Alimenti per il coniuge

Mantenimento dopo il divorzio - calcolo delle eccedenze, precisazione

Caso 210, 2 febbraio 2009 << caso precedente | caso successivo >>

Il metodo del calcolo delle eccedenze risulta sempre inapplicabile per calcolare l'ammontare del contributo alimentare a favore del coniuge creditore dopo il divorzio?

In una sentenza del 5 settembre 2008*, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

La sentenza oggetto del presente caso precisa la giurisprudenza pubblicata in DTF 134 III 145 (cfr. anche caso-198), siccome in quella sentenza il Tribunale federale aveva indicato che il metodo di calcolazione degli alimenti dopo la pronuncia del divorzio a favore del coniuge più debole economicamente secondo il criterio denominato "calcolo delle eccedenze" era da considerarsi di regola non appropriato. Autori di dottrina hanno criticato questa affermazione del Tribunale federale (cfr. ad es. Spycher, in ZBJV 144/2008, pag. 514 e Hausheer, in ZBJV 144/208, pag.568).
Nella sentenza oggetto del presente caso, il Tribunale federale, pur volendo precisare la propria affermazione, ha tenuto comunque a ribadire che l'obiettivo (principio e criteri di calcolo) del mantenimento dopo il divorzio si distingue da quello per il mantenimento durante il matrimonio (nel primo caso si applicano i criteri dell'art. 125 CC, mentre nel secondo quelli dell'art. 163 CC). Nella sentenza pubblicata in DTF 134 III 145 alla moglie è stato computato un reddito dopo il divorzio, ciò che ha escluso l'applicazione del calcolo delle eccedenze per la calcolazione dell'alimento post divorzio: se fosse stato applicato, avrebbe condotto ad un risultato errato, ossia un alimento a favore della moglie che le avrebbe permesso di godere di un tenore di vita superiore a quello esistente durante il matrimonio. Inoltre non va dimenticato che tra i vari criteri di calcolo dell'alimento post divorzio rientra ad es. anche la costituzione di un'adeguata previdenza, sempre che i mezzi finanziari lo permettano, concetto questo che esula dal calcolo del contributo alimentare durante il matrimonio.

A proposito dei "matrimoni che hanno concretamente influenzato la vita del coniuge creditore dell'alimento" va precisato che il criterio per verificare se si sia o meno in presenza di tali matrimoni non è solo la durata dei medesimi (matrimonio di lunga durata, ad es. dieci anni = matrimonio che ha concretamente influenzato la vita del coniuge creditore dell'alimento), bensì anche in caso di matrimoni di breve durata (ad es. inferiori ai cinque anni) si può essere in presenza di tali matrimoni, segnatamente quando dall'unione siano nati dei figli, poiché la necessità di accudire i figli fino ad una certa età implica per il coniuge che si occupa della loro educazione una capacità lucrativa nulla o solamente limitata.
In un'altra sentenza il Tribunale federale ha pure precisato che ciò vale anche nel caso in cui un coniuge si è assunto l'onere di occuparsi del figlio dell'altro coniuge e abbia di conseguenza limitato la sua attività professionale (sentenza TF 5A_103/2008 del 5 maggio 2008, in FamPra 4/2008, N. 98).
Preciso che nel caso di matrimoni che non hanno concretamente influenzato la vita dei coniugi (ad es. di principio che sono durati meno di cinque anni e dai quali non sono nati figli) non vi è alcun motivo di calcolare gli eventuali alimenti post divorzio prendendo in considerazione il tenore di vita goduto durante il matrimonio; in questi casi occorre riferirsi al tenore di vita che ciascun coniuge godeva prima di sposarsi, come se il matrimonio non avesse avuto luogo (cfr. ad es. sentenza TF 5C.244/2006 del 13 aprile 2007).

Preciso infine che relativamente all'obbligo del coniuge affidatario dei figli di lavorare, la giurisprudenza relativa ai 10/16 anni di età dei figli (cfr. ad es. caso-055) non è assoluta, infatti si può pretendere che il coniuge affidatario continui a lavorare se nonostante i figli nati durante il matrimonio tale coniuge già lavorava; lo stesso dicasi se si è in presenza di figli collocati in una struttura, dato che ciò non impedisce al genitore affidatario di lavorare (sentenza TF 5A_100/2007, del 4 luglio 2007).

* Sentenza pubblicata nella raccolta ufficiale delle sentenze del Tribunale federale: DTF 134 III 579.

Data creazione: 2 febbraio 2009
Data modifica: 19 aprile 2009

Computo di quali redditi e di quale sostanza per il calcolo dei contributi alimentari

Caso 209, 19 gennaio 2009 << caso precedente | caso successivo >>

E' corretto considerare quale reddito determinante per il calcolo dei contributi alimentari la rendita per menomazione all'integrità?

In una sentenza del 15 settembre 2008*, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

A dipendenza delle circostanze, può non apparire arbitrario il parziale computo di una rendita per menomazione dell'integrità quale reddito nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento per la breve durata della procedura di divorzio.

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

La sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC). la sentenza è stata pubblicata dal Tribunale federale sulla raccolta ufficiale siccome viene indicato il principio della possibilità di computo, a certe condizioni, della rendita per menomazione dell'integrità nell'ambito della commisurazione dei contributi di mantenimento pendente causa.

Tuttavia la sentenza riassume anche alcuni principi in merito ai redditi e alla sostanza computabili per la commisurazione dei contributi alimentari, principi che vale la pena di ricordare.

Secondo la legge federale del 19 giugno 1992 sull'assicurazione militare (LAM) ai sensi dell'art. 48 LAM l'assicurato colpito da una rilevante e durevole menomazione dell'integrità fisica, mentale o psichica ha diritto a una rendita per menomazione dell'integrità; l'art. 59 LAM precisa che la rendita per menomazione dell'integrità esclude le indennità a titolo di riparazione morale. La differenza tra le due indennità non risiede nello scopo che hanno, bensì nel modo di calcolarle. In ogni caso questi importi non godono di una protezione assoluta (sono ad es. sono computati per il calcolo delle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità - LPC -, così come pure per il calcolo dell'indennità secondo la legge concernente l'aiuto alle vittime di reati - LAV - , così come pure ancora in ambito esecutivo - LEF -, in casi specifici, soprattutto in ambito alimentare) . A livello di regime matrimoniale le pretese di danno all'integrità corporale sono equiparate a pretese di risarcimento del torto morale e quindi si tratta di beni propri ai sensi dell'art. 198 cifra 3 CC.
Sta di fatto che per il calcolo dei contributi di mantenimento durante il matrimonio, basati dunque sull'art. 163 CC, il primo fattore di ponderazione sono le entrate, ma dove queste non bastassero, occorre riferirsi, in via sussidiaria, anche alla sostanza (sentenza TF 5P.173/2002 del 29 maggio 2002, consid. 5a e 5P.10/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3c). Relativamente alla sostanza, se occorre intaccarla per il mantenimento bisogna considerare dapprima gli acquisti, ma ciò non esclude in seguito di considerare anche i beni propri (sentenza TF 5P.472/2006 del 15 gennaio 2007, consid. 3.2 e 3.3). Per il mantenimento post divorzio, il Tribunale federale ha pure indicato che se il reddito non è sufficiente occorre intaccare la sostanza (DTF 129 III 7, consid. 3.1.2, pag. 9; sentenza TF 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5) acquisti e se del caso i beni propri (sentenza TF 5C.171/2003 dell'11 novembre 2003).
Le prestazioni di risarcimento per il torto morale e per menomazione dell'integrità non sono strettamente personali. Influiscono sulla capacità contributiva e sono considerate, come visto sopra, sia direttamente in ambito di diritto pubblico (calcolo PC, ecc.), sia indirettamente nel campo del diritto privato (facendo parte della sostanza).
Se si debba o meno considerarle determinanti anche per il calcolo dei contributi alimentari, segnatamente quali entrate, occorre valutarlo a dipendenza delle circostanze. Nella sentenza qui commentata il Tribunale federale, rilevando innanzi tutto che la rendita per menomazione dell'integrità è versata quale rendita mensile, ha evidenziato che la medesima, di CHF 1'006.00 mensili, costituisce per il marito il 15,4% delle sue entrate complessive; se non la si considerasse, risulterebbe per la moglie un ammanco di oltre CHF 2'000.00 mensili, dato che per la medesima, che deve accudire un bambino di due anni e mezzo, si è preteso che svolga un'attività ridotta del 30%. Il Tribunale federale ha dunque indicato che non risulta arbitrario il parziale computo della rendita per menomazione dell'integrità quale reddito (del marito), nell'ambito del calcolo dei contributi di mantenimento a favore della moglie per la breve durata della procedura di divorzio al fine di colmare provvisoriamente l'ammanco.
Il Tribunale federale lascia tuttavia aperta la questione a sapere se tale computo sia legittimo anche in caso di alimenti post divorzio (art. 125 CC).

Data creazione: 19 gennaio 2009
Data modifica: 19 aprile 2009

Separazione dei beni, rendita e divisione della sostanza a scopo previdenziale - aspettative ereditarie

Caso 208, 5 gennaio 2009 << caso precedente | caso successivo >>

La sostanza accumulata durante il matrimonio può essere suddivisa a scopi previdenziali in caso di divorzio qualora tra i coniugi sia in essere il regime della separazione dei beni? Il Giudice può prevedere una rendita a scopi previdenziali?

In una sentenza del 23 aprile 2008*, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nel caso-084 sono state commentate parte delle questioni qui trattate (in particolare la divisione del patrimonio qualora il marito non disponga di un secondo pilastro e tra i coniugi sia in essere il regime della separazione dei beni).
Nel caso qui commentato il Tribunale federale ha precisato che in caso di divorzio il contributo alimentare a favore del coniuge più debole finanziariamente deve prendere in considerazione, tra i vari criteri previsti dall'art. 125 cpv. 2 CC, il reddito e il patrimonio dei coniugi (art. 125 cpv. 2 cifra 5 CC). A seconda della funzione e della composizione della sostanza si può pretendere da entrambi i coniugi che la sostanza sia intaccata. In particolare, se la sostanza è stata accumulata a scopo previdenziale si giustifica pretendere che sia intaccata qualora ciò sia necessario per assicurare il mantenimento dei coniugi dopo il loro pensionamento. Ciò non sarà tuttavia il caso qualora i beni che costituiscono la sostanza non siano realizzabili facilmente, se sono stati acquisiti per successione o se sono stati investiti nell'abitazione coniugale. Per il principio dell'uguaglianza tra i coniugi, si pretende che un coniuge intacchi la propria sostanza solo se anche l'altro farà altrettanto (a meno che non ne disponga - cfr. DTF 129 III 7, consid. 3.1.2 e riferimenti).
Il Giudice può prevedere che il contributo alimentare sia aumentato o ridotto a scadenze determinate tenuto conto dell'evoluzione prevedibile della situazione economica delle parti. Tuttavia le aspettative ereditarie del coniuge creditore alimentare, anche se molto importanti, non vanno prese in considerazione nell'ambito della commisurazione del contributo alimentare ex art. 125 CC; tali aspettative, qualora si realizzassero, possono semmai dare la possibilità di chiedere la modifica della sentenza di divorzio secondo l'art. 129 cpv. 1 CC (cfr. sentenza TF 5C.84/2006 del 29 settembre 2006, consid. 5.2; cfr. anche caso-154 e sentenza del Tribunale federale ivi citata).

* Sentenza non pubblicata nella raccolta ufficiale delle sentenze del Tribunale federale, ma reperibile su internet: 5A_664/2007.

Nella sentenza 5A_14/2008 del 28 maggio 2008 il Tribunale federale ha precisato che anche per la sostanza può essere preso in considerazione un reddito ipotetico (riprendendo la sentenza pubblicata in DTF 117 II 16, consid. 1b). Di principio dopo il pensionamento si può pretendere che la sostanza sia consumata, ma a certe condizioni e salvo eccezioni (citate ad es. nella sentenza DTF 129 III 7 consid. 3.1.2 e DTF 129 III 257, consid. 3.5). Inoltre se siamo in presenza di soli redditi da capitale (non svolgendo i coniugi, nel caso concreto, alcuna attività lavorativa) per il calcolo del contributo di mantenimento si deve verificare se si possa pretendere che il coniuge debitore alimentare consumi la propria sostanza per garantire al coniuge creditore la copertura del suo fabbisogno minimo allargato (cfr. anche FamPra.ch, 1/2009, N. 12, pag. 206).

Data creazione: 5 gennaio 2009
Data modifica: 15 ottobre 2014

Reddito ipotetico - coniuge in formazione

Caso 206, 17 novembre 2008 << caso precedente | caso successivo >>

E' possibile conteggiare un reddito ipotetico ad un coniuge che si trova in procedura di misure a protezione dell'unione coniugale, di separazione o divorzio e che sta svolgendo una formazione professionale?

In una sentenza dell'11 marzo 2008 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Sul concetto di reddito potenziale rimando al caso-185 e riferimenti.
La presente fattispecie tratta di una procedura di misure a protezione dell'unione coniugale in cui i coniugi non hanno più alcuna intenzione di riconciliarsi. La moglie, cittadina brasiliana, si trova in Svizzera dal 2000; nel suo paese d'origine ha conseguito una licenza in diritto e una in psicologia all'Università in cui ha in seguito lavorato per 12 anni quale cancelliere giurista. Nel 2004 ha ottenuto a Losanna il diploma di studi approfonditi in diritto internazionale economico; conosce bene il portoghese, l'inglese e il francese (abita in svizzera romanda). Dall'ottobre 2005 è iscritta alla facoltà di diritto all'Università di Losanna in vista di ottenere, probabilmente nel 2007, l'equivalenza della sua licenza in diritto conseguita in Brasile. Nel frattempo ha svolto dei lavori temporanei (cura di bambini, vendita di prodotti di bellezza, ecc.). Il Tribunale cantonale di Losanna le ha conteggiato un reddito potenziale di CHF 1'500.00 mensili, tenendo in considerazione i redditi accessori nel frattempo da lei conseguiti.
Secondo il Tribunale federale non sarebbe sostenibile ritenere che alla moglie non debba essere computato un reddito potenziale per un'attività a tempo pieno; diverso sarebbe se la moglie non avesse alcuna formazione professionale (cfr. art. 125 cpv. 2 cifra 7 CC, applicato per analogia), ciò che non è il caso nella presente fattispecie, e dato che la moglie si è iscritta all'Università a Losanna parecchi mesi dopo la separazione di fatto, non si può pretendere che il marito debba sopportare l'onere di questa formazione supplementare.
Il Tribunale federale conclude indicando che dunque è giustificato computare un reddito potenziale alla moglie di CHF 3'000.00 mensili.

Personalmente devo dire che il principio di ritenere addirittura arbitrario il giudizio del Tribunale cantonale di Losanna, che aveva ritenuto un reddito potenziale di soli CHF 1'500.00 mensili, per un'attività a tempo parziale (anche per permettere all'interessata di terminare la propria formazione universitaria a Losanna) è sorprendente. E' vero che l'interessata aveva già una formazione, ma è altrettanto vero che quella che stava ora ultimando, iniziata un anno dopo la separazione di fatto (quest'ultima è del 2004) e che sarebbe terminata nel 2007, non era certo sproporzionata. D'altra parte è ben altamente verosimile che con una licenza in diritto l'attività lavorativa a tempo pieno della moglie le avrebbe garantito la copertura del suo fabbisogno, ciò che con un importo di CHF 3'000.00 mensili non è ancora certo.
Non condivido l'arbitrarietà della decisione dei Giudici cantonali, siccome pone un principio (quello di giustificare il computo di un reddito potenziale al termine di una formazione professionale) che vede la sua applicazione anche nei casi in cui si è in presenza (questa volta non nel caso concreto) di matrimoni di lunga durata, dove si potrebbe giustificare di prevedere un contributo alimentare anche dopo la pronuncia del divorzio e magari in modo duraturo. In questi casi la moglie, con una formazione analoga a quella della cittadina brasiliana oggetto del caso, potrebbe allora tranquillamente affermare di non essere obbligata a dover migliorare la propria formazione professionale e accontentarsi di guadagnare CHF 3'000.00 mensili; se ci si trovasse di fronte ad un matrimonio di lunga durata (oltre 10 anni) e ad un marito con uno stipendio medio-alto, con un conseguente buon tenore di vita della famiglia, il risultato paradossale potrebbe essere di condannarlo a pagare un contributo di mantenimento duraturo, dato che con i CHF 3'000.00 mensili di reddito la moglie non potrà mai mantenere il tenore di vita goduto durante la vita comune.

* Sentenza non pubblicata nella Raccolta Ufficiale del Tribunale federale, ma reperibile su internet: 5A_681/2007/viz.

Data creazione: 17 novembre 2008
Data modifica: 19 aprile 2009

Calcolo del contributo alimentare dopo il divorzio in caso di matrimonio di lunga durata e che ha concretamente influenzato la vita del coniuge creditore

Caso 198, 30 giugno 2008 << caso precedente | caso successivo >>

Come si calcola il contributo alimentare in caso di divorzio se il matrimonio ha concretamente influenzato la vita del coniuge creditore?

In una sentenza del 18 dicembre 2007 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Il calcolo di un contributo di mantenimento post divorzio a favore di un coniuge in presenza di un matrimonio che ha concretamente influenzato la vita del coniuge creditore si calcola tenuto conto di tre passaggi: debito mantenimento, necessità del contributo alimentare, contributo di mantenimento adeguato.

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Il Tribunale federale, pur non indicando concretamente il dettaglio del calcolo, mancando le cifre che dovevano essere accertate dall'autorità giudiziaria cantonale, ha stabilito chiaramente alcuni principi applicabili al calcolo del contributo alimentare a favore di un coniuge in caso di divorzio in presenza di un matrimonio, di lunga durata, che ha concretamente influenzato la vita del coniuge creditore.
Nel caso concreto siamo in presenza di un matrimonio durato oltre 20 anni, determinato da un riparto dei ruoli classico, ossia dove il marito lavora e la madre è rimasta a casa a prendersi cura dei figli e della casa.
I figli al momento del divorzio sono entrambi maggiorenni e la moglie ha cominciato a lavorare all'80% con uno stipendio di CHF 2'955.00 mensili netti. Il marito ha continuato a lavorare come già faceva durante il matrimonio e il suo stipendio ammonta a CHF 5'334.00 mensili netti.
Il Tribunale cantonale ha reso la sentenza di divorzio, dove in particolare ha computato alla moglie un reddito potenziale a tempo pieno pari a CHF 3'690.00 mensili netti (tra l'altro non messo in discussione dalla moglie) e in base al cosiddetto "calcolo delle eccedenze" ha previsto un determinato contributo alimentare a carico del marito e a favore della moglie.
Il marito ha adito il Tribunale federale chiedendo il decadimento di qualsiasi contributo alimentare muliebre post divorzio.
Il Tribunale federale ha accolto il ricorso, rinviando la causa al Tribunale cantonale, per insufficienza di accertamenti di fatto da parte dell'autorità cantonale.
Nella propria sentenza il Tribunale federale, pur non decidendo nel merito, ha fatto delle importanti considerazioni.
Innanzi tutto ha indicato che il metodo del calcolo delle eccedenze, valido senz'altro per il calcolo degli alimenti durante il matrimonio, per quello post divorzio è da considerarsi inopportuno. Infatti, se durante il matrimonio vige l'applicazione gli art.159 cpv.3 CC e art. 163 cpv. 1 CC, dopo la pronuncia del divorzio non più (DTF 127 III 289, consid. 2a/aa, pag. 291) e si applica per contro l'art. 125 CC.

Nel caso in cui un matrimonio abbia influito sulla vita coniugale, per il calcolo degli alimenti a favore del coniuge debitore dopo il divorzio, occorre procedere in tre fasi (v. anche sentenza TF 5C.149/2004 del 6 ottobre 2004, consid. 4.2):

1) calcolare il debito mantenimento: il medesimo prende in considerazione l'ultimo tenore di vita goduto assieme dai coniugi (vale a dire quello esistente al momento della separazione di fatto - Sentenza TF 5A.214/2009 del 27 luglio 2009, consid. 3 -, sommando i maggiori costi a seguito delle due economie domestiche separate - DTF 129 III 7, consid. 3.1.1., pag. 8 e sentenza TF 5C.43/2006 dell'8 giugno 2006, consid 2.2.), tenore di vita a cui entrambi i coniugi hanno diritto se i mezzi economici della famiglia lo permettono (DTF 132 III 593, consid. 3.2., pag. 594 e segg.);

2) in seguito occorre verificare in quale misura i coniugi sono in grado di finanziare da soli tale tenore di vita (concetto dell'automantenimento);

3) se tale tenore di vita non può essere preteso con le proprie risorse finanziarie, provvisoriamente o in modo duraturo, occorre calcolare un adeguato contributo alimentare a carico del coniuge debitore, secondo il principio della solidarietà post divorzio (DTF 127 III 289, consid. 2a/aa, pag. 291 e per i gradi di conseguenza v. anche sentenza TF 5C.244/2006 del 13 aprile 2007, consid. 2.4.1.).

Come detto, nel caso concreto il Tribunale federale ha indicato che il Tribunale cantonale non ha accertato i fatti determinanti per il calcolo, segnatamente relativi al tenore di vita, per cui gli ha rinviato la causa per ulteriore decisione. Ha tuttavia chiaramente indicato che il tenore di vita di una persona che beneficia di entrate pari a CHF 3'690.00 mensili non può essere considerato inferiore a quello goduto dall'altro coniuge che beneficia di entrate pari a CHF 5'334.00 mensili e che durante la vita comune ha utilizzato tale reddito per mantenere la famiglia composta anche da due figli minorenni e potendo accumulare anche una quota di risparmio. Se la moglie può con le proprie risorse far fronte al proprio debito mantenimento, non vi sarà dunque spazio per un contributo alimentare a suo favore dopo il divorzio.

Ovviamente con queste premesse, difficilmente il Tribunale cantonale potrà emanare ancora una decisione dove sia previsto un contributo alimentare a favore della moglie dopo il divorzio.
Per quanto riguarda il Ticino mi limito ad indicare che il Tribunale d'appello ha previsto una metodologia di calcolo che parrebbe compatibile con quanto affermato dal Tribunale federale (cfr. caso-117; v. anche caso-262).

* Sentenza pubblicata in DTF 134 III 145.

Data creazione: 30 giugno 2008
Data modifica: 28 giugno 2011

Redditi elevati - obbligo di locare un appartamento di vacanze o un appartamento gravato da diritto di abitazione

Caso 195, 13 maggio 2008 << caso precedente | caso successivo >>

In caso di redditi elevati, ossia di condizioni finanziarie particolarmente agiate, è possibile imporre ad un coniuge di locare un appartamento che ha sempre utilizzato per le sue vacanze o un appartamento gravato da diritto di abitazione?

In una sentenza del 16 agosto 2007*, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nel caso concreto siamo in presenza di due coniugi in procedura di divorzio con alle spalle un matrimonio di lunga durata (segnatamente di 25 anni); il reddito del marito è da considerarsi elevato (ca. CHF 20'000.00 mensili); alla moglie, di 60 anni, non può essere imposto di iniziare un'attività lavorativa; risulta tuttavia proprietaria di due fondi, uno di vacanza in Grecia e uno a Londra, locato a CHF 1'600.00 mensili; abita in un appartamento per il quale beneficia di un diritto di abitazione.
Per quanto concerne l'abitazione di vacanze in Grecia, vista la lunga durata del matrimonio e il diritto della moglie di conservare il tenore di vita goduto durante il matrimonio (DTF 129 III 7, consid. 3.1), non si può pretendere che la medesima rinunci alle vacanze in tale abitazione e provveda a locarla a terzi per poterne ricavare una pigione.
Per quanto concerne l'appartamento da lei abitato, a maggior ragione non si può pretendere che lo dia in locazione a terzi ricavandone un reddito, già per il solo motivo che per poter locare a terzi un diritto di abitazione (art. 777 CC) occorre il consenso del proprietario (cfr. ad es. P.H. Steineuer, Les droits réels, Tomo III°; 3e ed., 2003, n° 2498 et 2506b) e ciò anche se, come nel caso concreto, la proprietaria dell'abitazione è la madre della moglie.
Naturalmente per l'appartamento di Londra non vi sono per contro motivi per non continuare a considerare l'entrata di CHF 1'600.00 mensili a favore della moglie.

* Sentenza non pubblicata, ma reperibile sul sito internet del Tribunale federale: 5A-57/2007. Estratto della sentenza pubblicata in FamPra 1/2008, N. 7.

Data creazione: 13 maggio 2008
Data modifica: 19 aprile 2009

Rapporto tra equa indennità della previdenza professionale e mantenimento dopo il divorzio

Caso 193, 14 aprile 2008 << caso precedente | caso successivo >>

Il diritto al mantenimento dopo il pensionamento sussiste anche se la previdenza professionale è stata divisa nell'ambito del divorzio?

In una sentenza del 14 agosto 2007 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nella presente fattispecie siamo in presenza di due coniugi in cui il marito ha 14 anni in più della moglie e il matrimonio è di lunga durata (oltre 10 anni). Il marito al momento del divorzio aveva 71 anni, per cui già in pensione, mentre la moglie 57 anni.
Litigiosi nel caso concreto sono il contributo di mantenimento post divorzio del marito a favore della moglie (art. 125 CC) e l'indennità adeguata prevista dall'art. 124 CC (l'ammontare dell'indennità adeguata dopo il sopraggiungere di un caso di previdenza).
Se il coniuge debitore di alimenti è già pensionato, mentre l'altro lo sarà parecchi anni dopo, il Giudice del divorzio deve prevedere per il periodo posteriore il pensionamento del coniuge più giovane, sia un'indennità adeguata ex art. 124 CC, sia un contributo alimentare ai sensi dell'art. 125 CC, importi che prendano in considerazione i bisogni concreti di ciascun coniuge. Gli importi fissati per ciascuno di questi due diritti sono tra di loro interdipendenti, nel senso che eventuali lacune previdenziali devono essere colmate con il versamento di un contributo alimentare (DTF 129 III 257 consid. 3.5 p. 263). Al contrario, se l'equa indennità è adeguata, si giustifica un contributo di mantenimento ridotto. In ogni caso l'importo totale corrisposto dal coniuge debitore è limitato sia dal tenore di vita goduto dai coniugi durante il matrimonio, sia dalle capacità contributive ridotte del coniuge debitore, tenuto conto d'altra parte che gli importi di previdenza professionale non raggiungono mai l'ammontare dell'ultimo stipendio.

Naturalmente, qualora si fosse stato in presenza di un matrimonio di breve durata, il concetto del clean break, per quanto riguarda l'applicabilità dell'art. 125 CC, avrebbe fatto decadere la possibilità di ottenere un contributo alimentare dopo il divorzio, ma non per l'ottenimento di un'equa indennità ai sensi dell'art. 124 CC.

* Sentenza non pubblicata, ma reperibile sul sito internet del Tribunale federale: 5A 55/2007 (v. anche FamPra 1/2008, N. 6).

Data creazione: 14 aprile 2008
Data modifica: 20 aprile 2009

Ripresa e estensione dell'attività lavorativa in caso di probabile futura mancata riconciliazione

Caso 183, 19 novembre 2007 << caso precedente | caso successivo >>

Nel caso sia pendente una procedura di divorzio con misure cautelari, si può pretendere che il coniuge più debole finanziariamente riprenda, rispettivamente estenda un'attività lavorativa?

In una sentenza del 12 marzo 2007 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

La questione di una ripresa, rispettivamente una estensione di un'attività lavorativa da parte del coniuge creditore di un contributo alimentare durante la separazione (in particolare nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale) è stata trattata nel caso-148.
A prescindere dal fatto che la procedura sia di misure a protezione dell'unione coniugale, di separazione coniugale o di divorzio, secondo la giurisprudenza, quando non si possa ragionevolmente contare su di una ripresa della comunione domestica, per decidere il contributo alimentare, e in particolare la questione inerente alla ripresa, rispettivamente all'estensione dell'attività lucrativa di un coniuge, occorre prendere in considerazione i criteri applicabili al mantenimento dopo il divorzio (DTF 128 III 65, consid. 4a). Nell'ambito del divorzio ciascun coniuge, per quanto possibile, deve poter sovvenire autonomamente al proprio fabbisogno ed essere incoraggiato ad acquistare la propria indipendenza economica (DTF 129 III 7, consid. 3.1).
Dato che dopo l'inoltro di una procedura di divorzio non si può più ragionevolmente prevedere una possibilità di riconciliazione, l'obiettivo della ripresa o estensione di un'attività lavorativa dev'essere ritenuto già importante nell'ambito di misure cautelari ex art. 137 cpv. 2 CC e i principi giurisprudenziali sul mantenimento dopo il divorzio (art. 125 cpv. 2 CC) possono essere considerati in modo più esteso rispetto all'ambito delle misure a protezione dell'unione coniugale (DTF 130 III 537, consid. 3.2, pag. 542).
Un coniuge può dunque anche vedersi imputare un reddito ipotetico superiore a quello effettivamente conseguito con la sua attività lavorativa, sempre che l'aumento di stipendio sia effettivamente possibile e possa ragionevolmente essere esatto (DTF 128 III 4, consid. 4; DTF 127 III 136, consid. 2a in fine; DTF 119 II 314, consid. 4a; DTF 117 II 16, consid. 1b; DTF 110 II 116, consid. 2a). Infatti un reddito ipotetico può essere computato non solo al coniuge debitore alimentare, ma anche al coniuge creditore di alimenti, in particolare se si tratta di decidere dei contributi alimentari nell'abito di procedure cautelari ex art. 137 cpv. 2 CC (cfr. sentenza TF 5P.418/2001 e 5P.488/2000) o in una procedura di divorzio (DTF 127 III 136, consid 2a e 2c).

Sinteticamente si può riassumere che nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale, per poter pretendere che il coniuge creditore di alimenti ripristini, rispettivamente estenda un'attività lavorativa, occorre rispettare i tre principi indicati nel caso-148; tuttavia se una riconciliazione non può ragionevolmente essere considerata, allora si applicano i principi giurisprudenziali sul mantenimento dopo il divorzio (art. 125 cpv. 2 CC).
Mentre nell'ambito di una procedura provvisionale di divorzio, essendo ragionevolmente in ogni caso esclusa una riconciliazione, si applicano i principi giurisprudenziali sul mantenimento dopo il divorzio (art. 125 cpv. 2 CC).

* Sentenza non pubblicata, ma reperibile sul sito internet del Tribunale federale: 5P.114/2006.

Data creazione: 19 novembre 2007
Data modifica: 19 aprile 2009

Contributo di mantenimento dopo il divorzio: matrimonio che ha marcato la vita coniugale e adattamento alle circostanze future prevedibili

Caso 174, 18 giugno 2007 << caso precedente | caso successivo >>

Se il matrimonio, di lunga durata, ha marcato la vita coniugale dal profilo economico, il coniuge più debole avrà diritto di chiedere alimenti dopo il divorzio al fine di poter mantenere, per quanto possibile, il tenore di vita goduto durante la vita comune ?

In una sentenza del 29 settembre 2006 il Tribunale Federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

La fattispecie è la seguente: al momento dell'emanazione della sentenza del Tribunale federale (settembre 2006) il marito ha 51 anni, mentre la moglie 49. Due figli della coppia sono maggiorenni, ma ancora agli studi, mentre altri due ancora minorenni. I figli maggiorenni vivono con il padre, mentre i due minorenni con la madre.
Dai fatti risulta inoltre che il reddito del marito è di CHF 9'553.00 mensili (a tempo pieno), mentre quello della moglie di CHF 4'200.00 mensili (all'80%), senza che per quest'ultima vi sia possibilità di aumento della percentuale lavorativa a causa di problemi di salute. Il fabbisogno minimo del marito è stato fissato in CHF 9'712.45 mensili (compreso gli alimenti per i figli minorenni, versati alla madre, e maggiorenni, che vivono con lui). Per il marito vi è dunque un ammanco di CHF 159.45 (CHF 9'553.00 ./. CHF 9'712.45). Il fabbisogno minimo della moglie è stato per contro quantificato in CHF 3'531.20, con dunque un'eccedenza di CHF 668.80 mensili (CHF 4'200.00 ./. CHF 3'531.20).
Con questa situazione, i Giudici cantonali avevano respinto la richiesta di versamento di un contributo alimentare a favore della moglie, in particolare visto che il marito aveva un'eccedenza negativa (differenza tra il suo reddito e il suo fabbisogno: - CHF 159.45).
Il Tribunale federale ha per contro accolto la richiesta della moglie di vedersi attribuire un contributo alimentare, ma dal momento in cui i figli maggiorenni avranno terminato la propria formazione e fino a che il marito avrà compiuto 65 anni, data del suo pensionamento ordinario.

Secondo l'art. 125 CC, se non si può ragionevolmente pretendere che un coniuge provveda da sé al proprio debito mantenimento, inclusa un'adeguata previdenza per la vecchiaia, l'altro coniuge gli deve un adeguato contributo di mantenimento. I criteri di ponderazione per la fissazione dell'eventuale contributo alimentare sono previsti al secondo capoverso del medesimo articolo (cfr. a questo proposito DTF 129 III 7, consid. 3.1 e DTF 127 III 136, consid. 2a e riferimenti citati).
In caso di matrimonio di lunga durata, in cui la ripartizione dei ruoli ha influito sulla vita matrimoniale, la parte avente diritto di un contributo alimentare deve poterne beneficiare tenuto conto del tenore di vita goduto dai coniugi durante il matrimonio, se le circostanze lo permettono (cfr. sentenza TF 5C.111/2001).
Considerato che difficilmente, con due economie domestiche separate, si può mantenere lo stesso tenore di vita esistente al momento della vita comune, il creditore alimentare ha per lo meno diritto a mantenere il medesimo tenore di vita del debitore alimentare, sempre che le possibilità economiche lo permettano (DTF 118 II 376).
Il Giudice può prevedere che il contributo alimentare sarà adeguato, verso l'alto o verso il basso, a dei momenti determinati, tenuto conto dell'evoluzione prevedibile della situazione economica delle parti.

E' pacifico che nel caso concreto il matrimonio sia di lunga durata (nel caso specifico è durato oltre 20 anni) e che il riparto dei ruoli durante il medesimo abbia influito sulla situazione economica della moglie, la quale ha in particolare ridotto la sua percentuale lavorativa per prendersi cura dei figli.
Al momento dell'emanazione della sentenza di divorzio il coniuge debitore dell'alimento non aveva un'eccedenza, dovendo sopperire al mantenimento proprio e di quattro figli, per cui la moglie a quel momento non aveva diritto a ricevere alcun contributo alimentare per sé.
Al contrario, dal momento in cui i due figli maggiorenni avranno terminato gli studi, le sue spese si ridurranno e potrà godere di un tenore di vita migliore rispetto a quello della moglie, per cui, dato che il tenore di vita della moglie goduto durante la vita comune ha subito un abbassamento al momento della separazione, dal momento in cui il marito non avrà più a carico i figli maggiorenni si può pretendere che versi parte della sua eccedenza alla moglie quale contributo alimentare per quest'ultima. Il Tribunale federale indica che il marito potrà versare alla moglie un contributo alimentare calcolato tenuto conto che i due coniugi beneficino del saldo disponibile equivalente dopo copertura delle rispettive spese (detto in altre parole, applicando il cosiddetto "calcolo delle eccedenze" - calcolo che, detto per inciso, il Tribunale d'appello di Lugano non ritiene di applicare in questi casi: cfr. ad es. caso-117).

Quindi, concretamente la situazione sarà la seguente:

  • dal momento in cui il primo figlio maggiorenne (per cui il padre consacra CHF 1'200.00 mensili) avrà terminato la propria formazione, il marito non avrà più un'eccedenza negativa di CHF 159.45 (v. sopra), bensì un'eccedenza positiva di CHF 1'040.55 mensili (CHF 9'553.00 ./. CHF 9'712.45.00 + CHF 1'200.00); la moglie avrà, come già accertato in procedura di divorzio, un'eccedenza di CHF 668.80 mensili (v. sopra). Dal calcolo delle eccedenze risulta che il marito dovrebbe consacrare alla moglie CHF 185.90 di alimenti, ma - probabilmente siccome è una cifra esigua (ma sulla motivazione la sentenza è silente) - il Tribunale federale non ha ritenuto di condannare il marito a pagare tale cifra;
  • dal momento in cui anche il secondo figlio maggiorenne avrà terminato la propria formazione, il marito disporrà di un'eccedenza ancora maggiore (CHF 9'553.00 ./. CHF 9'712.45.00 + CHF 1'200.00 + CHF 1'200.00), vale a dire di CHF 2'240.55; la moglie avrà, come già accertato in procedura di divorzio, un'eccedenza di CHF 668.80 mensili (v. sopra). Dal calcolo delle eccedenze risulta questa volta che il marito dovrà consacrare alla moglie CHF 785.90 di alimenti, che il Tribunale federale arrotonda a CHF 800.00 mensili.

Da notare che tale contributo alimentare di CHF 800.00 mensili, da versare a decorrere dal termine della formazione professionale del secondo figlio (prevista per il giugno 2007), è stato previsto fino alla data del pensionamento ordinario del marito (65 anni) a seguito della sua riduzione delle entrate a quel momento.

Annoto infine come dalla sentenza sopra commentata sembrerebbe che il mantenimento dei figli maggiorenni risulti essere prioritario rispetto al mantenimento del coniuge. Tuttavia non è così, ma la sentenza può trarre in inganno sulla questione. In effetti il Tribunale federale indica che nel caso concreto il fabbisogno dei figli maggiorenni è stato inserito dall'autorità cantonale nel fabbisogno minimo del marito/padre e tale fatto, essendo appunto una circostanza di fatto e non di diritto, vincola il Tribunale federale, per cui non può essere da lui rivista.
Di conseguenza la giurisprudenza secondo cui il mantenimento del coniuge (ex coniuge, per la precisione) è prioritario rispetto a quello dei figli maggiorenni, non sia stata rimessa in discussione, anche perché contraddirebbe in modo scioccante la sentenza pubblicata in DTF 132 III 209.

* Sentenza non pubblicata sulla raccolta ufficiale, ma reperibile sul sito internet del Tribunale Federale: 5C.84/2006. La massima è stata ripresa da FamPra 1/2007, N. 6, pag.149.

Il Tribunale federale in una successiva sentenza sull'argomento ha precisato che nella misura in cui un matrimonio abbia avuto ripercussioni sulla vita di un coniuge, lo stato di salute va considerato nell’ambito della fissazione del contributo di mantenimento indipendentemente dal fatto che il suo pregiudizio sia dovuto al matrimonio (sentenza TF 5A_384/2008 del 21 ottobre 2008, cfr. anche FamPra.ch, 1/2009, N. 9, pag. 190).

Nella sentenza 5A_279/2014 il Tribunale federale ha precisato che se già durante il matrimonio il coniuge debitore del contributo di mantenimento versava dei contributi alimentari ai propri figli maggiorenni, nati al di fuori del matrimonio, ciò va considerato nella fissazione del tenore di vita vissuto durante il matrimonio, poiché già durante la convivenza questo denaro non era a disposizione dell’economia domestica.

Data creazione: 18 giugno 2007
Data modifica: 29 novembre 2015

Effetti di un concubinato sul contributo di mantenimento dopo il divorzio

Caso 173, 29 maggio 2007 << caso precedente | caso successivo >>

Dopo la pronuncia del divorzio, quali conseguenze ha un concubinato del coniuge creditore degli alimenti rispetto al versamento di questi ultimi?

In una sentenza del 23 ottobre 2006*, il Tribunale Federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Secondo il nuovo diritto del divorzio una consolidata comunione di vita analoga al matrimonio da parte del coniuge creditore alimentare non comporta più l'estinzione del diritto al mantenimento. Entra semmai in considerazione una sospensione del diritto al contributo di mantenimento.

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Secondo l'art. 130 CC, l'obbligo di mantenimento si estingue alla morte dell'avente diritto o dell'obbligato; fatte salve convenzioni contrarie, esso si estingue anche se l'avente diritto passa a nuove nozze. Secondo il Tribunale federale in un concubinato qualificato ci possono essere dubbi sulla definitività e la durabilità della relazione; la coppia che inizia una convivenza non può essere messa sullo stesso piano di chi si risposa, in particolare se si pensa che in caso di cessazione della convivenza non si crea alcun obbligo alimentare tra ex partner, come per contro in caso di scioglimento del matrimonio per divorzio, in applicazione dell'art. 125 CC (sempre che ne siano date le condizioni di applicabilità). Tali considerazioni giustificano la non applicazione analogica dell'art. 130 cpv. 2 CC in caso di cessazione della convivenza. Il nuovo diritto del divorzio (in vigore dal 1° gennaio 2000) ha dato la possibilità di prevedere anche solo una sospensione del contributo alimentare (art. 129 cpv. 1 CC). Secondo il Tribunale federale in caso di convivenza dev'essere immaginata tale ipotesi.

* Sentenza non pubblicata sulla raccolta ufficiale, ma reperibile sul sito internet del Tribunale federale: 5C.93/2006.

Data creazione: 29 maggio 2007
Data modifica: 19 aprile 2009

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