Alimenti per i figli

Autorizzazione ad utilizzare i redditi e la sostanza dei figli minorenni

Caso 271, 30 settembre 2011 << caso precedente | caso successivo >>

A quali condizioni i genitori possono utilizzare redditi e sostanza del figlio minorenne?

In una sentenza del 6 luglio 2011 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Tenuto conto che i genitori devono provvedere al mantenimento del figlio, incluse le spese d’educazione e formazione e delle misure prese a sua tutela, nonché del fatto che hanno il diritto e il dovere di amministrare la sostanza del figlio finché è soggetto alla loro autorità, solo a certe condizioni i genitori possono utilizzare i redditi e la sostanza dei figli minorenni.

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nel caso concreto siamo in presenza di una madre vedova che ha richiesto all'autorità tutoria di poter prelevare annualmente dal conto del figlio minorenne l'importo di CHF 15'000.00 per potere in particolare pagare le spese future ed eventuali del figlio studente di 15 anni, senza dover continuamente chiedere l'autorizzazione ogni anno all'autorità tutoria. La richiesta è stata respinta.

Ai sensi dell'art. 276 cpv. 1 CC i genitori devono provvedere al mantenimento del figlio, incluse le spese d’educazione e formazione e delle misure prese a sua tutela. I genitori hanno anche il diritto e il dovere di amministrare la sostanza del figlio finché è soggetto alla loro autorità (art. 318 CC). L'art. 319 cpv. 1 CC indica che i genitori possono impiegare i redditi della sostanza del figlio segnatamente per il suo mantenimento. Se i bisogni correnti del figlio lo esigono, i genitori possono anche attingere ai versamenti a tacitazione, risarcimenti e analoghe prestazioni di pertinenza del medesimo (art. 320 cpv. 1 CC). Sono questi i beni che corrispondono all'espressione "altri mezzi" di cui all'art. 276 cpv. 3 CC ("i genitori sono liberati dall’obbligo di mantenimento nella misura in cui si possa ragionevolmente pretendere che il figlio vi provveda da sé con il provento del suo lavoro o con altri mezzi"), vale a dire i mezzi che hanno quale scopo specifico di sostituire il mantenimento, come ad es. le rendite per orfani o gli assegni familiari. Se questi "altri mezzi" o altri beni liberi del figlio - come liberalità ai sensi dell'art. 321 CC, o beni ereditati ai sensi dell'art. 322 CC, oppure il provento dal lavoro e l'assegno professionale (art. 323 CC) - sopperiscono integralmente ai suoi bisogni, i genitori sono allora liberati dal loro obbligo di mantenimento (art. 276 cpv. 3 CC; DTF 123 III 161, consid. 4a).
Per contro i genitori in principio non possono utilizzare la sostanza del figlio salvo quella relativa all'art. 320 cpv. 1 CC ("Versamenti a tacitazione, risarcimenti e analoghe prestazioni"); in questo senso l'amministrazione della sostanza del figlio è puramente conservativa.
La regola appena citata, dell'intangibilità della sostanza del figlio, ha tuttavia delle eccezioni; ai sensi dell'art. 320 cpv. 2 CC, se necessario per provvedere alle spese di mantenimento, educazione o istruzione, l’autorità tutoria può permettere ai genitori di attingere in misura determinata anche alla rimanente sostanza del figlio. Le condizioni alla base dell'art. 320 cpv. 2 CC sono da un lato la necessità di attingere dalla sostanza del figlio e dall'altro l'utilizzo del denaro per le spese di mantenimento, educazione o istruzione del medesimo. Il termine "necessità" si definisce in funzione dell'obbligo, già citato, dei genitori di provvedere con i propri mezzi al mantenimento del figlio (art. 276 cpv. 1 CC), tenuto conto che l'obbligo del figlio di provvedere al proprio mantenimento è sussidiario rispetto a quello dei genitori. In questo senso l'utilizzo degli altri beni menzionati all'art. 320 cpv. 1 CC ("Versamenti a tacitazione, risarcimenti e analoghe prestazioni"), seppur nell'interesse diretto del figlio, è da ritenersi un'eccezione: si attua dal momento in cui i genitori non hanno le risorse sufficienti per far fronte ai costi del mantenimento del figlio, totalmente o in parte. Inoltre le risorse proprie del figlio, ai sensi dell'art. 323 cpv. 1 CC, così come i beni specificatamente destinati, vista la loro natura, al suo mantenimento, ai sensi dell'art. 320 cpv. 1 CC, devono essere stati consumati prima che i genitori possano utilizzare la sostanza del figlio.
Per poter valutare la necessità di un prelevamento rispetto alla situazione finanziaria dei genitori, l'autorità tutoria deve essere messa al corrente del costo delle necessità correnti del figlio o del costo della spesa straordinaria, così come dell'oggetto di tale spesa. Se le condizioni previste all'art. 320 cpv. 2 CC sono adempiute, l'autorità tutoria  autorizza il prelevamento e ne fissa l'importo, così come pure l'eventuale frequenza del prelevamento e lo scopo.

Nel caso concreto l'istanza è stata respinta dato che è stata richiesta un'autorizzazione generale a prelevare un importo di CHF 15'000.00 annui sulla sostanza del figlio per spese straordinarie, future ed ipotetiche. La richiesta non adempiva la condizione della necessità prevista all'art. 320 cpv. 2 CC, tenuto conto che tale norma indica che la spesa deve riferirsi ad una necessità attuale e concreta, spesa che i genitori non sono in grado di coprire in mancanza di sufficienti risorse proprie.

Un'osservazione importante va fatta in merito alla prassi assai differenziata dei vari istituti bancari relativamente alla sostanza dei figli minorenni; nella realtà - per lo meno ticinese - si assiste a tutta una serie di prassi differenti e le più svariate: da istituti bancari che permettono il prelievo incondizionato del denaro di figli minorenni da parte dei genitori, ad altri che lo permettono tramite la presentazione dei giustificativi della spesa, ad altri ancora che per contro subordinano qualsivoglia richiesta all'autorizzazione dell'autorità tutoria. Orbene, ovviamente la prassi non deve andare contro le norme legali in materia e qualora i prelevamenti fossero erroneamente autorizzati la Banca rischia chiaramente un'azione di responsabilità, segnatamente se ciò cagionasse un danno al minore.

Data creazione: 30 settembre 2011
Data modifica: 30 settembre 2011

Alimenti a favore dei figli minorenni quando entrambi i genitori lavorano - computo dell'assegno famigliare di base

Caso 258, 1 marzo 2011 << caso precedente | caso successivo >>

Come si calcola il contributo di mantenimento a favore dei figli minorenni quando entrambi i genitori svolgono un'attività lavorativa? Come vengono considerati gli assegni famigliari di base?

In una sentenza del 15 febbraio 2011 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Sul calcolo del contributo di mantenimento dei genitori a favore dei figli minorenni abbiamo dedicato in particolare il caso 16, il quale tuttavia contempla un calcolo che risulta oggi superato.

Nel caso qui trattato la moglie ha rinunciato a postulare un contributo di mantenimento per sé; il metodo di calcolo utilizzato dal Tribunale d'appello per il mantenimento dei figli minorenni è dunque il seguente.

Esempio di contributo di mantenimento a favore di un figlio unico di 13 anni, affidato alla madre, la quale svolge un'attività lavorativa al 70%; la quota parte di 1/3 della pigione della madre è considerata, per semplicità, pari alla posta "Unterkunft" delle Tabelle di Zurigo (cfr. sull'argomento caso-157 e riferimenti):

  • fabbisogno del figlio: CHF 2'026.00 mensili (Tab. ZH al 01.01.2011, parte in denaro di CHF 1'795.00  + 70% della parte in natura di CHF 231.00);
  • reddito del padre: CHF 6'000.00 mensili netti;
  • reddito della madre: CHF 3'800.00 mensili netti, compresi gli assegni famigliari di base (AF); *
  • fabbisogno minimo del padre: CHF 3'500.00
  • fabbisogno minimo della madre: CHF 3'000.00
  • (eccedenza, in questo caso non ripartita: CHF 1'274.00 mensili)

Calcolo delle disponibilità dei genitori:

  • disponibilità del padre: CHF 6'000.00 ./. CHF 3'500.00 = CHF 2'500.00 mensili
  • disponibilità della madre: CHF 3'800.00 ./. CHF 3'000.00 = CHF 800.00 mensili

Calcolo dei rispettivi contributi di mantenimento:

  • contributo alimentare del padre per il figlio:

     fabbisogno del figlio x disponibilità del padre
(disponibilità del padre + disponibilità della madre)

in concreto: CHF 2'026.00 x CHF 2'500.00
                    CHF 2'500.00 + CHF 800.00

                 = CHF 1'534.85 mensili ./. AF (CHF 200.00 mensili incassati dalla
                 madre) = CHF 1'334.85 mensili

  • contributo alimentare della madre per il figlio:

   fabbisogno del figlio x disponibilità della madre
(disponibilità del padre + disponibilità della madre)

in concreto: CHF 2'026.00 x CHF 800.00
                  CHF 2'500.00 + CHF 800.00

                 = CHF 491.15 mensili + AF (CHF 200.00 mensili da lei incassati)
                 = CHF 691.15 mensili

Lo stesso metodo di calcolo si applica per tutte le altre fasce di età del figlio.

Premesso che le Tabelle di Zurigo comprendono già gli assegni famigliari di base (cfr. tra le altre RTiD I-2005, sentenza 54c, consid. 7), il Tribunale d'appello fissa i contributi di mantenimento per i figli includendo tali assegni.
Tuttavia, per il calcolo del contributo alimentare occorre distinguere: se il fabbisogno in denaro del figlio è coperto dal contributo erogato dal debitore (come nell'esempio sopra indicato), l'assegno famigliare riscosso dall'affidatario va in deduzione del contributo, non giustificandosi che il figlio riceva più del fabbisogno in denaro. Per contro, se il fabbisogno in denaro non è assicurato, l'assegno famigliare percepito dall'affidatario va in aggiunta al contributo alimentare stanziato dall'altro genitore (RTiD I-2010, pag. 704, no. 22c con riferimenti).

Per capire meglio quanto appena indicato, se nel caso sopra menzionato il padre avesse avuto un reddito di CHF 4'500.00 mensili al posto dei CHF 6'000.00 mensili indicati, avremmo avuto la seguente situazione:

  • fabbisogno del figlio: CHF 2'026.00 mensili (Tab. ZH al 01.01.2011, parte in denaro di CHF 1'795.00  + 70% della parte in natura di CHF 231.00);
  • reddito del padre: CHF 4'500.00 mensili netti;
  • reddito della madre: CHF 3'800.00 mensili netti, compresi gli assegni famigliari di base (AF); *
  • fabbisogno minimo del padre: CHF 3'500.00
  • fabbisogno minimo della madre: CHF 3'000.00
  • (eccedenza negativa: - CHF 226.00 mensili)

Calcolo delle disponibilità dei genitori:

  • disponibilità del padre: CHF 4'500.00 ./. CHF 3'500.00 = CHF 1'000.00 mensili
  • disponibilità della madre: CHF 3'800.00 ./. CHF 3'000.00 = CHF 800.00 mensili

Calcolo dei rispettivi contributi di mantenimento:

  • contributo alimentare del padre per il figlio:

                 CHF 2'026.00 x CHF 1'000.00
                  CHF 1'000.00 + CHF 800.00

                 = CHF 1'125.55 mensili + AF (CHF 200.00 mensili, già incassati dalla madre);
                    tenuto conto tuttavia che il debitore alimentare ha il diritto alla
                    copertura del suo fabbisogno minimo, egli non potrà che versare
                    CHF 1'000.00 mensili

  • contributo alimentare della madre per il figlio:

                 CHF 2'026.00 x CHF 800.00
                 CHF 1'000.00 + CHF 800.00

                 = CHF 900.45 mensili compresi gli AF (CHF 200.00 mensili);
                           tuttavia anche la madre ha diritto alla teorica copertura del
                    suo fabbisogno minimo, per cui potrà consacrare al figlio solo
                    CHF 800.00 mensili
                          
E' dunque il figlio (e con esso il genitore affidatario, per cui
                    nel caso concreto la madre) a sopportare l'eccedenza negativa
                    di CHF 226.00 mensili.

Nel caso in cui vi fossero più figli e, come in quest'ultimo esempio, un'eccedenza negativa, occorrerà in seguito effettuare il riparto del mantenimento tra i figli in base al calcolo indicato nel caso 77.

Il Tribunale federale ha indicato in particolare che dopo la deduzione delle prestazioni di terzi, i bisogni non coperti dei figli dovranno essere ripartiti tra i genitori in misura della rispettiva capacità contributiva (cfr. sentenza TF 5A_792/2008, consid. 5.3.1 del 26 febbraio 2009, sentenza TF 5A_507/2007 consid 5.1 del 23 aprile 2008 pubblicato in FamPra.ch, pag. 992; sentenza TF 5C.127/2003, consid. 4.1.2 del 15 ottobre 2003).

* Sul computo degli assegni famigliari per il calcolo cfr. tuttavia caso-291, in fine.

Data creazione: 1 marzo 2011
Data modifica: 17 febbraio 2013

Trascuranza degli obblighi di mantenimento - paternità non ancora accertata

Caso 257, 15 febbraio 2011 << caso precedente | caso successivo >>

Se il padre, non ancora accertato tale dal punto di vista giuridico, non paga i contributi di mantenimento per il figlio, può essere punito penalmente?

In una sentenza dell'8 giugno 2010 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Della trascuranza degli obblighi di mantenimento abbiamo già parlato nel caso 156caso 67.

L'art. 217 cpv. 1 CP prevede che chiunque non presta gli alimenti o i sussidi che gli sono imposti dal diritto di famiglia, benché abbia o possa avere i mezzi per farlo, è punito, a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.

Giusta l'art. 276 cpv. 1 CC, i genitori devono provvedere al mantenimento del figlio, incluse le spese d’educazione e formazione e delle misure prese a sua tutela. Una condizione essenziale per l'applicabilità di tale norma é l'esistenza di un rapporto di filiazione (DTF 129 II 646, consid. 4.1). La punibilità penale in caso di mancato pagamento degli alimenti presuppone il legame di filiazione: se i genitori del figlio non sono sposati, il legame di filiazione esiste in caso di riconoscimento di paternità o di sentenza giudiziaria accertante la paternità, cresciuta in giudicato. La punibilità avrà effetto da questo momento e poco importa che poi un eventuale giudizio di merito, accertante la paternità e l'obbligo alimentare, abbia effetto retroattivo; tuttavia il padre potrà essere punito anche per gli arretrati dal momento in cui alla crescita in giudicato della sentenza, pur avendone i mezzi, non vi adempia.

Pendente causa tuttavia l'art. 283 CC prevede che quando la paternità sia presunta e la presunzione non possa essere infirmata da prove rapidamente esperibili, il presunto padre, ad istanza della controparte, deve già prima della sentenza pagare adeguati contributi per il mantenimento del figlio.
Naturalmente il Giudice deve emanare una decisione provvisionale che preveda l'obbligo contributivo e, come tale, la decisione provvisionale potrà anche cadere al termine della procedura, qualora la paternità non fosse effettivamente accertata; tuttavia per il periodo in cui il decreto provvisionale ha esplicato i suoi effetti si è creato un obbligo alimentare e pertanto il presunto padre deve pagare; in caso di sua sottrazione al pagamento, egli potrebbe essere punibile ex art. 217 CP, in particolare qualora lo avesse fatto intenzionalmente e avesse o potesse avere i mezzi per farlo, a prescindere dal destino del merito dell'azione di paternità.

Da notare infine che il Tribunale federale precisa che un eventuale obbligo alimentare basato su una convenzione privata tra la madre e il padre biologico, dove tuttavia quest'ultimo non riconosce il figlio, non è sufficiente per rendere applicabile l'art. 217 CP, mancando il legame di filiazione che crea il diritto al mantenimento ex art. 276 CC.

Data creazione: 15 febbraio 2011
Data modifica: 15 febbraio 2011

Diffida ai debitori - alimenti dopo la maggiore età

Caso 241, 31 maggio 2010 << caso precedente | caso successivo >>

Una sentenza di divorzio che regola gli alimenti a favore dei figli anche dopo la loro maggiore età è un titolo esecutivo sufficiente per poter ottenere la diffida ai debitori?

In una sentenza del 16 novembre 2009 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Con la sentenza di divorzio era stata omologata una convenzione sulle relative conseguenze accessorie, in virtù della quale le figlie minorenni sarebbero state affidate alla madre, mentre il padre avrebbe versato un contributo alimentare fino alla loro rispettiva maggiore età "ed anche oltre nel caso in cui le figlie non avessero ancora a quel tempo terminato la formazione professionale o studentesca".
Raggiunta la maggiore età, una delle figlie con la madre ha postulato al Giudice la diffida ai debitori a seguito del fatto che il padre non adempirebbe ai propri doveri alimentari.

L'art. 291 CC stabilisce che se i genitori trascurano i propri doveri verso il figlio, il giudice può ordinare ai loro debitori che facciano i pagamenti – del tutto o in parte – nelle mani del rappresentante legale del figlio.
Nella fattispecie l'istanza di trattenuta è stata introdotta dalla madre  insieme con la figlia divenuta nel frattempo maggiorenne.
Dal punto di vista della legittimazione attiva la madre non è più autorizzata a procedere dopo la maggiore età della figlia (Hegnauer in: Berner Kommentar, edizione 1997, n. 10 ad art. 291 CC) né, decaduta l'autorità parentale su quest'ultima, poteva agire in veste di sostituta processuale (DTF 129 III 417, 419 consid. 2.2.1; RtiD II-2005 pag. 709 consid. 1). Risulta per contro legittimata ad agire nei confronti del padre la figlia maggiorenne.

Nella convenzione sugli effetti del divorzio omologata dal Pretore il padre si era impegnato a versare un contributo alimentare per le figlie fino alla maggiore età "ed anche oltre nel caso in cui le figlie non avessero ancora a quel tempo terminato la formazione professionale o studentesca".
Orbene, è pacifico che i coniugi possano prevedere convenzionalmente contributi alimentari per i figli anche oltre la maggiore età dei medesimi (DTF 112 Ia 97, 102 consid. 4 con riferimenti; Bühler/Spühler in: Berner Kommen­tar, Zusatz­band 1991, n. 245 ad art. 156 CC). Tuttavia, per formare oggetto di esecuzione (una trattenuta di stipendio è una misura di esecuzione sui generis: DTF 134 III 667, 668 consid. 1), nondimeno, la durata dell'obbligo prevista nella clausola deve essere sufficientemente definita (Hegnauer, op. cit., n. 43 ad art. 279/280 CC con richia­mi). Formulazioni del tipo "finché il figlio si trova in formazione" o "fino al termine della formazione" sono troppo generiche per costituire un titolo esecutivo (Hegnauer, op. cit., n. 44 ad art. 279/280 CC; Meier/Stettler, Droit de la filiation, vol. II, 4ª edizione, pag. 637 n. 1108).
Nel caso in esame la convenzione firmata dai coniugi all'epoca del divorzio non contiene date, termini né condizioni sull'eventuale formazione delle figlie. Dispone soltanto che il padre avrebbe continuato a versare il contributo di mantenimento anche "nel caso in cui le figlie non avessero ancora a quel tempo terminato la formazione professionale o studentesca". Se non che, tale locuzione è stata considerata dal Tribunale d'appello troppo vaga e generica per costituire da sé sola un titolo esecutivo suscettibile di giustificare una trattenuta di stipendio. È stata considerata unicamente una dichiarazione d'intenti di cui il Giudice tiene in debito conto nel quadro di una possibile azio­ne di mantenimento dopo la maggiore età (art. 277 cpv. 2 CC), ma che non può essere interpretata come una sorta di cambiale in bianco a fini esecutivi. Tant'è che la dottrina raccomanda ai Giudici di non omologare, in convenzioni sugli effetti del divorzio, clausole declamatorie sulla formazione dei figli ove questi siano ancora piccoli, non essendo possibile in simili frangenti pronosticare ipotesi attendibili sul corso scolastico o professionale dopo la maggiore età (Breitschmid, Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 14 ad art. 133 CC; ZR 80/1981 pag. 249 n. 103).

Per una giurisprudenza analoga relativamente alle spese straordinarie concernenti i figli cfr. caso-115 e riferimenti.

Per un caso di applicazione ad un figlio di 15 anni che segue il ciclo di orientamento cfr. sentenza TF 5A_18/2011 del 1° giugno 2011.

Data creazione: 31 maggio 2010
Data modifica: 12 dicembre 2012

Obbligo alimentare per i figli nati da differenti matrimoni e l'ex coniuge

Caso 237, 15 marzo 2010 << caso precedente | caso successivo >>

Qualora, pronunciato il divorzio, un coniuge si risposa e dall'unione coniugale nascono altri figli, come vengono calcolati i vari contributi alimentari, segnatamente a favore dei figli di primo e secondo letto e a favore della ex moglie?

In una sentenza del 3 marzo 2010 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nel caso concreto siamo in presenza di due ex coniugi, i quali hanno avuto all'epoca del matrimonio un figlio; dopo il divorzio il marito si è risposato e con la nuova moglie ha avuto due altri figli. All'epoca della sentenza di divorzio il marito si è obbligato a versare alla ex moglie un contributo alimentare per sé e per il figlio minorenne. Con il nuovo matrimonio e la nascita di altri due figli si è dunque posto il problema del calcolo dei contributi alimentari a favore della ex coniuge e il figlio di primo letto, tenuto conto degli oneri della nuova economia domestica del marito.

Il Tribunale d'appello ha indicato che la disponibilità economica di una persona sposata si determina in base al metodo di calcolo abitualmente adottato dalla Prima Camera Civile del medesimo Tribunale, il quale consiste nel dedurre dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni, suddividendo l'eccedenza a metà.

Occorre quindi procedere con il calcolo del reddito e del fabbisogno minimo degli attuali coniugi. A ciascun coniuge pertoccherà l'eccedenza. Facciamo dunque un esempio concreto (le cui cifre, per praticità dell'esempio, differiscono dai dati effettivi contenuti  nella sentenza qui commentata):

- reddito del marito: CHF 10'600.00 (con assegni famigliari di base)
- reddito dell'attuale moglie: CHF 0.00 (si occupa della cura e custodia dei figli comuni, in tenera età)
- fabbisogno famigliare (compreso quello dei figli comuni): CHF 7'500.00
- eccedenza: CHF 2'500.00
- metà eccedenza: CHF 1'250.00

Il marito disporrebbe così di un importo di CHF 1'250.00 mensili da destinare al mantenimento della ex moglie e del figlio minorenne di primo letto. A questo proposito evidenzio che la ex moglie beneficia di un contributo alimentare di cui alla sentenza di divorzio di CHF 1'100.00 mensili, mentre il figlio ha un fabbisogno di CHF 1'400.00 mensili. Di conseguenza la cifra di CHF 1'250.00 mensili non è sufficiente per mantenere la ex moglie e il figlio di primo letto. Dedicare loro solo la cifra di CHF 1'250.00 mensili complessivi privilegerebbe la copertura del fabbisogno in denaro dei figli di secondo letto, mentre nei confronti di un medesimo genitore il fabbisogno di figli comuni non è prioritario rispetto a quello di figli non comuni. Anzi, in ossequio alla giurisprudenza del Tribunale federale i figli minorenni che hanno un padre (o una madre) comune hanno diritto nei confronti di lui (o di lei) a un identico livello di vita e a contributi di mantenimenti proporzionalmente uguali per rapporto ai loro bisogni oggettivi (DTF 120 II 291, consid. 3b/bb e DTF 116 II 114, consid. 4a).
Dovendosi accertare la disponibilità economica di un genitore nei confronti di figli avuti da matrimoni diversi (o di figli avuti dal matrimonio e fuori dal matrimonio), il metodo di calcolo predetto va adattato, mettendo sullo stesso piano i figli minorenni di quel genitore (cfr. sentenza 11.2005.12 dell'8 settembre 2005, consid. 11; inc. 11.2008.66 del 23 dicembre 2009, consid, 12 e 13).
Non solo, sul medesimo piano va posto - dandosene il caso - l'ex coniuge, il cui contributo alimentare non va postergato a quello per i figli minorenni (DTF 128 III 415 in alto).
I contributi alimentari per figli maggiorenni vanno per contro posposti, in ogni caso, a quelli per i figli minorenni (comuni o non comuni) e per l'ex coniuge (DTF 132 III 211 consid. 2.3).

Quindi, nel caso concreto occorre rifare i calcoli prendendo in considerazione il fabbisogno famigliare (quello della nuova coppia) senza calcolare il contributo alimentare a favore dei figli comuni e togliendo dal reddito del marito gli eventuali assegni famigliari (AF) di base, che andranno aggiunti in un secondo tempo. Ecco dunque il calcolo:

- reddito del marito: CHF 10'000.00 (senza AF)
- reddito dell'attuale moglie: CHF 0.00
- fabbisogno famigliare (senza quello dei figli comuni): CHF 5'000.00
- eccedenza: CHF 5'000.00
- metà eccedenza: CHF 2'500.00

Con la sua mezza eccedenza (CHF 2'500.00 mensili) il marito deve così provvedere al fabbisogno in denaro del figlio di primo letto (CHF 1'450.00 mensili), a metà del fabbisogno in denaro dei due figli di secondo letto (CHF 600.00 + CHF 500.00 mensili) e al contributo alimentare a favore della ex moglie (calcolato a suo tempo nella sentenza di divorzio) di CHF 1'100.00 mensili. La seconda moglie del marito dal canto suo deve provvedere con la sua mezza eccedenza a metà del fabbisogno in denaro dei figli comuni (sempre CHF 600.00 + CHF 500.00 mensili).

Ora, dai calcoli di cui sopra si evince che il marito non ha però risorse economiche sufficienti per onorare tutti gli obblighi di mantenimento (complessivi CHF 3'650.00 mensili), la somma a sua disposizione (CHF 2'500.00 mensili) va dunque ripartita proporzionalmente fra i beneficiari come segue, tenuto conto del seguente coefficiente: 0.6849, coefficiente che si ottiene facendo CHF 2'500.00 : CHF 3'650.00.

- a favore della ex moglie: CHF 1'100.00 x 0.6849 = CHF 753.40 arr.
- a favore del figlio di primo letto: CHF 1'450.00 x 0.6849 = CHF 993.15 + AF arr.
- a favore dei due figli di secondo letto, rispettivamente CHF 600.00 x 0.6849 = CHF 410.95 + AF arr. e CHF 500.00 x 0.6849 = CHF 342.45 + AF arr.

Da notare infine che nel caso concreto il figlio di primo letto è divenuto ad un certo punto maggiorenne, con la conseguenza che non è stato più considerata nei calcoli di cui sopra, dovendosi consacrare la disponibilità di CHF 2'500.00 mensili (nella misura del necessario) al pieno mantenimento della ex moglie (CHF 1'100.00 mensili) e dei figli di secondo letto, ancora minorenni (CHF 600.00 + CHF 500.00 mensili); la parte rimanente, ossia CHF 300.00 mensili non va necessariamente e direttamente destinata al mantenimento del figlio divenuto maggiorenne, dato che occorre verificare se sono adempiute le condizioni per obbligare i suoi genitori al suo mantenimento (oltre tutto per il suo mantenimento il fabbisogno minimo dei genitori andrebbe aumentato del 20% - cfr. ad es. cfr. DTF 118 II 97, sentenza TF dell'8 maggio 2003, 5C.5/2003).

 Sul computo degli assegni famigliari per il calcolo cfr. tuttavia caso-291, in fine.

Data creazione: 15 marzo 2010
Data modifica: 17 febbraio 2013

Alimenti a favore dei figli in caso di condizioni economiche particolarmente favorevoli

Caso 235, 16 febbraio 2010 << caso precedente | caso successivo >>

Qualora i genitori godano di condizioni economiche particolarmente favorevoli, quale sarà il contributo alimentare a favore dei figli?

In una sentenza del 5 febbraio 2010 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Ravvisandosi condizioni economiche particolarmente favorevoli, i fabbisogni in denaro previsti dalle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo (le cosiddette "tabelle di Zurigo") possono essere anche maggiorati del 25%.

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nel caso-118 era già stato trattato l'argomento in base ad una sentenza del Tribunale federale.
Tuttavia non va dimenticato che il Tribunale federale interviene per modificare i contributi di mantenimento fissati dai Giudici cantonali con riserva ed in particolare quando questi ultimi eccedono nel loro, ampio, potere di apprezzamento (cfr. ad es. sentenza TF 5A_792/2008 del 26 febbraio 2009, consid. 5.3.1 e 5.3.2). Quindi risulta determinante conoscere la giurisprudenza cantonale e nel caso concreto quella del Canton Ticino.

Nella sentenza trattata in questo caso il Tribunale d'appello si china per la prima volta sulla questione a sapere se e a quali presupposti si giustifichi una maggiorazione dei fabbisogni in denaro indicati dalle tabelle di Zurigo.


Il Tribunale d'appello ha in particolare precisato che:

  • non si giustificano tagli lineari ai fabbisogni in denaro previsti dalle tabelle di Zurigo solo per il minor costo della vita nel Canton Ticino;
  • decurtazioni delle cifre indicate nella tabella sono possibili, ma - trattandosi già di fabbisogni riguardanti minori appartenenti a famiglie relativamente umili - devono giustificarsi alla luce di circostanze concrete (ad es. siccome il minore fruisca di vitto o alloggio a condizioni particolarmente favorevoli);
  • diversamente dalle decurtazioni, le maggiorazioni possono essere lineari (e non solo puntuali) e ciò in particolare in condizioni economiche particolarmente favorevoli.

Orbene, la sentenza del Tribunale federale del 26 febbraio 2009 sopra citata (sentenza TF 5A_792/2008) indica per la prima volta la possibilità di maggiorare fino al 25% i fabbisogni in denaro previsti dalle tabelle di Zurigo; il concetto è stato ripreso in successive sentenze sempre del Tribunale federale (cfr. ad es. sentenza TF 5A_159/2009 del 16 ottobre 2009).

Ora occorre definire le "condizioni economiche particolarmente favorevoli" per capire in quali casi si giustifica una tale maggiorazione. Senz'altro possiamo definirle tali quelle condizioni economiche in cui:

  • il padre debitore del contributo ha un reddito di CHF 10'559.00 mensili non soggetto ad imposta e i genitori hanno un reddito compressivo di CHF 25'000.00 mensili (cfr. sentenza TF 5A_288/2009 del 10 settembre 2009, consid. 4.2);
  • il padre debitore del contributo ha un reddito di CHF 12'000.00 mensili e il reddito complessivo dei genitori è di CHF 19'000.00 mensili (sentenza 5A_159/2009 del 16 ottobre 2009, consid. 4.2);
  • il padre debitore del contributo ha un reddito ca. 18'000.00 mensili e la madre vive nell'indigenza (sentenza oggetto del presente caso; cfr. tuttavia critica alla fine del presente commento).

Il Tribunale d'appello precisa inoltre che il fabbisogno in denaro del figlio può anche superare quello maggiorato del 25% previsto dalle tabelle di Zurigo, ma a tal fine occorre però che il fabbisogno effettivo sia partitamente quantificato nelle sue componenti e non solo stimato in una maggiorazione globale (cfr. sentenza TF 5A_127/2009 del 12 ottobre 2009, consid. 6.4).

Nel caso concreto - senz'altro utile per la quantificazione della percentuale del 25% - mi permetto tuttavia di criticare il fatto che il Tribunale d'appello non abbia sufficientemente preso in considerazione la precaria situazione economica della madre creditrice alimentare e dei di lei due ulteriori figli non comuni con il padre debitore alimentare, siccome ovviamente gli alimenti decisi nella sentenza qui trattata (CHF 1'340.00 mensili + assegni famigliari fino ai 6 anni; CHF 1'505.00 mensili + assegni famigliari fino ai 12 ani e CHF 1'890.00 mensili + assegni famigliari fino ai 18 anni) non saranno sicuramente consacrati al solo tenore di vita del figlio comune, essendo queste cifre (per di più indicizzate al costo della vita) palesemente superiori a quanto i figli non comuni e la loro madre potranno permettersi. D'altra parte il Tribunale federale (cfr. anche caso-118) ha già indicato che tra le varie considerazioni per quantificare correttamente gli alimenti occorre prendere in considerazione il tenore di vita di entrambi i genitori e non solo del genitore debitore degli alimenti (e ciò per motivi educativi: DTF 126 III 353), dovendosi anche evitare un'ampia differenza tra tenore di vita del figlio e quello del creditore degli alimenti.

Data creazione: 16 febbraio 2010
Data modifica: 27 maggio 2010

Delibazione di una trattenuta di stipendio italiana in materia di contributi alimentari per il figlio

Caso 234, 1 febbraio 2010 << caso precedente | caso successivo >>

Quale è la procedura per delibare una sentenza estera di trattenuta di stipendio?

In una sentenza del 15 maggio 2009 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

La Camera civile di appello è competente per riconoscere e dichiarare esecutive le sentenze civili emanate all'estero. Trattandosi di delibare una trattenuta di stipendio, occorre che sia sentito anche il terzo cui è destinato l'ordine.

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Il Tribunale di Como ha pronunciato il divorzio tra due coniugi domiciliati in Italia. Ha in particolare condannato il marito a versare alla moglie un determinato contributo alimentare per il figlio. La ex moglie si è in seguito rivolta sempre al Tribunale di Como, chiedendo di ordinare al datore di lavoro in Svizzera per cui l'ex marito lavora di trattenere dallo stipendio di lui la somma degli alimenti che egli non provvede a pagare e di riversarla a lei in favore del figlio. Accertato che l'ex marito non aveva adempiuto, se non in minima parte, l'obbligo di mantenimento nei confronti del minorenne, il Tribunale di Como ha accolto la richiesta di trattenuta salariale della ex moglie. Cresciuta in giudicato, la ex moglie si è rivolta alla Camera civile di appello per chiedere la delibazione della decisione italiana, convenendo in giudizio il datore di lavoro dell'ex marito.

La Camera civile di appello è competente per riconoscere e dichiarare esecutive, secondo le norme della legge federale sul diritto internazionale privato, le sentenze civili emanate all'estero (art. 511 cpv. 1 CPC combinato con l'art. 29 LDIP). Trattandosi di delibare una trattenuta di stipendio, in particolare, Schwander raccomanda che sia sentito anche il terzo cui è destinato l'ordine (Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 19 ad art. 177). Il datore di lavoro dell'ex marito è stato invitato pertanto a presenziare alla discussione indetta dalla Camera civile di appello.

I criteri che disciplinano il riconoscimento e l'esecuzione di decisioni straniere in Svizzera figurano agli art. 25 segg. LDIP. I trattati internazionali – bilaterali o multilaterali – ratificati dalla Svizzera prevalgono tuttavia sui requisiti posti dalla citata legge ove contengano norme più favorevoli alla delibazione (art. 1 cpv. 2 LDIP). Ora, il riconoscimento e l'esecuzione in Svizzera di decisioni straniere relative a contributi di mantenimento è regolato da due trattati multilaterali: la Convenzione dell'Aia concernente il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia di obbligazioni ali­men­tari, del 2 ottobre 1973 (RS 0.211.213.02), e la Convenzione di Luga­no (Convenzione concernente la competenza giurisdizio­nale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale”, del 16 settembre 1988: RS 0.275.11), entrambe ratificate anche dall'Italia.
Nessuno dei due trattati prevale, nel senso che la decisione emanata nello Stato firmatario di una convenzione va riconosciuta in Svizzera anche se adempie i presupposti dell'una e non quelli dell'altra (Hausheer/Reusser/Geiser in: Ber­ner Kommentar, edizione 1999, n. 71d ad art. 163 CC).

L'ordine giudiziale italiano risulta senz'altro una decisione nel senso dell'art. 4 cpv. 1 della Convenzione concernente il riconoscimento e l’esecuzione
delle decisioni in materia di obbligazioni alimentari, la quale ritiene tali – del resto – anche decisioni non definitive o meramente provvisionali (art. 4 cpv. 2).

Occorre dunque esaminare se la decisione è stata resa da un'autorità considerata competente giusta gli art. 7 o art. 8 (art. 4 cpv. 1 n. 1 della Convenzione) e se non può più essere oggetto di un ricorso ordinario nello Stato d'origine (art. 4 cpv. 1 n. 2), nonché verificare se non si sia in presenza delle ipotesi contrarie al riconoscimento e all'esecuzione enunciate all'art. 5 della Conven­zione dell'Aia.

Il Tribunale d'appello indica inoltre che ci si può domandare se per essere riconosciuto e dichiarato esecutivo anche nei confronti del terzo, l'ordine non debba ema­nare cumulativamente da un'autorità competente secondo il rapporto giuridico che intercorre fra il debitore e il terzo datore di lavoro (cfr. Schwander, op. cit., n. 19 in fine ad art. 177 CC). La risposta del Tribunale d'appello è negativa, per lo meno nel­l'ipotesi in cui i coniugi (o ex coniugi) siano entrambi domiciliati all'estero. In tal caso, per vero, i Tribunali o le Autorità svizzeri non sono competenti per pronunciare trattenute di stipendio, né secondo l'art. 46 LDIP né secondo l'art. 7 della predetta Convenzione dell'Aia, salvo incondizionata costituzione in giudizio del debitore (cfr. caso-178). Il coniuge creditore dovendo far capo a Tribunali o Autorità esteri, il datore di lavoro non può pretendere dunque che l'ordine di trattenuta sia – cumulativamente – pronunciato nello Stato del suo domicilio o della sua dimora abituale (art. 149 cpv. 1 LDIP), poco giovando le eventualità prospettate sussidiariamente dall'art. 149 cpv. 2 LDIP.

Data creazione: 1 febbraio 2010
Data modifica: 28 febbraio 2014

Computo delle rendite completive per il calcolo degli alimenti a favore dei figli

Caso 223, 13 agosto 2009 << caso precedente | caso successivo >>

Come vengono computate le rendite completive a favore dei figli nell'ambito del calcolo del contributo di mantenimento a loro favore?

In una sentenza del 9 aprile 2009*, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Per il calcolo dei contributi di mantenimento a favore dei figli occorre considerare preventivamente le rendite completive a loro favore, poco importa se sono percepite dal genitore affidatario o non affidatario.

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nel caso concreto i tre figli minorenni sono stati affidati alla cura e custodia della madre e il padre è stato condannato a pagare loro dei contributi di mantenimento.
Secondo l'art. 285 cpv. 1 CC il contributo per il mantenimento deve essere commisurato ai bisogni del figlio, alla situazione sociale e alle possibilità dei genitori, e tener conto inoltre della sostanza e dei redditi del figlio, come pure della partecipazione del genitore che non ha la custodia del figlio alle cure di costui; il cpv. 2 precisa che salvo diversa disposizione del Giudice, gli assegni per i figli, le rendite d’assicurazione sociale e analoghe prestazioni per il mantenimento del figlio, spettanti alla persona tenuta al mantenimento, sono pagate in aggiunta al contributo. Il cpv. 2bis precisa inoltre che l'obbligato al mantenimento che, per motivi d’età o invalidità, riceva successivamente rendite delle assicurazioni sociali o analoghe prestazioni destinate al mantenimento del figlio, che sostituiscono il reddito di un’attività lucrativa, deve pagare tali importi al figlio; il precedente contributo di mantenimento va diminuito per legge dell’importo di tali nuove prestazioni.
Queste prestazioni sono in particolare gli assegni basati sulle leggi cantonali e le rendite completive per i figli ai sensi degli art. 22ter LAVS, art. 35 LAI, art. 25 LPP. L'art. 285 cpv. 2 CC prevede il principio del cumulo di queste prestazioni con il contributo alimentare, salvo decisione diversa del Giudice. Tenuto conto che sono versate esclusivamente per il mantenimento del figlio, queste prestazioni non sono considerate nel calcolo delle entrate del genitore che le riceve (cfr. sentenza TF 5P.327/2005 del 27 febbraio 2006, consid. 4.4.3; 5C.51/2003 del 5 marzo 2003; 5C.38/2000 del 4 maggio 2000, consid. 2b). Sono tuttavia sottratte dal costo del figlio (sentenza TF 5C.173/2005 del 7 dicembre 2005, consid. 2.3.2). La giurisprudenza precisa che l'art. 285 cpv. 2 CC prescrive nell'ambito del calcolo dei contributi alimentari al Giudice competente in materia di divorzio di dedurre preventivamente le prestazioni delle assicurazioni sociali (DTF 128 III 305, consid. 4b, pag. 310). Nel casco concreto il Tribunale federale ha indicato che il Tribunale cantonale non ha violato dunque il diritto federale allorquando ha calcolato il contributo di mantenimento a favore dei figli in base alle tabelle di Zurigo, non solo sottraendo preventivamente l'assegno famigliare di base, ma anche le rendite completive versate dall'assicurazione invalidità e dalla cassa pensione alla madre; infatti non è determinante che queste rendite completive siano versate a seguito dell'invalidità del genitore affidatario o non affidatario.
Sempre nel caso concreto, dove è la madre a percepire delle rendite completive per i figli a seguito della propria invalidità, la medesima deve consacrare le rendite completive per i figli interamente al loro mantenimento, mentre il padre dovrà pagare la differenza atta a coprire il fabbisogno dei figli.

Esempio di calcolo:

- fabbisogno figlio: CHF 1'315.00 (Tabelle di Zurigo, ed. 2009, figlio dai 0 ai 6 anni, famiglia con un solo figlio, solo parte in denaro);
- assegno famigliare di base percepito dalla madre: CHF 200.00;
- rendita completiva AI per il figlio percepita dalla madre: CHF 600.00;
- contributo di mantenimento a favore del figlio a carico del padre: CHF 515.00 (CHF 1'315.00 ./. CHF 200.00 ./. CHF 600.00).

Sull'argomento, quando i mezzi a disposizione dei figli superano i loro bisogni, cfr. sentenza TF 5A_190/2011 del 26 aprile 2011; quando invece la rendita dell'assicurazione sociale supera l'importo del contributo alimentare stabilito dal giudice, cfr. sentenza TF 5A_496/2013 del'11 settembre 2013.

Data creazione: 13 agosto 2009
Data modifica: 13 marzo 2014

Contributi alimentari per figli - maggior età - legittimazione attiva a procedere all'incasso

Caso 217, 18 maggio 2009 << caso precedente | caso successivo >>

Qualora gli alimenti per i figli non siano pagati, chi è legittimato a procedere al loro incasso se nel frattempo sono divenuti maggiorenni?

In una sentenza del 19 novembre 2007*, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello ha stabilito quanto segue:

Il genitore titolare dell'autorità parentale -dopo la maggiore età del figlio- ha ancora facoltà propria di richiedere alimenti in favore di quegli, ma limitatamente agli importi scaduti prima della maggiore età.

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Espongo qui di seguito le considerazioni più importanti del Tribunale d'appello su tale argomento.

Il giudice del rigetto dell'opposizione deve accertare d'ufficio, in ogni stadio di causa, se la sentenza su cui l'esecuzione si fonda ossequia tutti i requisiti posti dalla LEF per poterle riconoscere carattere esecutivo (Staehelin, Basler Kommentar zum SchKG, 1998, vol. I, n. 50 ad art. 84; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 22 ad art. 80; Stücheli, Die Rechtsöffnung, tesi Zurigo 2000, pag. 112 ad c), così da permettere il rigetto definitivo dell'opposizione. Ciò presuppone pure che il beneficiario del pagamento e l'istante siano identici. Trattandosi di crediti alimentari per figli minorenni, è altresì autorizzato ad agire il detentore dell'autorità parentale (Staehelin, op. cit., n. 33 e 36 ad art. 80; Staehelin, op. cit., Ergänzungsband, 2005, n. 47, ad art. 80), perlomeno quale rappresentante legale (art. 289 cpv. 1 CC; Cometta, Il rigetto provvisorio dell'opposizione nella prassi giudiziaria ticinese, in: Rep. 1989 pag. 342; Gessler, Scheidunsurteile als definitive Rechtsöffnungstitel, in: SJZ 83° (1987) pag. 253).
La maggiore età comporta la fine dell'assoggettamento dei figli all'autorità parentale dei genitori (art. 296 cpv. 1 CC); ciò che, per il detentore di tale autorità, significa fra l'altro la perdita della facoltà di rivendicare i contributi maturati in favore del figlio, diventato maggiorenne e quindi unico creditore di quegli importi (art. 289 cpv. 1 CC). Tuttavia, il genitore titolare dell'autorità parentale - dopo la maggiore età del figlio - ha ancora facoltà propria di richiedere alimenti in favore di quegli, ma limitatamente agli importi scaduti prima della maggiore età (Staehelin, op. cit., Ergänzungsband, 2005, n. 47, ad art. 80); la stessa norma di legge stabilisce - d'altra parte - che, per la durata della minore età, i contributi spettanti al figlio sono versati al suo rappresentante legale oppure al detentore della custodia.

* Sentenza reperibile sul sito internet del Tribunale d'appello di Lugano: CEF 14.2007.26; v. anche RTiD II 2008, N. 57c.

Data creazione: 18 maggio 2009
Data modifica: 18 maggio 2009

Figlio maggiorenne agli studi - considerazione del suo reddito e della sua sostanza - procedura

Caso 203, 29 settembre 2008 << caso precedente | caso successivo >>

Il figlio maggiorenne agli studi deve utilizzare il proprio reddito e sostanza per mantenersi agli studi?

In una sentenza del 24 settembre 2007 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Secondo l'art. 277 cpv. 2 CC se, raggiunta la maggiore età, il figlio non ha ancora ultimato la propria formazione, i genitori, per quanto si possa ragionevolmente pretendere da loro dato l'insieme delle circostanze, devono continuare a provvedere al suo mantenimento fino al momento in cui questa formazione possa normalmente concludersi. Brevi interruzioni e casuali insuccessi poco importano, sempre che lo studente dimostri impegno, diligenza e volontà di apprendimento (Forni, Die Unterhaltspflicht der Eltern nach der Mündigkeit des Kindes in der bundesgerichtlichen Rechtsprechung, in: ZBJV 132/1996 pag. 439 seg.).

Secondo l'art. 276 cpv. 3 CC i genitori sono liberati dall'obbligo di mantenimento nella misura in cui si possa ragionevolmente pretendere che il figlio vi provveda da sé con il ricavo del proprio lavoro o con altri mezzi. La capacità economica del figlio va considerata quand'anche i genitori abbiano mezzi sufficienti (Hegnauer, Berner Kommentar, ed. 1997, n. 92 ad art. 277 CC). Il figlio maggiorenne deve quindi provvedere alla sua formazione facendo capo in primo luogo ai propri elementi di reddito e di sostanza. Uno studente in lettere, ad esempio, può esercitare un'attività accessoria del 20% e guadagnare CHF 700.– mensili (sentenza del Tribunale federale 5C.150/2005 dell'11 ottobre 2005, consid. 4.4.1 e 4.4.2; Breitschmid in: Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 31 ad art. 276, caso-143).
Per l'educazione di un minorenne i genitori possono impiegare non solo i redditi della sostanza del figlio (art. 319 cpv. 1 CC), ma anche – dandosene la necessità – la sostanza medesima (art. 320 cpv. 1 CC). Ciò vale a maggior ragione per un maggiorenne, dal quale si può legittimamente pretendere che prima di chiedere ai genitori un finanziamento degli studi faccia capo al suo proprio patrimonio.
Nel caso concreto il Tribunale d'appello ha precisato che occorre da un lato valutare la consistenza della sostanza dei figli e dall'altro la capacità economica dei genitori. Nel nostro caso i due figli maggiorenni che chiedono alimenti sono possessori di 1 kg d'oro ciascuno e proprietari, in ragione di 1/2 ciascuno, di un rustico il cui valore di stima ufficiale ammonta a CHF 72 210.00 (per cui con un valore commerciale, anche se non accertato, senz'altro superiore). Pur annotando che in una precedente sentenza il Tribunale federale aveva ritenuto iniquo imporre a una figlia maggiorenne agli studi di alienare una tenuta forestale (di cui tuttavia si ignorava non solo il valore, ma anche la concreta possibilità di realizzazione) di fronte alla ragguardevole forza economica del padre, tassato per un reddito di CHF 465 000.00 annui (DTF 111 II 410), nella fattispecie che ci occupa il Tribunale d'appello ha precisato che il padre (a cui sono stati chiesti gli alimenti), se dovesse pagare alimenti per i figli maggiorenni, si ritroverebbe praticamente con la copertura del solo fabbisogno personale. In circostanze simili, a prescindere dal kg d'oro, i figli non possono pretendere di conservare per sé l'intero controvalore di almeno CHF 72 210.00, a parte il fatto che senza essere venduto il rustico potrebbe anche essere appigionato a terzi e produrre un reddito. Quindi, date le circostanze del caso specifico, nella fattispecie il Tribunale d'appello ha chiaramente indicato che non vi sono le premesse per obbligare il padre a stanziare contributi di mantenimento, quand'anche da un profilo meramente contabile egli sarebbe in grado di erogare parte del mantenimento.

Annoto infine che trattandosi di contributi per figli maggiorenni, non si applicava il principio inquisitorio illimitato (Wullschleger, n. 19 e 20 delle osservazioni generali agli art. 276–293 CC con riferimenti).

* Sentenza pubblicata sul sito internet del Tribunale d'appello: I CCA 11.2004.148.

Data creazione: 29 settembre 2008
Data modifica: 3 maggio 2009

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