Alimenti per i figli

Modifica di una sentenza di divorzio - priorità del mantenimento dei figli rispetto alla moglie?

Caso 335, 16 giugno 2014 << caso precedente | caso successivo >>

Qualora l'ex coniuge dopo il divorzio abbia avuto un altro figlio e si risposi, viene presa in considerazione anche la situazione economica, segnatamente i costi, del nuovo coniuge per verificare se sia legittima una richiesta di modifica dei contributi alimentari dei figli di primo letto?

In una sentenza del 23 ottobre 2013, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

In occasione dello scioglimento del matrimonio, il Pretore ha omologato una convenzione con la quale il padre si è impegnato a versare determinati contributi alimentari indicizzati in funzione dell'età dei due figli avuti durante il matrimonio con la ormai ex moglie.
Successivamente l'ex marito ha avuto dalla sua nuova compagna, poi sposata, un terzo figlio. In ragione di ciò, ha convenuto i figli di primo letto al fine di ottenere, in modifica della sentenza di divorzio, una riduzione dell'obbligo contributivo nei loro confronti. Il Pretore ha respinto l'azione. Adito dall'ex marito, il Tribunale di appello ha respinto il ricorso.
L'ex marito si è dunque rivolgo con relativo gravame al Tribunale federale.

Il giudice, ad istanza di un genitore o del figlio, modifica o toglie il contributo per il mantenimento del figlio, se le circostanze siano notevolmente mutate (art. 286 cpv. 2 CC e art. 134 cpv. 2 CC combinati). Una tale modifica presuppone che intervengano fatti nuovi, importanti e durevoli, tali da esigere una regolamentazione diversa. Ma non ogni fatto nuovo, quand'anche importante e durevole, ha quale conseguenza automatica una modifica del contributo. Una siffatta modifica entra in considerazione unicamente se l'onere di mantenimento diventa squilibrato fra i genitori, alla luce delle circostanze prese in considerazione nel precedente giudizio ed in particolare se l'onere contributivo diventa eccessivamente pesante per il genitore debitore di condizione modesta. Il giudice non può dunque limitarsi a constatare una modifica della situazione di uno dei genitori, bensì deve procedere ad una ponderazione degli interessi del figlio da un lato e di ogni genitore dall'altro tale da permettergli di apprezzare correttamente la necessità di modificare il contributo di mantenimento nel caso concreto. Accertate tali condizioni, il giudice deve ricalcolare il contributo, attualizzando tutti i criteri di calcolo adottati nel precedente giudizio (DTF 137 III 604 consid. 4.1 con rinvii; sentenza TF 5A_29/2013 del 4 aprile 2013 consid. 3.2; sentenza TF 5A_199/2013 del 30 aprile 2013 consid. 4.2).

È incontestato che la situazione personale del ricorrente sia mutata rispetto al divorzio a seguito della nascita del figlio successivamente avuto dalla sua compagna e del matrimonio con la medesima.
Il Tribunale di appello, richiamate la DTF 137 III 59 consid. 4.2.1 (citata nel caso 293) e la sentenza TF 5A_352/2010 del 29 ottobre 2010 consid. 6.2.2, ha indicato che nella commisurazione del contributo alimentare per un figlio, il debitore alimentare risposatosi nel frattempo può invocare unicamente la garanzia del proprio minimo esistenziale secondo il diritto esecutivo e non il proprio fabbisogno minimo secondo il diritto civile, e per di più limitato alla sua persona. Riferisce che si deve tener conto delle poste relative al nuovo coniuge unicamente ove quest'ultimo sia chiamato ad assistere economicamente il debitore nei suoi obblighi di mantenimento verso i figli avuti prima del matrimonio, ciò che non è stato considerato nel caso concreto. In particolare, il minimo esistenziale del ricorrente secondo il diritto esecutivo ammonterebbe a fr. 2'600.65 mensili. A fronte di un reddito mensile di CHF 6'360.00 arrotondati, gli rimane ampiamente di che versare il contributo alimentare ai figli di primo letto, anche devolvendo una cifra analoga all'ultimo nato. Il Tribunale di appello ne ha concluso che non occorreva dunque chinarsi sulla situazione finanziaria della nuova moglie del ricorrente, segnatamente sul fabbisogno e sul reddito di lei, le cui variazioni non avrebbero portato conseguenze.

Tra le censure sollevate dal ricorrente, una riguarda proprio la posizione giuridica della nuova moglie, per la quale egli ha messo in discussione la giurisprudenza federale in proposito. Il ricorrente ha criticato la giurisprudenza di cui alla sentenza DTF 137 III 59: a suo dire, escludendo dal calcolo del fabbisogno del debitore di alimenti ogni spesa riferita al (nuovo) coniuge coabitante, se il medesimo non fosse in grado di sopperire con le proprie forze al suo debito mantenimento, il Tribunale federale ne negherebbe il sostentamento e, più in generale, impedirebbe l'applicazione degli art. 163 segg. CC

Tuttavia secondo il Tribunale federale non sarebbe così, secondo le seguenti argomentazioni. La DTF 137 III 59 ribadisce, in primo luogo, uno dei principi già enunciati in precedenti sentenze: al debitore di alimenti deve essere garantito almeno il minimo esistenziale del diritto esecutivo, con la precisazione che soltanto il suo minimo è tutelato (DTF 137 III 59 consid. 4.2.1). Il calcolo di detto minimo terrà conto della metà dell'importo di base concretamente applicabile, al quale andranno aggiunti gli oneri locativi (per intero o parziali a seconda della situazione) e le usuali spese secondo il diritto esecutivo; restano escluse da questo calcolo segnatamente le posizioni concernenti i figli e l'attuale coniuge (DTF 137 III 59 consid. 4.2.2). Qualora dalla contrapposizione dei redditi e del minimo esistenziale del debitore di alimenti emerga un'eccedenza, questa andrà distribuita equamente fra tutti i figli (DTF 137 III 59 consid. 4.2.3). L'esclusione delle posizioni relative al nuovo coniuge nel contesto di una discussione degli alimenti per i figli si fonda peraltro non su una voluta disparità fra figli e coniuge, quale la esprime il ricorrente, o su un discorso di priorità, bensì sull'applicazione di differenti basi legali: l'art. 285 CC trattandosi di un'azione volta alla fissazione degli alimenti per i figli, l'art. 163 segg. CC quando sia invece discorso degli alimenti per l'attuale coniuge (DTF 137 III 59 consid. 4.2.2 in fine).
Quindi, secondo il Tribunale federale, il Tribunale di appello ha applicato correttamente questa giurisprudenza. Ed in virtù di detta giurisprudenza, constatato che il ricorrente disponeva di un'eccedenza tale da permettergli di destinare al mantenimento dei figli un importo analogo per tutti e tre, a ragione il Tribunale di appello ha concluso che le poste relative alla seconda moglie del ricorrente dovevano essere trascurate nel calcolo degli alimenti spettanti agli figli (di primo letto).

Invero ci si può domandare come mai - come previsto dall'art. 276a del progetto di revisione del diritto al mantenimento - il Tribunale federale non affermi una volta per tutte che il mantenimento dei figli è prioritario rispetto a quello del coniuge, dato che dalla sentenza qui riportata a mio giudizio si evince chiaramente proprio questo principio (ciò che d'altra parte è anche condiviso da una parte importante della dottrina).

 

Data creazione: 16 giugno 2014
Data modifica: 16 giugno 2014

Annullamento dell'esecuzione per contributi di mantenimento a favore del figlio maggiorenne - condizione risolutiva

Caso 330, 31 marzo 2014 << caso precedente | caso successivo >>

Il genitore debitore di un contributo di mantenimento a favore di un figlio maggiorenne può invocare l'art. 85a LEF per ottenere l'annullamento della procedura esecutiva promossa nei suoi confronti per l'incasso di tale contributo alimentare?

In una sentenza del 2 ottobre 2013 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nella fattispecie, l'obbligo alimentare a carico del padre dopo la maggiore età, in caso di studi dei figli, risulta sia da una transazione giudiziaria che lo ha opposto al figlio maggiorenne, dalla sentenza di divorzio relativa agli altri due figli, all'epoca ancora minorenni, nel frattempo anche essi divenuti maggiorenni. In entrambi i casi l'obbligo alimentare è stato previsto a condizione che gli studi dopo la maggiore età avessero una durata normale (accordo con il figlio che era già maggiorenne), rispettivamente che la formazione professionale fosse terminata in tempi ragionevoli (sentenza di divorzio relativamente agli altri due figli).
Successivamente è stata avviata una procedura esecutiva di incasso per alimenti che il padre non ha più versato e ciò per due dei tre i figli divenuti nel frattempo tutti maggiorenni. Alla domanda di esecuzione e relativo precetto esecutivo il padre ha interposto opposizione. I giudici cantonali l'hanno rigettata in via definitiva; nel frattempo il padre ha promosso un'azione testa alla constatazione dell'inesistenza del debito (art. 85a LEF), per contro ammessa dai giudici cantonali, con  la conseguenza che le procedure esecutive d'incasso degli alimenti a favore dei figli maggiorenni sono state annullate.

Secondo l'art. 85a LEF, l'escusso può domandare in ogni tempo al tribunale del luogo dell'esecuzione l'accertamento dell'inesistenza del debito, della sua estinzione o della concessione di una dilazione. Se l'azione è ammessa, il tribunale, secondo il caso, annulla o sospende l'esecuzione.
Questa azione ha una duplice natura: se ammessa, dal punto di vista materiale porta a constatare l'inesistenza del debito o la concessione di una dilazione di pagamento, mentre da un punto di vista esecutivo porta all'annullamento o alla sospensione dell'esecuzione (DTF 129 III 197, consid. 2.1, pag. 198; DTF 125 III 149, consid. 2c, pag. 151; sentenza TF 5P.337/2006 del 27 novembre 2006, consid. 4).
Il debitore che dinanzi ad una sentenza di rigetto definitivo dell'opposizione agisce in base all'art. 85a LEF può sollevare i motivi che derivano dalla decisione medesima - come ad es. il fatto che sussista una condizione risolutiva - o fatti che sono intervenuti dopo che la decisione è cresciuta in giudicato, vale a dire i nova propriamente detti (sentenza TF 5C.234/2000 del 22 febbraio 2001, consid. 2b; sentenza TF 5A_591/2007 consid. 3.2.2 del 10 aprile 2008), come ad es. un'estinzione posteriore del credito.
Il debitore non può censurare la causa del credito stabilito da una sentenza se non per il tramite di un ricorso ordinario o anche straordinario previsto dalla legge. Il giudice adito ex art. 85a LEF può solo tener conto, se del caso, di fatti nuovi, vale a dire la sussistenza di una nuova decisione resa al termine di una tale procedura di ricorso ordinario o straordinario ed esaminare se ne risulta che il credito oggetto di esecuzione non sussiste. In caso affermativo, può in seguito annullare l'esecuzione (sentenza TF 5A_269/2013 del 26 luglio 2013, consid. 5.1.2).

Nel caso concreto la sentenza alla base del credito del figlio minore, nel frattempo divenuto maggiorenne (sentenza di divorzio), è condizionata, nel senso che prevede il mantenimento fino alla fine della formazione professionale, compreso quella universitaria, anche dopo la maggiore età, purché la formazione professionale sia conclusa in tempi ragionevoli.

Secondo l'art. 81 cpv. 1 LEF se il credito è fondato su una decisione esecutiva di un tribunale svizzero o di un'autorità amministrativa svizzera, l'opposizione è rigettata in via definitiva a meno che l'escusso provi con documenti che dopo l'emanazione della decisione il debito è stato estinto o il termine per il pagamento è stato prorogato ovvero che è intervenuta la prescrizione. Secondo la giurisprudenza, tra i motivi di estinzione del credito non vi è solo il pagamento, ma tutte le altre cause di diritto civile come, ad es., l'adempimento di una condizione risolutiva (DTF 124 III 501, consid. 3b, pag. 503 e riferimenti). Nel caso di una sentenza che condanna al pagamento di contributi alimentari oltre la maggiore età, i cui effetti cessano se la condizione non è adempiuta, spetta al debitore portare la prova severa tramite documenti ("preuve stricte par titre") che la condizione è adempiuta, a meno che la stessa sia riconosciuta senza riserve da parte del creditore o se è un fatto notorio (DTF 124 III 501, consid. 3b, pag. 503).
Il debitore che nell'ambito della procedura di rigetto definitivo dell'opposizione non ha potuto portare tale prova, può agire ai sensi dell'art. 85a LEF chiedendo l'annullamento dell'esecuzione per far constatare che la condizione è stata adempiuta. Così facendo solleva una censura che deriva dalla decisione stessa e per poter avere successo deve portare la prova che la condizione, secondo la quale gli studi devono essere terminati in tempi ragionevoli, si è realizzata. Non può per contro usare la via dell'art. 85a LEF per far valere che le condizioni del mantenimento dopo la maggiore età (art. 277 cpv. 2 CC) non sono più adempiute a seguito delle circostanze economiche e personali intervenute dopo la crescita in giudicato delle decisioni alla base del credito (sentenza di divorzio).  In caso di divorzio, l'obbligo di provvedere al mantenimento dopo la maggiore età previsto nella relativa sentenza sussiste, salvo realizzazione di un'eventuale condizione risolutiva (v. sopra), fintanto che una nuova decisione, che se del caso modifica la prima, sia emanata e cresciuta in giudicato (DTF 118 II 228, consid. 3b, in fine). Relativamente ai fatti nuovi che nell'ambito dell'art. 85a LEF il padre escusso può far valere, questi non possono che essere l'esistenza di un'altra decisione resa al termine di una procedura di modifica della sentenza oggetto del credito, con cui è stata constatata la cessazione dell'obbligo contributivo (sentenza TF 5A_269/2013 del 26 luglio 2013, consid. 5.1.2 e DTF 139 III 401, consid. 3.2.2 - caso 323).

Quindi, schematicamente, nel caso concreto, l'art. 85a LEF è applicabile se a) l'escusso prova la realizzazione della condizione risolutiva contenuta nella sentenza che dà origine al credito o se b) l'escusso prova che una successiva modifica della sentenza che dà origine al credito ha portato al decadimento del medesimo. Se per contro l'escusso solleva che le condizioni alla base dell'erogazione del mantenimento al figlio maggiorenne (art. 277 cpv. 2 CC) si sono modificate, dovrà allora chiedere una modifica della sentenza che dà origine al credito e poi, se del caso, prevalersi di una eventuale decisione a lui favorevole nella successiva procedura ex art. 85a LEF, qualora nel frattempo il creditore abbia ottenuto ragione con una procedura esecutiva.

Data creazione: 31 marzo 2014
Data modifica: 31 marzo 2014

Computo dell'assegno per grandi invalidi per il figlio - fissazione degli alimenti per il figlio nella sentenza di divorzio per il periodo dopo la maggiore età

Caso 323, 15 dicembre 2013 << caso precedente | caso successivo >>

Per il calcolo del contributo di mantenimento a favore del figlio occorre prendere in considerazione anche l'assegno per grandi invalidi di cui beneficia? Può essere stabilito nella sentenza di divorzio un contributo alimentare per il figlio anche per il periodo successivo alla sua maggiore età?

In una sentenza del 29 agosto 2013 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

I coniugi si sono uniti in matrimonio nel 2005; la moglie è del 1967 e il marito del 1961. Ciascuno di essi aveva già un figlio. Dalla loro unione è nato nel 2006 un figlio comune, affetto da una epilessia farmaco resistente e con disturbi del comportamento a seguito di un'anomalia genetica.
Nell'aprile del 2007 i coniugi si sono separati. Il figlio comune, peggiorando la sua salute, non ha più potuto essere ospite in internato di una determinata struttura e di conseguenza è rimasto a casa con la madre sotto la sua costante sorveglianza.
Con decisione di misure a protezione dell'unione coniugale del 27 marzo 2008, il giudice ha tra l'altro affidato il figlio alla madre e previsto determinati contributi di mantenimento a carico del marito per moglie e figlio comune.
Il 22 gennaio 2010 il marito ha inoltrato una procedura di divorzio e successivamente sono state adottate delle misure cautelari.
Il 22 agosto 2011 è stato pronunciato il divorzio. Su appello di entrambe le parti, il Tribunale superiore ha previsto tra l'altro un contributo alimentare a favore del figlio fino al 25esimo anno di età in caso di continuazione della formazione e studi seri e il versamento di un contributo alimentare a favore della moglie fino al 30 settembre 2021.

Il marito si è rivolto al Tribunale federale con un ricorso in materia civile, contestando sia l'ammontare del contributo di mantenimento per il figlio, sia la durata, proponendo delle cifre più ridimensionate e la durata del contributo di mantenimento fino alla maggiore età (18 anni).

Il ricorrente ha apparentemente censurato il fatto che nel calcolo del contributo alimentare a favore del figlio avrebbe dovuto considerarsi anche l'importo ricevuto quale assegno per grandi invalidi.
Il Tribunale federale ha tuttavia chiarito che l'assegno per grandi invalidi serve al suo beneficiario per compiere gli atti ordinari della vita quotidiana (art. 9 LPGA) e non è di conseguenza destinato al suo mantenimento, come lo è ad es. una rendita per orfani prevista dall'art. 25 LAVS o dall'art. 30 LAINF. Di conseguenza, il contributo di mantenimento, in casu calcolato in base alle Tabelle di Zurigo, deve fare astrazione dell'assegno per grandi invalidi. Lo stesso non va neppure considerato un reddito del genitore affidatario, dato che appartiene al beneficiario (art. 42 LAI e art. 42bis LAI).

Il ricorrente ha poi censurato anche il fatto che i giudici hanno calcolato il contributo alimentare a favore del figlio, di soli 5 anni, anche per il periodo dopo la maggiore età, fino al compimento dei 25 anni di età, da versarsi in caso di continuazione di studi regolari e seri, evocando il fatto che visti i problemi di salute del figlio sarà poco probabile una sua continuazione degli studi e del resto al proprio pensionamento il figlio potrà in quel caso comunque beneficiare di una rendita dalla cassa pensioni.
Il Tribunale federale ha ricordato che quando un genitore agisce nell'ambito della procedura di divorzio, il diritto a far valere alimenti per i figli gli è conferito dalla legge e ciò non solo per il periodo della minore età, ma anche dopo (art. 133 cpv. 1 CC, seconda frase). La possibilità di agire giudiziariamente anche per gli alimenti a favore dei figli per il periodo dopo la maggiore età è stata introdotta dalla legge quando questa è stata modificata con l'abbassamento da 20 a 18 anni della maggiore età, ossia dal 1° gennaio 1996. Prima dell'introduzione di questa modifica legislativa, il Tribunale federale aveva già precisato che, per motivi di opportunità e di economia processuale, il giudice del divorzio era autorizzato a stabilire, su domanda del rappresentante legale del figlio (di regola il genitore non affidatario), il contributo di mantenimento per il periodo dopo la maggiore età del figlio in casi ben precisi ed eccezionali, vale a dire quando il figlio era prossimo alla maggiore età al momento della pronuncia del divorzio e se avesse proseguito una formazione professionale la cui durata poteva essere determinata (DTF 112 II 199, consid. 2). Orbene, la modifica legislativa di cui all'art. 133 cpv. 1 CC, seconda frase, non si è limitata a riprendere la giurisprudenza del Tribunale federale con le sue condizioni restrittive, ma ha voluto prevedere in maniera generale la possibilità di fissare gli alimenti anche per il periodo posteriore alla maggiore età del figlio ed è quindi immaginabile quando un figlio è giovane e non dispone di alcun piano di formazione definito al momento del divorzio. Ciò sta a significare che l'onere psicologico del figlio, di dover agire nei confronti del genitore, gli è così evitato, potendo contare il figlio minorenne della rappresentanza dell'altro genitore detentore dell'autorità parentale, per cui il genitore debitore del contributo di mantenimento a favore del figlio dovrà agire, se del caso, per il tramite di un'istanza di modifica del contributo alimentare ex art. 286 cpv. 2 CC, una volta divenuto maggiorenne il figlio (v. anche sentenza TF 5A_18/2011 del 1° giugno 2011, consid. 5.1.2 e riferimenti). Anche se l'art. 277 cpv. 2 CC subordina la fissazione di un contributo alimentare dopo la maggiore età a certi criteri, questi non possono essere valutati in misura precisa, dato che non si può valutare al divorzio circostanze personali quali se il figlio dovesse rifiutare delle relazioni con il genitore debitore del contributo di mantenimento o la possibilità effettiva di poter continuare gli studi, aspetti che possono per contro essere esaminati dal momento in cui il figlio diviene maggiorenne, se del caso nell'ambito di un'azione di modifica (v. sentenza TF 5A_18/2011 già citata, consid. 5.1.3 e riferimento).

La sentenza sopra riassunta ricopre un'importanza determinante, siccome oltre a porre il principio secondo cui l'assegno per grandi invalidi per il figlio non fa parte, per cui non va considerato, nel calcolo del contributo di mantenimento a suo favore, spiega che l'alimento previsto nella sentenza di divorzio, per il periodo dopo la maggiore età, è perfettamente valido, indipendentemente dall'età del figlio, e dunque dalla possibilità di sapere se e cosa studierà dopo la maggiore età. Pone così l'obbligo al genitore debitore dell'alimento di se del caso chiedere una modifica del contributo alimentare post maggiore età. Ciò che non è per contro a mio avviso comprensibile è la limitazione della validità del contributo alimentare al 25esimo anno di età. Se le prestazioni statali, quali le rendite per orfani e altre, trovano una logica limitazione nel tempo, lo stesso non vale per l'obbligo contributivo del mantenimento dopo la maggiore età, tanto è vero che l'art. 277 cpv. 2 CC non pone assolutamente una precisa limitazione legata all'età; d'altra parte è un fatto notorio che certi studi, come ad es. di medicina e altri, non possono terminare ai 25 anni dello studente; appare dunque paradossale che dal 26esimo anno di età, se il genitore obbligato non facesse più fronte al mantenimento del figlio maggiorenne, obbligherebbe quest'ultimo a promuovergli causa, con la conseguenza - così si può immaginare - che le condizioni di applicazione dell'art. 277 cpv. 2 CC possano a quel momento porre degli ostacoli all'ottenimento di un contributo di mantenimento che fino al 25 esimo anno di età è stato versato.
Da notare ancora che il genitore del contributo alimentare post maggiore età del figlio, per far decadere (o modificare) tale alimento, deve chiederne una modifica ex art. 286 cpv. 2 CC e non deve postulare la modifica della sentenza di divorzio. Ricordo che i principi procedurali per la modifica dell'alimento per il figlio maggiorenne differiscono, purtroppo, da quelli per i figli minorenni (cfr. caso-319).
Segnalo infine che la sentenza di divorzio dovrebbe costituire un titolo di rigetto definitivo dell'opposizione, salvo che la formulazione che prevede l'obbligo alimentare sia troppo ipotetica.
Da quanto sopra emerge che la giurisprudenza del Tribunale d'appello di Lugano, in materia di diffida ai debitori, di cui al caso-241, dovrà essere probabilmente da riconsiderare.

Data creazione: 15 dicembre 2013
Data modifica: 8 gennaio 2014

Procedura applicabile alle azioni alimentari dei figli maggiorenni

Caso 319, 16 ottobre 2013 << caso precedente | caso successivo >>

Quale è la procedura applicabile alle azioni giudiziarie dei figli maggiorenni tese ad ottenere un contributo alimentare?

In una sentenza del 3 luglio 2013 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

L'azione del figlio maggiorenne tesa ad ottenere un contributo alimentare sottostà alla procedura ordinaria, dal momento in cui il valore di causa supera i CHF 30'000.00.

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

A. e B. sono i genitori di C. (nata nel 1990) e nonni di D. (nata nel 2009); quest'ultima è figlia di C..
C. è aiutata dall'assistenza pubblica.
Il 15 luglio 2011 il Comune X. ha inoltrato presso il Giudice competente un'azione contro A. e B. tesa al pagamento di contributi di assistenza versati a C. e D. per complessivi CHF 23'037.90 (periodo 1° marzo 2010 - 28 febbraio 2011) e per il futuro di CHF 1'795.00 mensili.
Controversa è la questione a sapere se la procedura applicabile è quella ordinaria (visto il valore di causa, che supera i CHF 30'000.00) o quella semplificata.

Il Tribunale federale ha analizzato l'art. 329 cpv. 3 CC, che recita: "Le disposizioni sull'azione di mantenimento del figlio e sulla trasmissione del suo diritto all'ente pubblico si applicano per analogia"; è giunto alla conclusione che proceduralmente il rinvio dell'art. 329 cpv. 3 CC agli art. 295 CPC e art. 296 CPC non può concernere una procedura di un figlio maggiorenne, dato che queste due ultime normative si applicano unicamente ai figli minorenni.
Già il precedente diritto (in vigore prima del 1° gennaio 2011) non riteneva applicabile la massima ufficiale ai contributi alimentari rivendicati da figli maggiorenni (DTF 118 II 93). Secondo il Tribunale federale la procedura semplificata è stata voluta per uno scopo di economia processuale e per facilitare l'accesso alla giustizia della parte più debole. Gli art. 295 CPC e art. 296 CPC proteggono gli interessi del figlio, protezione che non si giustifica per i figli maggiorenni e men che meno se lo Stato è subrogato ai suoi diritti. Per il figlio maggiorenne vi è se del caso spazio per l'assistenza giudiziaria.

Orbene, la sentenza lascia perplessi sul fatto che il Tribunale federale non ritenga che i figli maggiorenni debbano necessitare di una protezione procedurale come i figli minorenni. Ricordiamo che non è solo lo Stato ad agire (ad es. se risulta subrogato in determinati diritti) - e questi può anche non necessitare di particolare protezione -, ma anche i figli maggiorenni medesimi, che spesso si devono attivare per promuovere una causa di quantificazione degli alimenti appena divenuti maggiorenni: in questi casi, come in quelli in cui agisce lo Stato, se il valore di causa supererà - come probabile che sia - i CHF 30'000.00, i figli maggiorenni dovranno confrontarsi con una procedura ordinaria, lunga e dispendiosa. L'unica "protezione" è la possibilità di ricorrere se del caso all'assistenza giudiziaria: ma  il problema non sono solo i costi, bensì anche la durata della procedura, dato che ovviamente dovrebbe concludersi in tempi brevi, ciò che è possibile in applicazione degli art. 295 CC e art. 296 CPC, ma non certo se si deve applicare la procedura ordinaria (cfr. in merito anche nota critica di François Bohnet in www.droitmatrimonial.ch, analisi e commento).

Data creazione: 16 ottobre 2013
Data modifica: 20 dicembre 2013

Legittimazione attiva ad incassare gli alimenti destinati ai figli

Caso 318, 1 ottobre 2013 << caso precedente | caso successivo >>

In quali casi un genitore può rappresentare il figlio per l'incasso dei suoi contributi alimentari?

In una sentenza del 17 gennaio 2013 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Con sentenza del 1° novembre 2005 il Tribunale di prima istanza ha sciolto il matrimonio per divorzio e omologato la relativa convenzione sulle conseguenze accessorie sottoscritta dai coniugi. I due figli, all'epoca ancora minorenni (nati rispettivamente nel marzo 1990 e nell'aprile 1993), sono stati affidati alla cura e custodia della madre. La convenzione di divorzio, omologata dal giudice del divorzio, prevedeva segnatamente che il contributo alimentare per i figli fosse di CHF 1'000.00 mensili, oltre assegni famigliari, da pagare a partire "dalla crescita in giudicato della sentenza di divorzio fino al termine ordinario di una formazione adeguata dei figli"; i contributi alimentari andavano "versati anche dopo la maggiore età alla madre fintanto che i figli continueranno ad abitare nella stessa economia domestica e non facciano valere pretese proprie".

Visto il mancato pagamento degli alimenti arretrati dovuti al figlio divenuto maggiorenne, la madre ha avviato una procedura esecutiva di incasso e, a seguito dell'opposizione interposta dal padre al precetto esecutivo da lui ricevuto, ha avviato la procedura di rigetto definitivo dell'opposizione, basata sulla sentenza di divorzio (e relativa convenzione omologata, per cui facente parte della sentenza).

Il primo giudice del rigetto ha respinto l'istanza, giudicando la madre non legittimata ad agire per l'incasso di alimenti dovuti dopo la maggiore età del figlio. Il Tribunale superiore e il Tribunale federale hanno rispettivamente confermato la decisione del primo giudice e respinto il ricorso della madre.

Nella presente fattispecie, come indicato si tratta di una controversia che riguarda contributi alimentari dovuti al figlio maggiorenne ai sensi dell'art. 277 cpv. 2 CC.
Secondo l'art. 80 LEF, se il credito è fondato su una decisione giudiziaria esecutiva, il creditore può chiedere in giudizio il rigetto definitivo dell'opposizione; il giudice del rigetto dell'opposizione deve controllare che le parti citate nella sentenza di divorzio siano le stesse della procedura esecutiva e che la pretesa sia basata su una sentenza valida.
I contributi di mantenimento spettano al figlio e, per la durata della minore età, sono versati al suo rappresentante legale, rispettivamente al detentore della custodia (art. 289 cpv. 1 CC), il quale lo rappresenta per il relativo incasso (DTF 136 III 365, consid. 2, pag. 366 e seg., DTF 129 III 55, consid. 3.1.3, pag. 58). Questa rappresentanza vale solo per il contributo di mantenimento di figli minorenni; contributi alimentari a favore di figli maggiorenni devono essere fatti valere da questi ultimi (DTF 129 III 55, consid. 3.1.4, pag. 58; sentenza TF 5C.274/2005 del 30 marzo 2006, consid. 2.3). Un'eccezione sussiste tuttavia nelle procedure di divorzio ai sensi dell'art. 133 cpv. 1 CC, seconda frase, da cui risulta che il contributo di mantenimento può essere stabilito anche per un periodo che va oltre la maggiore età dei figli: in questi casi, ossia nelle procedure di divorzio, il detentore della custodia parentale può far valere in proprio nome i contributi alimentari per il figlio maggiorenne, a condizione che il figlio, che durante la procedura di divorzio è divenuto maggiorenne, acconsenta a tale richiesta (DTF 129 III 55, consid. 3, pag. 56 e segg.): se il figlio acconsente, il genitore che detiene la sua custodia può continuare a far valere le pretese per suo conto: la sentenza di divorzio prevedrà tuttavia che il contributo alimentare sarà da pagare al figlio (DTF 129 III 55, consid. 3.1.5, pag. 59). Con la sentenza pubblicata in DTF 107 II 465, consid. 6b, pag. 474 e segg., il Tribunale federale ha precisato che colui che aveva esercitato la custodia parentale sul figlio, dopo la maggiore età poteva far valere individualmente la pretesa del figlio maggiorenne, in caso di valida cessione del credito del figlio a suo favore (art. 164 CO) o se tale diritto lo si possa evincere dall'interpretazione della convenzione omologata dal giudice del divorzio (cfr. anche sentenza TF 5P.381/1991, consid. 2, del 12 maggio 1992 in merito ad un rigetto definitivo dell'opposizione). Va però detto che in un'altra sentenza (sentenza 5P.313/1988 del 7 febbraio 1989, consid. 1), il Tribunale federale ha deciso che il detentore della custodia parentale alla maggiore età del figlio avesse perso la qualità di agire in suo nome.
La dottrina condivide sostanzialmente questa seconda giurisprudenza, riconoscendo solo al figlio maggiorenne la legittimazione attiva ad agire.

In sostanza la giurisprudenza del Tribunale federale non è chiara sull'argomento e pertanto occorre essere prudenti. In particolare nel caso concreto il Tribunale federale ha ritenuto che il rifiuto del rigetto definitivo dell'opposizione da parte dei giudici cantonali non fosse arbitrario dal momento in cui, anche se la convenzione di divorzio prevedeva il diritto della madre di incassare anche gli alimenti per i figli maggiorenni, questi ultimi non hanno esplicitamente acconsentito.

Data creazione: 1 ottobre 2013
Data modifica: 29 aprile 2014

Modifica della sentenza di divorzio - nuovo matrimonio e nascita di un altro figlio

Caso 293, 31 agosto 2012 << caso precedente | caso successivo >>

Come é calcolato il fabbisogno minimo del genitore debitore del contributo alimentare nel caso in cui dopo il divorzio da cui è nato un figlio si sia risposato e abbia avuto dalla nuova unione un altro figlio?

In una sentenza del 7 agosto 2012 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Con sentenza 3 marzo 2006 il Pretore ha pronunciato il divorzio e omologato la relativa convenzione sulle conseguenze accessorie allora sottoscritta dai coniugi. Quest'ultima prevedeva tra l'altro dei contributi di mantenimento a favore della ex moglie (limitati ai 16 anni di età del figlio) e del figlio (fino alla sua maggiore età).
Il 31 luglio 2007 l'ex marito si è risposato con una donna già madre di un figlio nato da un suo precedente matrimonio; dalla nuova unione è nato un altro figlio.
L'ex marito si è rivolto al Pretore chiedendo la modifica della sentenza di divorzio, segnatamente chiedendo la soppressione del contributo muliebre e la riduzione di quello a favore del figlio comune, facendo valere sia i maggiori oneri della propria situazione finanziaria dovuta al secondo matrimonio, sia la nascita del nuovo figlio.
Il Pretore ha accolto parzialmente l'azione, riducendo gli alimenti a favore della ex moglie e del figlio comune. La ex moglie ha interposto ricorso al Tribunale d'appello di Lugano.

I contributi di mantenimento a favore di un ex coniuge fissati in una sentenza di divorzio passata in giudicato possono essere ridotti, soppressi o temporaneamente sospesi se la situazione muta in maniera rilevante e durevole (art. 129 cpv. 1 CC).
Quanto ai contributi di mantenimento per un figlio minorenne, il giudice li modifica o li sopprime su istanza di un genitore o del figlio ove le circostanze siano notevolmente mutate (art. 286 cpv. 2 CC, cui rinvia l'art. 134 cpv. 2 CC). La modifica o la soppressione di un contributo presuppone - in sintesi - che la situazione economica dell'una o dell'altra parte sia cambiata in modo ragguardevole, duraturo e non previsto rispetto al momento in cui il contributo è stato fissato (per esempio, al momento del divorzio), sempre che la diminuzione di reddito o l'aumento del fabbisogno non si riconduca a decisioni unilaterali del debitore. La procedura non ha infatti per scopo di correggere la decisione precedente, ma di adattarla alle nuove circostanze (DTF 120 II 177, consid. 3a, 292, consid. 4b, pag. 178). Essa comporta un raffronto tra le condizioni finanziarie in cui si trovavano le parti al momento in cui il contributo è stato fissato (o è stato modificato l'ultima volta) e la nuova situazione. Sapere in che misura ciò giustifica una riduzione o una soppressione del contributo non è solo una questione di diritto, ma anche di equità (RTiD I-2006, pag. 666, consid 4).

Nel caso concreto l'ex marito al momento del divorzio guadagnava CHF 5'345.00 mensili e aveva un fabbisogno minimo di CHF 3'577.75 mensili, onde un margine disponibile di CHF 1'765.00 mensili; la ex moglie aveva per contro un reddito di CHF 1'225.70 mensili e un fabbisogno di CHF 3'389.85 mensili, onde un ammanco di CHF 2'165.00 mensili.
Nel frattempo l'ex marito si è risposato e ha avuto un altro figlio. Al momento della modifica della sentenza l'ex marito beneficiava di un reddito di CHF 5'698.55 mensili. Il suo fabbisogno è stato calcolato conformemente alla recente giurisprudenza del Tribunale federale pubblicata in DTF 137 III 59, consid. 4.2.1, pag. 62, vale a dire senza prendere in considerazione la situazione economica della nuova moglie, dato che nella commisurazione del contributo alimentare per un figlio il debitore alimentare risposatosi nel frattempo può invocare unicamente la garanzia del proprio minimo esistenziale secondo il diritto esecutivo e, per di più, limitato alla sua persona. Del nuovo coniuge non si tien conto, se non ove questi sia chiamato - dandosene gli estremi - ad assistere economicamente  il debitore nei suoi obblighi di mantenimento verso i figli avuti prima del matrimonio (art. 278 cpv. 2 CC). Le tre condizioni cumulative cui ciò possa eventualmente avvenire sono enunciate nella sentenza del Tribunale federale 5A_352/2010 del 29 ottobre 2010, consid. 6.2.2 - v. anche caso-260): in questi casi per il calcolo sembrerebbe essere possibile fare ancora riferimento alla sentenza I CCA 23.12.2009,  N. 11.2008.66, pubblicata in RTiD II-2010, N. 21c.
Decisivo è quindi il minimo esistenziale del solo ex marito calcolato secondo i principi del diritto esecutivo. Trattandosi di un debitore sposato, esso consiste nella metà del minimo esistenziale per coniugi, cui si aggiungono i supplementi che riguardano il solo debitore, in particolare un importo adeguato per il costo dell'alloggio, le spese professionali indispensabili per il conseguimento del reddito (in specie gli oneri di trasferta per raggiungere il posto di lavoro), il premio della cassa malati e - in caso di attività dipendente - i contributi della previdenza professionale (DTF 137 III 59, consid. 4.2.2, pag. 63). Il costo dell'alloggio va per principio riconosciuto nella metà della locazione dell'abitazione coniugale, senza riguardo a chi sia intestato il contratto di locazione o a eventuali convenzioni interne fra coniugi sul riparto delle spese comuni (DTF 130 III 765). Un'eccezione ricorre solo - ma è estranea alla fattispecie - qualora il convivente non sia in grado di finanziare la propria metà (RTiD I-2008, pag. 1083, no. 63c). Quanto ai premi delle assicurazioni non obbligatorie, essi non vanno considerati (DTF 134 III 323), come non vanno considerate le imposte (DTF 126 III 93, in alto).

Alla luce di quanto precedere, il fabbisogno minimo dell'ex marito secondo il diritto esecutivo si compone della metà del minimo esistenziale dei coniugi (CHF 850.00 mensili), della metà del costo dell'alloggio coniugale (CHF 750.00 mensili, spese accessorie comprese), del premio cassa malati obbligatoria (CHF 243.50 mensili) e delle spese di automobile indispensabili per raggiungere il posto di lavoro (CHF 110.85 mensili), per un totale di CHF 1'954.35 mensili. Non vanno considerati invece i premi delle assicurazioni non obbligatorie (contro la responsabilità civile, dell'economia domestica, per le coperture complementari alla cassa malati secondo la LCA), né gli interessi di mutui ipotecari contratti per estinguere i debiti, i contributi di mantenimento prevalendo per loro natura su altri obblighi (cfr. DTF 127 III 289, pag. 292 in alto), né, tanto meno, le imposte.

In concreto la situazione delle parti è senz'altro cambiata rispetto al momento in cui il Pretore ha omologato i contributi alimentari per la ex moglie e il figlio pattuiti nella convenzione di divorzio, ma la situazione economica dell'ex marito non si è deteriorata al punto da giustificare una riduzione o una soppressione di tali rendite. Con entrate pari a CHF 5'698.55 mensili e un minimo esistenziale secondo il diritto esecutivo di CHF 1'954.35 mensili l'ex marito risulta senz'altro in grado, quando il Pretore ha statuito sull'azione di modifica, di erogare i contributi litigiosi (CHF 450.00 mensili fino al 19 febbraio 2011 per la ex moglie e CHF 1'200.00 mensili per il figlio, assegni famigliari non compresi e di provvedere al mantenimento del nuovo figlio dall'attuale matrimonio nella stessa misura del figlio comune. Infatti il contributo di mantenimento previsto dal Pretore nella sentenza di divorzio per il figlio comune corrispondeva al 75% di quanto prevedono le tabelle di Zurigo; applicata la stessa percentuale al figlio non comune, quest'ultimo risulta con un costo di CHF 835.00 mensili. Ora, con una disponibilità di CHF 3'744.20 mensili (CHF 5'698.55 meno CHF 1'954.35) l'ex marito risulta in grado di stanziare il contributo alimentare per la ex moglie (CHF 471.00 mensili), quello per il figlio comune (CHF 1'254.00 mensili) e quello del nuovo figlio (CHF 835,000 mensili), per cui non sussistono motivi per poter invocare un degrado della situazione economica tale da giustificare una riduzione dei contributi omologati a suo tempo dal giudice del divorzio.

Nella sentenza TF 5A_477/2014 del 16 dicembre 2014 il Tribunale federale ha precisato che il momento determinante per valutare se sussista un fatto nuovo è la data dell’inoltro della procedura di modifica.

Data creazione: 31 agosto 2012
Data modifica: 14 giugno 2015

Custodia dei figli al 50% e calcolo degli alimenti a loro favore

Caso 286, 16 maggio 2012 << caso precedente | caso successivo >>

Come si calcola il contributo alimentare per il mantenimento dei figli la cui custodia è suddivisa tra i genitori al 50%?

In una sentenza del 9 marzo 2012 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Quando i genitori si accordano per una custodia dei figli in misura del 50% ciascuno, anche il fabbisogno dei figli va suddiviso in ragione di 1/2 ciascuno.

 

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

La fattispecie è la seguente:

  • matrimonio da cui sono nati tre figli;
  • sentenza di divorzio dell'11 marzo 2004 (con la quale è stata omologata una convenzione sulle conseguenze accessorie al divorzio del 23 agosto 2003);
  • istanza della ex moglie di modifica della sentenza di divorzio del 3 dicembre 2009;
  • sentenza di prima istanza del 16 novembre 2010 con la quale sono stati modificati gli alimenti per i figli.

Per calcolare i contributi di mantenimento a favore dei figli, la prima istanza si è basata sulle tabelle di Zurigo (tra l'altro abitualmente utilizzate anche in Ticino), le quali per la fascia dai 12 ai 18 anni per una famiglia di tre figli prevedono un costo di CHF 1'675.00 mensili complessivi ciascuno. Tenuto conto della custodia dei figli al 50% è stato tolto dall'importo di CHF 1'675.00 mensili la posta per cura ed educazione (CHF 200.00 mensili), nonché i costi per l'alloggio (CHF 285.00 mensili). Il fabbisogno di ciascun figlio è stato dunque considerato di CHF 1'190.00 mensili, arr. in CHF 1'200.00 mensili.

Tenuto conto della custodia al 50%, l'importo è stato suddiviso a carico dei genitori in ragione di metà per parte, per cui ciascuno di essi deve contribuire nella misura di CHF 1'800.00 mensili (CHF 1'200.00 : 2 x 3).

In seguito la prima istanza ha calcolato il reddito e fabbisogno di ciascun coniuge, aggiungendo (erroneamente, ma senza influsso sul risultato finale) al reddito del marito gli assegni famigliari di base; il risultato è stato il seguente:

  • reddito del padre CHF 10'083.30
  • fabbisogno del padre CHF   5'862.25
  • eccedenza del padre CHF   4'221.05
  • reddito della madre CHF   4'883.80
  • fabbisogno della madre CHF   3'848.75
  • eccedenza della madre CHF   1'035.05

In base a questi dati è stato calcolato il contributo di mantenimento del padre a favore della madre per il mantenimento dei figli pari a CHF 1'650.00 mensili complessivi, ciò che dà il seguente risultato:

  • Eccedenza del padre CHF   2'571.00 (arr. CHF 4'221.00 - CHF 1'650.00)
  • Eccedenza della madre CHF   2'685.00 (CHF 1'035.00 + CHF 1'650.00)
  • Contributo del padre CHF   1'800.00 + costi di alloggio
  • Contributo della madre CHF   1'800.00 + costi di alloggio

Ciò che porta i genitori ad avere la seguente rimanenza:

  • Rimanenza per il padre CHF     771.00 mensili (CHF 2'571.00 - CHF 1'800.00)
  • Rimanenza per la madre    CHF     885.00 mensili (CHF 2'685.00 - CHF 1'800.00)

Da quanto sopra emerge dunque che:

  • Contributo totale del padre CHF   3'450.00 mensili (CHF 1'800.00 + CHF 1'650.00), ossia il 95% del contributo totale
  • Contributo totale della madre CHF     150.00 mensili (CHF 1'800.00 - CHF 1'650.00), ossia il 5% del contributo totale

Ora, tenuto conto che il padre ha un reddito di ca. il doppio rispetto alla madre, il Tribunale federale non ha ritenuto esservi stata alcuna violazione dell'art. 285 cpv. 1 CC, come per contro preteso dalla madre.

Il Tribunale federale ha precisato ancora che per i calcoli di cui sopra gli assegni famigliari vanno considerati compresi nel contributo di mantenimento per i figli; l'art. 285 cpv. 2 CC non ha come conseguenza che gli assegni famigliari debbano essere pagati in aggiunta ai bisogni dei figli (cfr. DTF 137 III 59, consid. 4.2.3, pag. 64 e DTF 128 III 305, consid. 4b, pag. 309 e segg.): per il calcolo del fabbisogno dei figli occorre semmai avantutto dedurre gli assegni famigliari, con la conseguenza che qualora fossero pagati alla madre, la quota parte di fabbisogno dei figli a suo carico sarebbe inferiore nella medesima misura, così che avrebbe diritto ad un contributo alimentare minore (v. anche sul tema caso-223 e citazioni).

Sul tema alimenti e relazioni personali al 50% cfr. anche sentenza TF 5A_497/2011 del 5 dicembre 2011 e sentenza TF 5A_386/2012 del 23 luglio 2012.

Data creazione: 16 maggio 2012
Data modifica: 26 novembre 2012

Riduzione del contributo di mantenimento per i figli in caso di diritto di visita più esteso rispetto alla prassi?

Caso 285, 1 maggio 2012 << caso precedente | caso successivo >>

Nel calcolo del contributo di mantenimento per i figli, per la parte di alimenti a carico del genitore non affidatario si giustifica operare una riduzione qualora i figli dovessero pranzare o cenare con il medesimo in misura maggiore rispetto alla prassi?

In una sentenza del 15 marzo 2012 il Tribunale d'appello di Lugano ha deciso quanto segue:

Qualora i figli trascorrano tre pranzi e tre cene la settimana con il genitore non affidatario, il calcolo dell'onere alimentare a suo carico deve prendere in considerazione tale aspetto.

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

AP 1 (1967) e AO 1 (1973) si sono sposati il 13 ottobre 1995. Dal matrimonio sono nate E., il 18 febbraio 1997, e V., il 24 ottobre 2001. Il marito lavora all'80%, mentre la moglie lavora dall'inizio del 2011 al 40%. I coniugi vivono separati dal 17 aprile 2011, quando AO 1 ha lasciato l'abitazione familiare per trasferirsi con le figlie altrove.

 Il 28 aprile 2011 AO 1 si è rivolta al Pretore con un'istanza a protezione dell'unione coniugale.

Con decisione del 29 settembre 2011 il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati dal 17 aprile 2011, ha attribuito l'abitazione coniugale al marito (suppellettili comprese), ha affidato le figlie alla moglie, ha regolato il diritto di visita paterno, e ha condannato AP 1 a versare dal 1° maggio 2011 un contributo alimentare per la moglie di CHF 1’355.00 mensili, uno per E. di CHF 1'985.00 mensili (assegni familiari compresi) e uno per V. di CHF 1’570.00 mensili (assegni familiari compresi).

AP 1 è insorto al Tribunale d’appello contro la decisione del 29 settembre 2011 con un appello del 17 ottobre 2011 nel quale chiede di ridurre i contributi alimentari per le figlie e rispettivamente per la moglie dapprima una riduzione e in seguito la soppressione.

In particolare l'appellante contesta i fabbisogni in denaro delle figlie, facendo valere che esse pranzano mediamente tre volte e cenano mediamente tre volte e mezzo la settimana da lui, ciò che giustifica di togliere un 40% alla posta che la tabella 2011 correlata alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo prevede per il costo del vitto. Il fabbisogno in denaro di E. si ridurrebbe così di CHF 144.00 mensili (40% di CHF 360.00) e quello di V. di fr. 114.00 mensili (40% di CHF 285.00).

Ora, se da un lato quest'ultima conclusione non è stata ritenuta pertinente, poiché il fabbisogno in denaro delle figlie non muta, che ai pasti sopperisca un genitore o sopperisca l'altro, dall’altro è stato ammesso che la questione è piuttosto di sapere in che misura il genitore affidatario si veda sgravare dai costi grazie all'intervento dell'altro.
Nell'ambito di un abituale diritto di visita (di norma, una fine settimana su due) il genitore non affidatario deve provvedere mediamente a un pranzo e a una cena la settimana, senza che ciò giustifichi – per principio – diminuzioni del contributo alimentare a suo carico. Nella fattispecie tuttavia la situazione è notevolmente diversa, giacché AO 1 si vede esonerare dal costo di ben tre pranzi e tre cene la settimana per entrambe le figlie. Ne segue che, pur a un sommario esame come quello che governa le procedure a tutela dell'unione coniugale, l'appellante afferma a ragione che la moglie provvede al vitto delle figlie unicamente nella misura del 60%. Ai fini del giudizio occorrerà tenere conto così che l'appellante (o i suoi parenti) ne assicurano il restante 40%.

Il quadro familiare delle entrate e delle uscite si presenta, dopo quanto si è visto, come segue:

  • reddito del marito, CHF 8’815.00 mensili
  • reddito della moglie, CHF 2’383.95 mensili
  • somma dei redditi, CHF 11’198.95 mensili
  • fabbisogno minimo del marito, CHF 3’437.85 mensili
  • fabbisogno minimo della moglie, CHF 2’777.50 mensili
  • fabbisogno in denaro di E., CHF 1’985.00 mensili
  • fabbisogno in denaro di V., CHF 1’570.00 mensili
  • somma dei fabbisogni, CHF 9’770.35 mensili
  • eccedenza, CHF 1’428.60 mensili
  • metà eccedenza, CHF 714.30 mensili
  • spettanza del marito, CHF 3’437.85 + CHF 714.30 = CHF 4’152.15 mensili,

 il marito deve pertanto:

  • versare alla moglie CHF 2’777.50 + CHF 714.30 ./. CHF 2’383.95 = CHF 1’107.85 mensili, arrotondati a CHF 1’110.00 mensili,
  • versare per E. CHF 1'985.00 ./. CHF 144. = CHF 1’841.mensili arrotondati a CHF 1’840.— mensili (conservando CHF 144.00 per il vitto della medesima),
  • versare per V. CHF 1’570.00 ./. CHF 114.00 = CHF 1’456.00, arrotondati a CHF 1’455.— mensili (conservando CHF 114.00 per il vitto della medesima).

 Un argomento analogo è stato trattato nel caso-160.

Da notare che il Tribunale d'appello nella sentenza ICCA 11.2009.95 del 30 marzo 2012 ha precisato che, in quel caso, sebbene il padre trascorra con il figlio quattro settimane di vacanza a fronte delle cinque e mezzo previste dall'usuale diritto di visita, egli ospita il figlio un giorno la settimana supplementare, ciò che consisterebbe in incontri nettamente più estesi di quelli abitualmente riconosciuti, nel Cantone Ticino, a un genitore non affidatario nel caso di figli in età scolastica (RTiD I-2005, pag. 778, sentenza 58c), per cui ha ritenuto ciò riconoscendo che una quota della posta "cura ed educazione" prevista dalle tabelle di Zurigo è assicurata dal padre; se la posta piena, nel caso concreto, ammonta a CHF 450.00 mensili per 30 giorni, visto il diritto di visita del padre più esteso, la quota parte da lui assicurata ammonterebbe a CHF 67.50 mensili (consid. 8.). Altra sentenza sull'argomento, cfr. I CCA 11.2011.85 dell'11 ottobre 2012, RTiD I 2013, N. 7c).

Data creazione: 1 maggio 2012
Data modifica: 13 novembre 2013

Obbligo per le coppie conviventi di sottoscrivere un contratto di mantenimento per i figli

Caso 281, 1 marzo 2012 << caso precedente | caso successivo >>

Esiste l'obbligo per le coppie conviventi non coniugate di sottoscrivere dinanzi all'autorità tutoria un contratto di mantenimento per i figli nati dalla loro relazione?

In una sentenza del 14 febbraio 2012 il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

La situazione di fatto è la seguente:

  • coppia eterosessuale non coniugata;
  • figlio nato dalla loro relazione;
  • il padre riconosce il figlio;
  • la Commissione Tutoria Regionale (CTR) scrive ai genitori indicando che se non verrà sottoscritto un contratto per l'obbligo alimentare, avrebbe nominato un curatore per salvaguardarne il diritto al mantenimento;
  • i genitori non si sono dichiarati disposti a sottoscrivere il contratto per l'obbligo alimentare;
  • la CTR ha proceduto alla nomina del curatore;
  • i genitori hanno impugnato la decisione all'Autorità di ricorso (l'Autorità di Vigilanza sulle Tutele): la decisione della CTR è stata confermata;
  • i genitori hanno dunque impugnato in seconda istanza la decisione (al Tribunale d'appello): il ricorso loro è stato respinto;
  • la decisione del Tribunale d'appello ad oggi non è ancora cresciuta in giudicato.

 

Giusta l'art. 309 cpv. 1 CC, l'autorità tutoria, a richiesta della donna nubile gravida o tosto che sia informata del parto, nomina al nascituro o all’infante un curatore che provveda all’accertamento della filiazione paterna e consigli e assista la madre nel modo richiesto dalle circostanze. Di regola il curatore è incaricato anche di far valere i diritti del nascituro o del minorenne al mantenimento, nel qual caso ci si trova di fronte a una curatela combinata (art. 308 CC e 309 cpv. 2 CC), sicché il curatore può promuovere un'azione di paternità combinata con un'azione di mantenimento (art. 280 cpv. 2 CC).

Poco importa che la madre nubile viva sola o in concubinato: la curatela di paternità va designata per legge "tosto che l'autorità tutoria sia informata del parto". Il concubinato della madre non garantisce al figlio gli stessi diritti che ha il figlio di genitori sposati (a cominciare dalla presunzione di paternità secondo gli artt. 255 e segg. CC).

Se il figlio di una donna non sposata è stato riconosciuto dal padre, l'autorità tutoria si adopera direttamente per salvaguardarne i diritti alimentari, invitando i genitori a sottoscrivere un contratto di mantenimento. Se non riesce o i genitori non collaborano essa nomina un curatore giusta l'art. 308 cpv. 2 CC, incaricato di far valere in giudizio i diritti del figlio (curatore "di mantenimento"). Il mero fatto che la madre versi in ottime condizioni finanziarie ancora non dispensa l'autorità tutoria dal promuovere un contratto di mantenimento, giacché il figlio ha un diritto proprio al mantenimento non solo nei confronti di lei, ma di entrambi i genitori. Anche il figlio di genitori che vivono in concubinato ha un diritto proprio al mantenimento nei confronti di entrambi i genitori.
Se i genitori  dovessero separarsi il figlio si troverebbe anche in questi casi svantaggiato rispetto a un figlio di genitori sposati, poiché il concubinato è una semplice relazione di fatto e nessun giudice interviene a quel momento. Per garantire le pretese del figlio in simile eventualità occorre dunque un contratto di mantenimento approvato dall'autorità tutoria (art. 287 CC) o dal giudice (art. 279 CC) oppure una sentenza che fissi i contributi alimentari (DTF 111 II 6, consid. 6b).
Nel caso concreto i genitori, conviventi, si sono rifiutati di sottoscrivere un contratto di mantenimento invocando la loro privatezza, la difesa della loro personalità e la parità di trattamento nei confronti di coppie sposate ... ma sulla protezione del figlio non hanno speso una parola. Eppure il figlio ha un suo diritto proprio al mantenimento anche nei confronti del padre, non solo della madre (per quanto facoltosa possa essere), e va debitamente protetto nel caso in cui i genitori si separino.

Data creazione: 1 marzo 2012
Data modifica: 1 marzo 2012

Commisurazione del contributo per il mantenimento del figlio; reddito ipotetico del genitore debitore del contributo

Caso 279, 1 febbraio 2012 << caso precedente | caso successivo >>

Quali sono i principi relativi alla presa in considerazione di un reddito ipotetico per il mantenimento del figlio minorenne?

In una sentenza del 3 febbraio 2011 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

Nel caso - 89 è stato trattato il concetto del redito potenziale e il fatto che il non aver più diritto alle indennità di disoccupazione non è un motivo sufficiente per far valere l'impossibilità di versare alimenti, anche se la circostanza che il debitore del contributo di mantenimento riceva regolarmente e senza ritardo indennità giornaliere dall'assicurazione contro la disoccupazione è un indizio che egli intraprende gli sforzi da lui esigibili per la ricerca di una nuova occupazione.

Il Tribunale federale indica che in presenza di doveri di mantenimento di un figlio minorenne, la messa a profitto della capacità di guadagno dev'essere ritenuta un'esigenza particolarmente severa. Questo concetto vale soprattutto in presenza di condizioni economiche modeste. I criteri applicabili all'assicurazione di disoccupazione non possono essere considerati senza una corretta valutazione. Il fatto che il genitore debitore dell'alimento sia disoccupato e che non abbia trovato lavoro nonostante adeguati sforzi, non è ancora una prova che dimostri la sua impossibilità ad intraprendere un'attività lavorativa. Si possono prendere in considerazione anche attività che non esigono una formazione professionale completa e che si situano nell'ambito dei salari bassi. Un genitore che seppur senza formazione professionale si descrive come in buona salute e pienamente abile al lavoro dimostra che può esercitare un'attività lavorativa così da poter adempiere ai suoi obblighi alimentari verso il figlio. Il giudice dovrà allora indicare concretamente quali attività potrebbe dover svolgere il genitore debitore alimentare (come ad es. lavori di segretariato o d'ufficio, la vendita al dettaglio, pulizie, ecc.) e quali posti potrebbe occupare in base allo stipendio che viene ipotizzato. Per calcolare un reddito potenziale non basterà che il giudice indichi teoricamente un reddito ipotetico, ma per evitare che la propria sentenza sia considerata arbitraria dovrà stabilire con esattezza quali attività concretamente avrebbe potuto svolgere.

Data creazione: 1 febbraio 2012
Data modifica: 1 febbraio 2012

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