza: CHF 2'500.00

Con la sua mezza eccedenza (CHF 2'500.00 mensili) il marito deve così provvedere al fabbisogno in denaro del figlio di primo letto (CHF 1'450.00 mensili), a metà del fabbisogno in denaro dei due figli di secondo letto (CHF 600.00 + CHF 500.00 mensili) e al contributo alimentare a favore della ex moglie (calcolato a suo tempo nella sentenza di divorzio) di CHF 1'100.00 mensili. La seconda moglie del marito dal canto suo deve provvedere con la sua mezza eccedenza a metà del fabbisogno in denaro dei figli comuni (sempre CHF 600.00 + CHF 500.00 mensili).

Ora, dai calcoli di cui sopra si evince che il marito non ha però risorse economiche sufficienti per onorare tutti gli obblighi di mantenimento (complessivi CHF 3'650.00 mensili), la somma a sua disposizione (CHF 2'500.00 mensili) va dunque ripartita proporzionalmente fra i beneficiari come segue, tenuto conto del seguente coefficiente: 0.6849, coefficiente che si ottiene facendo CHF 2'500.00 : CHF 3'650.00.

- a favore della ex moglie: CHF 1'100.00 x 0.6849 = CHF 753.40 arr.
- a favore del figlio di primo letto: CHF 1'450.00 x 0.6849 = CHF 993.15 + AF arr.
- a favore dei due figli di secondo letto, rispettivamente CHF 600.00 x 0.6849 = CHF 410.95 + AF arr. e CHF 500.00 x 0.6849 = CHF 342.45 + AF arr.

Da notare infine che nel caso concreto il figlio di primo letto è divenuto ad un certo punto maggiorenne, con la conseguenza che non è stato più considerata nei calcoli di cui sopra, dovendosi consacrare la disponibilità di CHF 2'500.00 mensili (nella misura del necessario) al pieno mantenimento della ex moglie (CHF 1'100.00 mensili) e dei figli di secondo letto, ancora minorenni (CHF 600.00 + CHF 500.00 mensili); la parte rimanente, ossia CHF 300.00 mensili non va necessariamente e direttamente destinata al mantenimento del figlio divenuto maggiorenne, dato che occorre verificare se sono adempiute le condizioni per obbligare i suoi genitori al suo mantenimento (oltre tutto per il suo mantenimento il fabbisogno minimo dei genitori andrebbe aumentato del 20% - cfr. ad es. cfr. DTF 118 II 97, sentenza TF dell'8 maggio 2003, 5C.5/2003).

 Sul computo degli assegni famigliari per il calcolo cfr. tuttavia caso-291, in fine.

Data creazione: 15 marzo 2010
Data modifica: 17 febbraio 2013

Carattere vincolante delle convenzioni tra coniugi, alimenti dopo il divorzio ed esigibilità del consumo di sostanza, pagamento di interessi per pretese di scioglimento del regime dei beni

Caso 228, 2 novembre 2009 << caso precedente | caso successivo >>

Sono vincolanti le convenzioni sottoscritte tra i coniugi in vista di una procedura di divorzio? Si può esigere che un coniuge divorziato al suo pensionamento consumi la sua sostanza? Quale è il tasso di interesse compensatorio per le pretese di liquidazione del regime matrimoniale?

In una sentenza del 2 ottobre 2008 il Tribunale federale ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Sono vari i temi affrontati in questa sentenza del Tribunale federale. Cercherò di riassumerli qui di seguito.

L'art. 140 CC prevede che la convenzione sugli effetti del divorzio è giuridicamente valida soltanto se omologata dal Giudice. Essa deve figurare nel dispositivo della sentenza. Questa norma si applica a tutte le convenzioni concernenti le conseguenze patrimoniali al divorzio, in particolare relativamente agli alimenti, la liquidazione del regime matrimoniale e la regolamentazione di debiti tra coniugi, indipendentemente se contratti prima o dopo la procedura di divorzio, prima o dopo il matrimonio. Ciò vale anche per una convenzione sull'equa indennità prevista dall'art. 165 cpv. 1 e 2 CC, pretesa che d'altra parte deve essere fatta valere al più tardi con la procedura di divorzio (DTF 123 III 433, consid. 4b e 4c).
Per contro l'art. 140 CC non si applica ai rapporti giuridici speciali esistenti tra coniugi, segnatamente per quei rapporti giuridici sviluppatisi indipendentemente dallo statuto matrimoniale delle parti, nel senso che avrebbero potuto essere creati tra chiunque altri; in effetti ad es. secondo l'art. 165 cpv. 3 CC l’indennità prevista non può essere pretesa se i contributi straordinari sono stati prestati in base a un contratto di lavoro, di mutuo o di società o in base a un altro rapporto giuridico. Tuttavia in caso di divorzio i coniugi decidono frequentemente di liquidare anche questi rapporti di dare e avere e, qualora fosse il caso, tali aspetti vanno comunque regolati prima di passare alla liquidazione del regime matrimoniale (cfr. sentenza TF 5C.171/2006 del 13 dicembre 2006, consid. 7.1 e 5C.87/2003 del 19 giugno 2003, consid. 4.1).
Nel caso concreto i coniugi hanno sottoscritto una convenzione che contemplava tra l'altro anche il destino della società in nome collettivo  da loro originariamente costituita e ciò nell'ambito di una liquidazione globale dei loro rapporti di dare e avere anche concernenti la liquidazione del regime matrimoniale. In questo caso, tenuto conto che l'accordo globale concerneva tutti questi elementi, i quali sono tra di loro interdipendenti, destinati a liquidare i rapporti patrimoniali tra i coniugi, anche se non hanno tutti la loro origine nel diritto matrimoniale, l'accordo deve essere sottoposto a omologazione da parte del Giudice, compresa la clausola relativa all'indennità che la moglie riceverà a seguito delle sue pretese sulla società in nome collettivo costituita con il marito (sentenza TF 5C.114/2003 del 4 dicembre 2003, consid. 2.2).

Una convenzione prodotta al Giudice nell'ambito di una richiesta comune di divorzio ai sensi degli art. 111 CC e 112 CC deve essere confermata dai coniugi dopo il termine di riflessione di due mesi a contare dalla loro audizione da parte del Giudice; pertanto è liberamente revocabile. Al contrario, le convenzioni prodotte al Giudice nell'ambito di una domanda unilaterale di divorzio ex art. 114 CC e 115 CC sono vincolanti per i coniugi: essi non possono revocarle unilateralmente, ma possono domandare al Giudice di non omologarle (sentenza TF 5C.270/2004 del 14 luglio 2005, consid. 3.2 in fine).

Ai sensi dell'art. 140 cpv. 2 CC, prima di omologare la convenzione, il Giudice si assicura che i coniugi l’abbiano conclusa di loro libera volontà e dopo matura riflessione e che la medesima sia chiara, completa e non manifestamente inadeguata.
L'omologazione sottostà dunque a cinque condizioni cumulative:
- la matura riflessione dei coniugi;
- la loro libera volontà;
- il carattere chiaro della convenzione;
- il carattere completo della convenzione;
- l'assenza di una manifesta inadeguatezza ("inéquitable" nel testo francese e "unangemessen" in quello tedesco).
Sulla condizione relativa alla "completezza della convenzione" cfr. ad es. anche DTF 129 III 417, consid. 2.1.1 in fine.
Per verificare l'esistenza di un' "inadeguatezza manifesta" il Tribunale federale precisa che occorre comparare la soluzione prevista in convenzione con quanto sarebbe stato deciso dal Giudice senza la convenzione; se la soluzione prevista in convenzione presenta una differenza immediatamente riconoscibile  per rapporto ad una eventuale decisione giudiziaria  e si diparte dalla regolamentazione legale  senza che sussistano considerazioni di equità, allora deve essere considerata come manifestamente inadeguata (cfr. anche sentenze TF 5C.163/2006 del 3 novembre 2006, consid. 4.1 e 5C.270/2004 del 14 luglio 2005, consid. 5.4.2); come per la lesione (art. 21 CO) occorre una sproporzione manifesta tra ciò che è attribuito a ciascun coniuge; il Giudice conserva un ampio margine di apprezzamento.
Nel caso concreto il valore del bene è stato stimato dai periti privati scelti dalle parti, in esecuzione della convenzione da loro firmata, in CHF 500'000.00 ca., mentre il perito giudiziario ha indicato un valore di ca. CHF 414'000.00: tenuto conto di questa importante discrepanza, dato che alla moglie spetta la metà della differenza (o CHF 250'000.00 ca. o CHF 207'000.0 ca.), il Tribunale federale ha considerato che la convenzione fosse manifestamente inadeguata e dunque non suscettibile di omologazione ai sensi dell'art. 140 CC.

Segnalo che il Tribunale federale nella sentenza TF 5A_838/2009 del 6 maggio 2010 ha precisato che i principi validi per l'omologazione di una sentenza di divorzio valgono anche per l'esame della congruità di una convenzione stipulata nell'ambito di un procedimento a tutela dell'unione coniugale.

Per quanto concerne gli alimenti il Tribunale federale ricorda in questa sentenza i principi alla base del calcolo ex art. 125 CC (ossia per il periodo posteriore la pronuncia del divorzio). Ha ricordato che se la sostanza è risparmiata allo scopo previdenziale, si può pretendere dal debitore alimentare, così come pure dal creditore alimentare, che la consumi per mantenersi dopo l'età pensionabile (DTF 128 III 7, consid. 3.1.2 e DTF 128 III 257, consid. 3.).
Nel caso concreto alla pronuncia del divorzio entrambi i coniugi avevano raggiunto l'età pensionabile; il marito tuttavia lavorava ancora. Avendo esercitato un'attività indipendente e non avendo accumulato averi di secondo pilastro, i coniugi hanno accumulato un'importante sostanza ai fini previdenziali. Ora, indipendentemente dal fatto che il marito lavori ancora, tenuto conto che l'art. 125 cpv. 1 CC prevede che solo se non si può ragionevolmente pretendere che un coniuge provveda da sé al proprio debito mantenimento, inclusa un’adeguata previdenza per la vecchiaia, l’altro coniuge gli deve un adeguato contributo di mantenimento, vista l'importante sostanza di cui possiede la moglie (vari milioni di franchi) si può pretendere che la medesima la consumi, tenuto conto che l'ha accumulata con lo scopo previdenziale, senza poter chiedere anche alimenti all'ex marito: il principio dell'indipendenza economica nel caso concreto prevale siccome la moglie è in grado di mantenere il suo tenore di vita con i propri mezzi economici.

Infine, per quanto concerne l'interesse compensatorio, l'art. 218 cpv. 2 CC prevede che il credito di partecipazione e la quota di plusvalore fruttano interessi a contare dalla chiusura della liquidazione; secondo il Tribunale federale è dunque dovuto dal momento della crescita in giudicato della sentenza (DTF 121 III 152, consid. 3a). Quanto all'ammontare dell'interesse compensatorio, il Tribunale federale ritiene corretto applicare il 5%, in analogia all'interesse di mora, ma lascia comunque ai Tribunali cantonali un potere di apprezzamento; nel caso concreto ha ritenuto che il Tribunale cantonale, applicando un interesse del 3,5%, non abbia ecceduto il suo potere di apprezzamento.

Data creazione: 2 novembre 2009
Data modifica: 30 dicembre 2010

Rifiuto di pagamento del contributo alimentare - grave reato contro l'obbligato

Caso 216, 3 maggio 2009 << caso precedente | caso successivo >>

E' possibile rifiutare il pagamento di un contributo alimentare a favore del coniuge qualora questi abbia commesso un grave reato contro l’obbligato o una persona a lui intimamente legata?

In una sentenza del 12 dicembre 2007*, il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Espongo qui di seguito le considerazioni più importanti del Tribunale d'appello su tale argomento.
Secondo l'art. 125 cpv. 3 n. 3 CC un contributo alimentare risulta manifestamente iniquo, in particolare, ove l'avente diritto abbia commesso “un grave reato contro l'obbligato”. Tale disposizione si ispira alle finalità degli art. 477 n. 1 CC in materia di diseredazione e art. 249 n. 1 CO in materia di ripetizione di beni donati (Gloor/Spycher: Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 40 ad art. 125). Determinante è la gravità concreta dell'infrazione, non la designazione giuridica astratta dell'illecito quale crimine o delitto (art. 10 cpv. 2 e art. 3 CP). Sicuramente gravi sono crimini o delitti intenzionali contro la vita e l'integrità fisica o sessuale, come pure contro il patrimonio (Schwenzer in: FamKommentar, Berna 2005, n. 96 ad art. 125 CC). Anche la calunnia può definirsi, dandosi il caso, un grave reato (Steinauer, Le droit des successions, Berna 2006, pag. 207 n. 379c; Guinand/Stettler/ Leuba, Droit des successions, 6ª edizione, pag. 89 n. 174). L'art. 125 cpv. 3 CC va, in ogni modo, applicato con cautela (DTF 127 III 65 consid. 2a, pag. 66).
Nel caso concreto nel maggio del 2000 la moglie ha denunciato mendacemente il marito per lesioni semplici, accusandolo di avere picchiato il figlio con tanta violenza da provocarne il ricovero all'Ospedale e la frattura di tutt'e due le gambe. Sulla scorta della medesima falsità essa ha poi chiesto al Pretore la sospensione del diritto di visita tra padre e figlio, inducendo il Pretore a decretare un diritto di visita sorvegliato, della frequenza di una volta la settimana, per un'ora e mezzo. Solo un anno dopo la moglie ha consentito a ripristinare l'assetto libero degli incontri, quando ormai ciò appariva ineluttabile (in un referto il medico ha escluso l'esistenza di motivi per limitare le visite). Con il suo disegno malizioso la moglie è riuscita così a mortificare per un anno il marito nei suoi affetti più cari, limitandogli sempre per un anno i suoi incontri con il figlio.
Si è trattata di una manovra ideata e condotta con determinazione, ove si consideri che la moglie ha segnalato gli stessi fatti all'Unità di intervento regionale, preposta a soccorrere le vittime di reati, e sulla base di un'attestazione rilasciata da un assistente sociale di tale servizio, ha chiesto al Pretore l'immediata sospensione del diritto di visita.
Dato tale agire, il Tribunale d'appello ha considerato che la moglie non potesse quindi pretendere di colpire nell'intimo il marito con mezzi sleali e pretendere poi un contributo alimentare post divorzio.
Il Tribunale d'appello ha poi precisato che del comportamento della madre non può, ad ogni buon conto, essere chiamato a risentire il figlio. In effetti, essendo la moglie tenuta a sostentare sé medesima con un'attività a tempo pieno, non può provvedere alla cura e all'educazione del minorenne che si potrebbe ragionevolmente esigere in natura da una madre dispensata – parzialmente o totalmente – dall'esercizio di un'attività lucrativa. La posta per cura e educazione del figlio correlata alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo è stata pertanto inserita nel fabbisogno in denaro del figlio, alimento questo assunto dal padre.

* Sentenza reperibile sul sito internet del Tribunale d'appello di Lugano: I CCA 11.2006.18; v. anche RTiD II 2008, N. 21c.

Data creazione: 3 maggio 2009
Data modifica: 3 maggio 2009

Mantenimento dopo il divorzio - calcolo delle eccedenze, precisazione

Caso 210, 2 febbraio 2009 << caso precedente | caso successivo >>

Il metodo del calcolo delle eccedenze risulta sempre inapplicabile per calcolare l'ammontare del contributo alimentare a favore del coniuge creditore dopo il divorzio?

In una sentenza del 5 settembre 2008*, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

La sentenza oggetto del presente caso precisa la giurisprudenza pubblicata in DTF 134 III 145 (cfr. anche caso-198), siccome in quella sentenza il Tribunale federale aveva indicato che il metodo di calcolazione degli alimenti dopo la pronuncia del divorzio a favore del coniuge più debole economicamente secondo il criterio denominato "calcolo delle eccedenze" era da considerarsi di regola non appropriato. Autori di dottrina hanno criticato questa affermazione del Tribunale federale (cfr. ad es. Spycher, in ZBJV 144/2008, pag. 514 e Hausheer, in ZBJV 144/208, pag.568).
Nella sentenza oggetto del presente caso, il Tribunale federale, pur volendo precisare la propria affermazione, ha tenuto comunque a ribadire che l'obiettivo (principio e criteri di calcolo) del mantenimento dopo il divorzio si distingue da quello per il mantenimento durante il matrimonio (nel primo caso si applicano i criteri dell'art. 125 CC, mentre nel secondo quelli dell'art. 163 CC). Nella sentenza pubblicata in DTF 134 III 145 alla moglie è stato computato un reddito dopo il divorzio, ciò che ha escluso l'applicazione del calcolo delle eccedenze per la calcolazione dell'alimento post divorzio: se fosse stato applicato, avrebbe condotto ad un risultato errato, ossia un alimento a favore della moglie che le avrebbe permesso di godere di un tenore di vita superiore a quello esistente durante il matrimonio. Inoltre non va dimenticato che tra i vari criteri di calcolo dell'alimento post divorzio rientra ad es. anche la costituzione di un'adeguata previdenza, sempre che i mezzi finanziari lo permettano, concetto questo che esula dal calcolo del contributo alimentare durante il matrimonio.

A proposito dei "matrimoni che hanno concretamente influenzato la vita del coniuge creditore dell'alimento" va precisato che il criterio per verificare se si sia o meno in presenza di tali matrimoni non è solo la durata dei medesimi (matrimonio di lunga durata, ad es. dieci anni = matrimonio che ha concretamente influenzato la vita del coniuge creditore dell'alimento), bensì anche in caso di matrimoni di breve durata (ad es. inferiori ai cinque anni) si può essere in presenza di tali matrimoni, segnatamente quando dall'unione siano nati dei figli, poiché la necessità di accudire i figli fino ad una certa età implica per il coniuge che si occupa della loro educazione una capacità lucrativa nulla o solamente limitata.
In un'altra sentenza il Tribunale federale ha pure precisato che ciò vale anche nel caso in cui un coniuge si è assunto l'onere di occuparsi del figlio dell'altro coniuge e abbia di conseguenza limitato la sua attività professionale (sentenza TF 5A_103/2008 del 5 maggio 2008, in FamPra 4/2008, N. 98).
Preciso che nel caso di matrimoni che non hanno concretamente influenzato la vita dei coniugi (ad es. di principio che sono durati meno di cinque anni e dai quali non sono nati figli) non vi è alcun motivo di calcolare gli eventuali alimenti post divorzio prendendo in considerazione il tenore di vita goduto durante il matrimonio; in questi casi occorre riferirsi al tenore di vita che ciascun coniuge godeva prima di sposarsi, come se il matrimonio non avesse avuto luogo (cfr. ad es. sentenza TF 5C.244/2006 del 13 aprile 2007).

Preciso infine che relativamente all'obbligo del coniuge affidatario dei figli di lavorare, la giurisprudenza relativa ai 10/16 anni di età dei figli (cfr. ad es. caso-055) non è assoluta, infatti si può pretendere che il coniuge affidatario continui a lavorare se nonostante i figli nati durante il matrimonio tale coniuge già lavorava; lo stesso dicasi se si è in presenza di figli collocati in una struttura, dato che ciò non impedisce al genitore affidatario di lavorare (sentenza TF 5A_100/2007, del 4 luglio 2007).

* Sentenza pubblicata nella raccolta ufficiale delle sentenze del Tribunale federale: DTF 134 III 579.

Data creazione: 2 febbraio 2009
Data modifica: 19 aprile 2009

Computo di quali redditi e di quale sostanza per il calcolo dei contributi alimentari

Caso 209, 19 gennaio 2009 << caso precedente | caso successivo >>

E' corretto considerare quale reddito determinante per il calcolo dei contributi alimentari la rendita per menomazione all'integrità?

In una sentenza del 15 settembre 2008*, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

A dipendenza delle circostanze, può non apparire arbitrario il parziale computo di una rendita per menomazione dell'integrità quale reddito nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento per la breve durata della procedura di divorzio.

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

La sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC).

Data creazione: 19 gennaio 2009
Data modifica: 19 aprile 2009

Separazione dei beni, rendita e divisione della sostanza a scopo previdenziale - aspettative ereditarie

Caso 208, 5 gennaio 2009 << caso precedente | caso successivo >>

La sostanza accumulata durante il matrimonio può essere suddivisa a scopi previdenziali in caso di divorzio qualora tra i coniugi sia in essere il regime della separazione dei beni? Il Giudice può prevedere una rendita a scopi previdenziali?

In una sentenza del 23 aprile 2008*, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nel caso-084 sono state commentate parte delle questioni qui trattate (in particolare la divisione del patrimonio qualora il marito non disponga di un secondo pilastro e tra i coniugi sia in essere il regime della separazione dei beni).
Nel caso qui commentato il Tribunale federale ha precisato che in caso di divorzio il contributo alimentare a favore del coniuge più debole finanziariamente deve prendere in considerazione, tra i vari criteri previsti dall'art. 125 cpv. 2 CC, il reddito e il patrimonio dei coniugi (art. 125 cpv. 2 cifra 5 CC). A seconda della funzione e della composizione della sostanza si può pretendere da entrambi i coniugi che la sostanza sia intaccata. In particolare, se la sostanza è stata accumulata a scopo previdenziale si giustifica pretendere che sia intaccata qualora ciò sia necessario per assicurare il mantenimento dei coniugi dopo il loro pensionamento. Ciò non sarà tuttavia il caso qualora i beni che costituiscono la sostanza non siano realizzabili facilmente, se sono stati acquisiti per successione o se sono stati investiti nell'abitazione coniugale. Per il principio dell'uguaglianza tra i coniugi, si pretende che un coniuge intacchi la propria sostanza solo se anche l'altro farà altrettanto (a meno che non ne disponga - cfr. DTF 129 III 7, consid. 3.1.2 e riferimenti).
Il Giudice può prevedere che il contributo alimentare sia aumentato o ridotto a scadenze determinate tenuto conto dell'evoluzione prevedibile della situazione economica delle parti. Tuttavia le aspettative ereditarie del coniuge debitore alimentare, anche se molto importanti, non vanno prese in considerazione nell'ambito della commisurazione del contributo alimentare ex art. 125 CC; tali aspettative, qualora si realizzassero, possono semmai dare la possibilità di chiedere la modifica della sentenza di divorzio secondo l'art. 129 cpv. 1 CC (cfr. sentenza TF 5C.84/2006 del 29 settembre 2006, consid. 5.2; cfr. anche caso-154 e sentenza del Tribunale federale ivi citata).

* Sentenza non pubblicata nella raccolta ufficiale delle sentenze del Tribunale federale, ma reperibile su internet: 5A_664/2007.

Nella sentenza 5A_14/2008 del 28 maggio 2008 il Tribunale federale ha precisato che anche per la sostanza può essere preso in considerazione un reddito ipotetico (riprendendo la sentenza pubblicata in DTF 117 II 16, consid. 1b). Di principio dopo il pensionamento si può pretendere che la sostanza sia consumata, ma a certe condizioni e salvo eccezioni (citate ad es. nella sentenza DTF 129 III 7 consid. 3.1.2 e DTF 129 III 257, consid. 3.5). Inoltre se siamo in presenza di soli redditi da capitale (non svolgendo i coniugi, nel caso concreto, alcuna attività lavorativa) per il calcolo del contributo di mantenimento si deve verificare se si possa pretendere che il coniuge debitore alimentare consumi la propria sostanza per garantire al coniuge creditore la copertura del suo fabbisogno minimo allargato (cfr. anche FamPra.ch, 1/2009, N. 12, pag. 206).

Data creazione: 5 gennaio 2009
Data modifica: 19 aprile 2009

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