44c Art. 397a cpv. 1, 310, 314a, 315 cpv. 1, 405a CC

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2004, III. Diritto di famiglia


Privazione cautelare dell'autorità parentale o privazione della libertà a scopo d'assistenza?

La privazione dell'autorità parentale (art. 310 CC), anche solo in via provvisionale, implica il collocamento del figlio presso terzi. Ove si tratti di uno "stabilimento" (nel senso dell'art. 397a cpv. 1 CC), però, il ricovero deve limitarsi a qualche giorno. Un internamento più lungo costituirebbe una privazione della libertà a scopo d'assistenza (art. 314a CC), con la necessità di assicurare al figlio le garanzie degli art. 397d, 397e e 397f CC, ai minorenni dovendo essere riconosciuti gli stessi diritti che competono ai maggiorenni privati della libertà a scopo d'assistenza.
I CCA 8.7.2003 N. 11.2003.84


Riassunto dei fatti:

Con decreto cautelare del 29 aprile 2003 la Commissione tutoria regionale ha privato provvisionalmente A.A. e A.B. della custodia parentale. Dei tre figli, A.C. (1995), A.D. (1996) e A.E. (2001), i primi due sono stati internati al Centro P. di J., mentre il terzo è stato ricoverato alla Casa B. di K. Un ricorso dei genitori contro la tale decisione è stato respinto dalla Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle tutele. Adita dai genitori, la I Camera civile ha respinto l’appello e ha confermato la decisione dell’autorità di vigilanza.

Dai considerandi:

5. A prescindere dall’esito del giudizio, le peculiarità della fattispecie richiedono una segnalazione all’autorità di vigilanza, oltre che alla Commissione tutoria. La privazione dell’autorità parentale (art. 310 CC), anche solo in via provvisionale, implica per vero il collocamento del figlio presso terzi: una famiglia, un collegio, un pensionato o un’altra struttura idonea. Al proposito questa Camera ha già avuto modo di ricordare, però, che trattandosi di uno “stabilimento” (nel senso dell’art. 397a cpv. 1 CC), il ricovero deve limitarsi a qualche giorno. Un internamento più lungo costituirebbe una privazione della libertà a scopo d’assistenza (art. 314a CC), con la necessità di assicurare al figlio le garanzie degli art. 397d, 397e e 397f CC (I CCA, sentenza del 3 marzo 1999 in re B., inc. 11.1998.158, consid. 9 in fine; sentenza del 21 giugno 2001 in re O., inc. 11. 2000.138, consid. 2). Ove il figlio sia sotto tutela, del resto, fa stato l’analogo art. 405a CC. Ai minorenni vanno riconosciuti, in estrema sintesi, gli stessi diritti che competono ai maggiorenni privati della libertà a scopo d’assistenza (BREITSCHMID in: Basler Kommentar, 2ª edizione, n. 12 e 13 ad art. 310 CC con riferimento ai n. 8 e 9 ad art. 314/314a CC).

a) Nel caso precipuo A.C. e A.D. sono stati ricoverati al Centro P. di J., mentre A.E. è stato portato alla Casa B. di K. Quest’ultimo è stato dimesso un mese dopo, il 30 maggio 2003, mentre gli altri due parrebbero tuttora internati. La misura provvisionale risultava senz’altro legittima, come si è spiegato. Dopo qualche giorno si sarebbe dovuto verificare però se non andasse applicato l’art. 314a CC. La nozione di “stabilimento” va intesa difatti in senso lato e comprende tutti gli istituti che limitano in modo sensibile, con la cura e la sorveglianza, la libertà di movimento degli interessati. Un istituto per bambini nel quale gli ospiti sono soggetti a maggiori limitazioni personali rispetto ai coetanei che crescono in una famiglia è uno “stabilimento” (DTF 121 III 306). Nella fattispecie i due istituti sociali non sembrerebbero, almeno a prima vista, semplici collegi o pensionati. V’è da domandarsi perciò se non si verificassero – appunto – le previsioni dell’art. 314a cpv. 1 CC.

b) Giovi rammentare che nel Cantone Ticino la privazione della libertà a scopo d’assistenza è disciplinata – anche per i minorenni (art. 36 della legge sull’organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele) – dalla legge sull’assistenza sociopsichiatrica, del 2 febbraio 1999 (LASP; RL 6.3.2.1). Il collocamento coatto in un’Unità terapeutica riabilitativa (UTR) è ordinato, alle condizioni dell’art. 397a CC, dall’autorità tutoria del domicilio (art. 397b cpv. 1 CC) o, in caso di malattia psichica, dal direttore del settore psichiatrico di domicilio (art. 397b cpv. 2 CC, art. 20 lett. b LASP). In casi urgenti la competenza spetta anche all’autorità tutoria del luogo di residenza (art. 397b cpv. 1 CC) oppure a un medico abilitato all’esercizio della professione in Svizzera (art. 22 cpv. 1 LASP). Il collocamento urgente dev’essere ratificato inoltre dal responsabile dell’Unità terapeutica riabilitativa o dal suo sostituto (art. 25 LASP) e dev’essere fatto seguire al più presto da una procedura di collocamento ordinario (art. 22 cpv. 3 LASP). Le decisioni di collocamento – ordinario o urgente – sono impugnabili alla Commissione giuridica (art. 50 cpv. 1 e 2 LASP). Contro la decisione di questa ultima è dato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo (art. 50 cpv. 3 LASP).

c) Ne segue che in concreto la Commissione tutoria regionale era competente non solo per avviare la procedura a protezione del figlio (art. 315 cpv. 1 CC), ma anche per decidere una privazione della libertà a scopo d’assistenza. Non spetta alla Camera civile di appello verificare se i due istituti sociali per minorenni citati dianzi siano “stabilimenti” e se, in caso affermativo, la misura provvisionale emanata nel quadro dell’art. 310 CC a protezione dei figli sia stata seguita da una tempestiva e regolare privazione della libertà personale a scopo d’assistenza giusta l’art. 314a CC. Nessuna delle due questioni è suscettibile di incidere sul risultato della sentenza odierna. Ai fini del presente giudizio basti ribadire che la misura provvisionale va esente da critiche. La protezione del figlio e la privazione della libertà a scopo d’assistenza rimangono per altro due procedure distinte, né l’una “assorbe” l’altra (BREITSCHMID, op. cit., n. 8 in fine ad art. 314/314a CC), già per il fatto che perseguono obiettivi diversi: la prima mira a sottrarre il figlio da una custodia parentale che mette a repentaglio il suo bene, la seconda a garantire una restrizione della libertà personale che non vada oltre l’indispensabile.

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